Il gianduiotto conteso: gli artigiani piemontesi all’attacco della multinazionale Lindt

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C’è una storia che parte dal quartiere San Donato della Torino del 1826, attraversa quasi due secoli di industria dolciaria, passa per l’acquisizione di Caffarel da parte della multinazionale svizzera Lindt & Sprüngli e arriva oggi nelle aule della giustizia amministrativa. Al centro della disputa c’è il Gianduiotto, uno dei simboli più riconoscibili della tradizione piemontese, e la battaglia per ottenere l’Indicazione geografica protetta.

Perché il ricorso presentato da Lindt & Sprüngli

L’ultimo capitolo dello scontro è il ricorso presentato da Lindt & Sprüngli contro il percorso che dovrebbe portare al riconoscimento dell’Igp “Giandujotto di Torino”. Una mossa che ha provocato la dura reazione di Confartigianato Imprese Piemonte e di Cna Piemonte. «Lindt dimostra mancanza di rispetto verso le sue stesse radici», attacca il presidente di Confartigianato Piemonte Giorgio Felici, ricordando come sia stato Paolo Caffarel a fondare uno dei marchi più celebri della storia del cioccolato torinese. Per Giovanni Genovesi, presidente di Cna Piemonte, «nessuno mette in discussione il ruolo delle grandi imprese nella diffusione del prodotto, ma il valore del Gianduiotto nasce molto prima e va molto oltre qualsiasi singolo marchio». Le due associazioni difendono il percorso verso l’Igp come strumento di tutela di una tradizione produttiva collettiva e non come un vantaggio per una singola azienda.

La storia comincia nel 1928

La vicenda affonda le radici nella storia stessa di Caffarel. Il marchio, che quest’anno festeggia i duecento anni dalla fondazione, nacque a Torino nel 1826 nel primo stabilimento Caffarel in via Carena angolo via Avet. Fu proprio l’azienda piemontese a rendere celebre il Gianduiotto, nato dall’intuizione di mescolare al cacao le nocciole piemontesi tostate in un periodo in cui la materia prima era difficile da reperire. Nel tempo quel cioccolatino è diventato uno dei simboli dell’identità dolciaria torinese e piemontese.

Dal 1998 Caffarel appartiene però a Lindt & Sprüngli, che oggi ne controlla il 100%. La produzione continua nello storico stabilimento di Luserna San Giovanni, in provincia di Torino, mentre il gruppo svizzero mantiene anche una presenza industriale a Induno Olona, nel Varesotto.

La guerra davanti al Tar

Lo scorso 23 marzo il Ministero dell’Agricoltura aveva chiuso la fase nazionale delle opposizioni al disciplinare del Giandujotto di Torino Igp e disposto la trasmissione del fascicolo alla Commissione europea per l’esame definitivo. Un passaggio cruciale per il Comitato Giandujotto di Torino, che riunisce oltre quaranta imprese piemontesi del settore.

Lindt & Sprüngli ha però deciso di impugnare il provvedimento davanti al Tar del Lazio. Secondo la multinazionale, la futura denominazione protetta potrebbe entrare in conflitto con il marchio registrato «Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino». Argomentazioni che il Ministero aveva già esaminato e respinto durante la fase amministrativa.

Le ragioni della Caffarel

Caffarel, e quindi la capogruppo, ribadisce di non essere contraria al riconoscimento dell’Igp e sostiene che il ricorso non abbia l’obiettivo di rallentare il procedimento. L’azienda spiega di voler soltanto ottenere una tutela piena e stabile del proprio marchio storico, registrato nel 1972 e successivamente rinnovato.

Per il fronte favorevole all’Igp, però, il ricorso rischia di compromettere un percorso atteso da anni. Oltre a Confartigianato e Cna, anche Coldiretti Torino ha parlato di un attacco al sistema delle piccole produzioni del territorio. Le associazioni chiedono ora alla Regione Piemonte di aprire un tavolo di confronto con l’azienda per cercare di evitare che la partita si trasformi in un nuovo stop sulla strada che porta a Bruxelles

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