La visita alquanto silenziosa di Sergio Mattarella e Giorgia Meloni a Modena – poche, pochissime parole oltre quelle dette in privato ai feriti – mostra come dovrebbe comportarsi ogni istituzione davanti ai fatti di cronaca che fanno rumore e sconcertano l’opinione pubblica. Ma rivela anche una nuova e significativa divergenza nella maggioranza, perché sul fronte del sovranismo duro e puro (Matteo Salvini e Roberto Vannacci in testa) la musica è tutt’altra. Da quelle parti, ancora una volta, vince il crime show securitario, lo spettacolo a buon mercato dell’emergenza immigrazione e del pugno di ferro per tenerla a bada, dove la compassione e la vicinanza emotiva alle vittime sono sostituite dal rullo di tamburi che dice alla tribù: dàgli al mostro, anzi ai mostri, perché il peccato si estende all’intera comunità del responsabile, a chiunque ne condivida la condizione anagrafica, sociale, il colore della pelle.
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Una laurea in Economia, le cure psichiatriche: chi è Salim Elkoudri, l’uomo che ha travolto la folla a Modena
FRANCESCA DEL VECCHIO, THOMAS USAN
Avevamo già visto il lutto trasformarsi in speculazione. Avevamo già visto la speculazione trasformarsi in caccia all’uomo. Avevamo già visto – chi si ricorda Rogoredo e la legge sulla difesa sempre legittima? – la caccia all’uomo trasformarsi in richiesta d’impunità per il pistolero che lo ammazza. Ora vediamo un nuovo, potenziale salto nel buio, perché il folle atto omicida di Salim El Koudri, quando ancora non se ne sapeva nulla, era già raccontato come insorgenza terrorista, odio, strage per mano di un islamico radicalizzato, bandiera per il «Serve la remigrazione!» gridato a gran voce dal mondo sovranista. E cioè benzina sul fuoco di un’Italia dove già agiscono branchi di giustizieri etnici come quello di Taranto, capaci di assassinare a coltellate senza motivo il povero bracciante Bakari Sako, in attesa dell’autobus per andare al lavoro.

Salim Elkoudri inseguito per le vie di Modena dopo lo schianto: le immagini della cattura

Nulla di quello che il crime show sovranista ha ipotizzato dopo la tragedia, nulla di quello che Matteo Salvini e Roberto Vannacci hanno fatto intendere per tutta la giornata di ieri, è risultato vero. A Modena non è entrato in azione il terrorismo o l’estremismo religioso, e non ha agito nemmeno la categoria degli immigrati perché El Koudri è italiano a tutti gli effetti, figlio di genitori marocchini in perfetta regola che lo hanno fatto studiare fino alla laurea. Modena era, è, un dramma della follia e del disagio psichico, uno dei tanti che i nostri servizi sanitari e sociali non riescono a intercettare e che colpiscono i giovani a prescindere dal passaporto e dal ceto. Il fatto che il ministro dell’Interno in persona, Matteo Piantedosi, con una pubblica dichiarazione, abbia stroncato ogni pista diversa dalla patologia psichiatrica ci dice che, forse, anche lui è preoccupato. Le parole squinternate della politica in tema di immigrati non sono più solo spettacolo. Provocano nel Paese brividi dagli effetti altamente allarmanti, come dimostra l’aggressione a una troupe Rai all’esterno dell’ospedale di Bologna dove sono ricoverati alcuni dei feriti.

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Viene da chiedersi se l’insistenza con cui la Lega ha tenuto il punto, chiedendo a Strasburgo un dibattito «sugli attacchi terroristici di Modena» e rivendicando che «avere problemi psichiatrici non esclude il movente terroristico», sia solo riflesso pavloviano. La sensazione è che, per la prima volta, si sia aperta nella maggioranza una vera faglia sul come gestire il crime show legato all’immigrazione. L’intervento di Piantedosi, la sobrietà di Meloni, le aperte critiche a Salvini di Antonio Tajani, ci dicono che una parte della maggioranza forse ha capito che amplificare sentimenti estremi contro «gli stranieri» o i nuovi italiani non rappresenta più un vantaggio sotto il profilo del consenso. Loro è il governo, loro la gestione dell’ordine pubblico, loro sarebbero le responsabilità di una escalation di violenze a sfondo etnico. L’altra parte non la pensa così, dall’escalation non è per niente preoccupata, né teme di delegittimare le parole e l’azione del Viminale. Sappiamo tutti che Salvini considera quel posto suo, sparare sul quartier generale è un modo come un altro per provare a riprenderselo.
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Così, nella bufera di un dibattito politico altamente divisivo, si perde anche il senso di ciò che abbiamo davvero visto a Modena. Uno squilibrato che falcia con l’auto la folla sul marciapiede e poi scende coltello in pugno per continuare la strage. Un gruppo di cittadini coraggiosi che lo insegue e lo blocca. Tra loro, due italiani e due egiziani: colore, passaporto, storie diverse, e però lo stesso animo nel farsi avanti per salvare dei perfetti sconosciuti. È una storia che parla di generosità e istinto solidale davanti a un pericolo improvviso, di integrazione possibile, necessaria, già avvenuta, nonostante chi continua a dichiararla irrealizzabile.
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