Chissà se il nuovo San Siro regalerà queste emozioni nel derby, ma il conto alla rovescia per l’addio è iniziato con una partita piena di gol, spettacolo e magie. Sublimata dalla lezione di calcio offerta dal Milan di Amorim, capace di surclassare un’irriconoscibile Inter nella partita che poteva aprire la crisi del progetto Amorim e invece segna il rilancio (non solo in classifica: ora sono 4 i punti di distanza) grazie ai colpi di classe di Diego Moreira. Che evidentemente porta nel nome qualcosa di “maradonesco” e nel numero 22 qualcosa di Kakà, presente ieri sera per celebrare l’ingresso nella hall of fame rossonera (occhi belli lucidi per il brasiliano), con due assist al bacio e il gol su punizione pennellata che hanno fatto la differenza. È stato il diavoletto belga il peggior incubo dei nerazzurri in questa notte di Halloween che difficilmente Chivu scorderà. La prima sconfitta in campionato della sua squadra è una debacle a livello di agonismo, prestazione e anima: il tecnico interista ci ha messo del suo varando una formazione tanto inedita (una sola punta, Thuram) quanto slegata (nonostante l’affollamento a centrocampo) ed è caduto nella trappola milanista. Il derby si conferma così una maledizione per i nerazzurri, che non lo vincono da otto partite e quasi mille giorni (22 aprile 2024: la notte della seconda stella), ma il 3-1 di ieri sera è una mazzata perché offre l’assist alla Lazio di prendersi la vetta della Serie A in solitaria e ora la Roma è a un solo punto dall’Inter.
Era difficile da prevedere questa partita a senso unico dopo il filotto dei nerazzurri (23 punti in 25 partite con quattro vittorie consecutive) e la prima sconfitta in campionato dei milanisti (4-2 del Bologna nel turno infrasettimanale). Ed invece in tre giorni è cambiato tutto per demeriti dell’Inter, snaturatasi in questa specie di 5-4-1 prudente, e per i meriti dei rossoneri che hanno attaccato subito a testa bassa. Il 3-4-2-1 rossonero sembra un gioco di specchi con lo schieramento nerazzurro, ma Pulisic e Rabiot sulla trequarti danno pieno sostegno a Ramos (a differenza di Diouf e Sucic) e poi c’è Moreira a spostare gli equilibri sulla fascia destra. Il belga al 4’ manda in gol il solitario Pulisic (gran colpo di testa per festeggiare il rinnovo) e sei minuti dopo innesca Rabiot da corner. Sul 2-0 lampo i nerazzurri provano a reagire, alzando il baricentro e provandoci sui calci piazzati: così arriva il gol di testa di Bastoni (corner di Calhanoglu e sponda di Akanji), ma poi Maignan alza il muro (clamorosa la respinta al 34’ sul tiro ravvicinato di Spence) e il sogno di un’altra rimonta si infrange sul capolavoro di Moreira. Al 43’ si inventa una punizione perfetta (sciocco fallo di Barella su Musah al limite) che Martinez legge in ritardo: è l’apoteosi per il Milan che in un derby di campionato non segnava tre reti nel primo tempo dal 27 marzo 1960.

La musica non cambia nella ripresa, dove i rossoneri controllano senza problemi anche per la scelta di Amorim di non toccare lo schieramento con i primi cambi solo all’83’. Anche Chivu ritarda le modifiche, tentando il tutto per tutto solo nel finale con gli ingressi di Bonny ed Esposito (ma mettere prima un’altra punta?) e non può neanche recriminare per il Var che al 75’ cancella il rigore inesistente per fallo di mano di Gila. Finisce con i rossoneri in trionfo in questo derby che poteva profumare di nostalgia tra il 100° compleanno di San Siro, ma anche il primo senza due leggende come Baresi e Mazzola, ed invece è stato un antipasto di futuro con un calcio giocato ad altissima intensità e quattro gol a regalare spettacolo.
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