ROMA. “Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria”. Così il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa sul caso Minetti.
“Abbiamo ricevuto dal ministero un’autorizzazione ampia a svolgere tutti gli accertamenti a 360 gradi. Andremo ad indagare i dati che prima non emergevano e li andremo a sviscerare con tutti gli strumenti a disposizione”. Così all’ANSA il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa, sul caso Minetti. Riguardo al precedente mandato del ministero della Giustizia per le verifiche, avvenute nelle scorse settimane, Brusa ha spiegato: “il ministero, come da prassi, ci ha fornito uno specchietto con tutti gli accertamenti che vanno svolti. Questa volta non abbiamo nessuno schema, abbiamo accertamenti liberi”.
Il caso riesplode
L’empasse sul caso della grazia per Nicole Minetti è durata meno di una giornata, anche se la vicenda sembra appena cominciata. Poche ore dopo la richiesta della Presidenza della Repubblica, il ministero della Giustizia aveva confermato che la procedura che ha portato al provvedimento di clemenza è state seguita in maniera corretta. Ma a Via Arenula sanno che non basta questo e così contestualenrte è stata firmata l’autorizzazione richiesta dalla Procura generale della Corte d’Appello di Milano per nuove verifiche sugli elementi che hanno portato a quella grazia. Ad alimentare dubbi, prima del Colle poi degli uffici di via Arenula, sono le ombre calate sull’adozione di un bambino uruguaiano dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano. Era stato proprio quell’accoglimento familiare, legato alle condizioni di salute precarie del piccolo, a portare quindi al procedimento in favore di Minetti, che però adesso appare di fatto sub judice. Nell’istanza di grazia si sostiene che già nel 2021 Minetti abbia portato il bambino di origini uruguaiane negli Usa per un delicato intervento chirurgico al Boston Children’s Hospital, dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova. Per tale ragione il bambino sarebbe stato operato negli Stati Uniti. L’istanza firmata dai legali di Minetti evidenzia che l’intervento a Boston non è stato risolutivo, tanto che all’ultimo controllo del 16 aprile 2025 sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni. Inoltre – sempre secondo il Fatto – il bimbo avrebbe una madre biologica in Uruguay per la quale le autorità locali avrebbero diramato recentemente un ordine di rintraccio a suo nome. Non solo una nuova madre. Minetti ha adottato il bambino assieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, erede della dinastia dell’Harry’s Bar che compare negli Epstein files. Nei file ci sono diverse mail tra i due e i suoi locali – stando a quanto hanno scritto in molti – venivano considerati “terreno di caccia” da Henry Weinstein. Di fronte a questa serie di informazioni giornalistiche, la Procura generale della Corte d’appello di Milano, dopo il via libera del ministero, apre una nuova pista all’estero per effettuare nuovi accertamenti a partire da Uruguay e Stati Uniti.
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