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Il Pil resiste ai venti di guerra, ma rischi in aumento. Banca d’Italia alza le stime allo 0,9%

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L’economia italiana resiste alle intemperie globali. La crescita si dimostra più solida del previsto, seppur minacciata dai venti di guerra. La Banca d’Italia certifica una congiuntura complessa e rimescola le carte in tavola con stime riviste al rialzo. “Il quadro previsivo rimane fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dai suoi effetti sui prezzi delle materie prime e sui prodotti raffinati”, scrivono gli esperti di Via Nazionale. Le ombre esogene si allungano a dismisura sui titoli di Stato, come ricordato dal governatore Fabio Panetta dagli Annual Meetings del Fondo monetario internazionale (Fmi) di Bangkok, e sugli scenari avversi sempre più concreti e pronti a colpire il sistema. Con la conseguenza che l’incognita geopolitica detta il ritmo della finanza pubblica.

Il Prodotto interno lordo avanza a ritmi superiori alle attese maturate la scorsa primavera. L’istituto centrale traccia una via di tenuta. «Rispetto alle proiezioni pubblicate in giugno, la crescita del prodotto è stata rivista al rialzo di 0,4 punti percentuali nel 2026 e di 0,3 nel 2027, e al ribasso di 0,1 punti percentuali nel 2028». Nel dettaglio, il Pil nazionale riporterà una variazione dello 0,9% in questo anno solare, dello 0,7% il prossimo e dello 0,8% nel 2028. Al netto della correzione per le giornate lavorative, l’aumento nei tre anni risulterebbe pari all’1,0%, allo 0,7% e allo 0,6%. La revisione positiva per l’anno in corso deriva da un impatto della crisi mediorientale meno marcato del previsto nei primi due trimestri, insieme a “un andamento favorevole degli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo”. Gli economisti scrivono a chiare lettere che “l’attività economica beneficerebbe di un andamento favorevole della domanda estera” in una fase di rilancio del commercio mondiale.

Il quadro interno appare tuttavia fragile e vulnerabile, in quanto “risentirebbe del rincaro dell’energia e dei maggiori costi di finanziamento, che frenerebbero la spesa delle famiglie e i piani di investimento delle imprese”. Palazzo Koch specifica inoltre che “le misure di spesa per la difesa e l’energia programmate dal Governo contribuirebbero a sostenere l’attività economica nel prossimo biennio”. Nel 2028 il beneficio pubblico verrebbe “più che compensato dagli effetti dei maggiori tassi di interesse”.

La certezza è che il cielo sopra l’Europa resta carico di incognite. Il documento fotografa il pericolo imminente. “L’incertezza su queste proiezioni è elevata, in particolare in connessione con l’evoluzione del conflitto mediorientale”. I tecnici elaborano scenari alternativi con toni cupi per delineare l’estensione dei rischi. In uno scenario severo, “che presuppone rincari particolarmente marcati delle materie prime, la crescita del Pil è inferiore a quella dello scenario di base per quasi 2 punti percentuali cumulativamente nel triennio di previsione”. L’impatto si abbatterebbe con vigore sui bilanci familiari. In questa simulazione “l’inflazione è più elevata per oltre 3 punti percentuali, concentrati soprattutto nel 2027”.

In uno scenario avverso, ma meno estremo, “gli effetti sull’attività economica e l’inflazione sarebbero qualitativamente analoghi, ma più contenuti”. L’attività subirebbe altri contraccolpi a causa di “correzioni dei mercati azionari internazionali connesse con un possibile rallentamento degli investimenti legati all’intelligenza artificiale”. In direzione opposta, uno scenario favorevole accompagnato da una discesa rapida dei listini energetici garantirebbe uno slancio aggiuntivo di 0,4 punti percentuali di Prodotto interno lordo.

Il contesto attuale vede però un fenomeno di marcata rilevanza. La tensione sale a ritmi vertiginosi sul mercato del debito sovrano mondiale. «I rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza sono saliti, risentendo degli accresciuti rischi inflazionistici, dei timori circa l’evoluzione dei conti pubblici in molte economie avanzate e della concorrenza derivante dalle ingenti emissioni obbligazionarie del settore tecnologico», osserva con precisione il Bollettino. Nell’area euro il Bund tedesco vola al 3,5% e in parallelo il differenziale del Btp italiano a dieci anni rispetto all’omologo della Germania “si colloca a 110 punti base” con un tasso in salita al 4,6%.

In questo quadro la Banca centrale europea (Bce) cerca di limitare le fiammate dei prezzi. Il Consiglio direttivo ha innalzato i tassi di riferimento di 25 punti base a settembre e ha spinto al 2,5% il tasso sui depositi presso la banca centrale, lasciando la porta aperta a nuovi rialzi. Francoforte giustifica la mossa restrittiva sottolineando un panorama critico in cui “il conflitto in Medio Oriente continui a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi a lungo su livelli ben al di sopra dell’obiettivo del 2%”. Via Nazionale rileva per le aziende “un incremento di circa 25 punti base” sul costo dei finanziamenti dall’avvio della crisi nel Golfo Persico. Le banche adottano un approccio cauto per fronteggiare i “maggiori rischi percepiti e la minore tolleranza al rischio”, limitando gli impieghi. In parallelo, si conferma che “il costo dei nuovi finanziamenti alle imprese è aumentato, mentre quello dei nuovi mutui alle famiglie non ha avuto variazioni significative”.

La corsa dei prezzi brucia i risparmi e distorce il ciclo produttivo. L’istituto avvisa che l’inflazione al consumo segnerà il 3,2% nella media del 2026, per poi scendere al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. “L’aumento dell’inflazione quest’anno è in larga misura riconducibile alle pressioni derivanti dai rincari dei beni energetici, che si esaurirebbero nel corso del prossimo anno”. Si evidenzia come “al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione si colloca intorno al 2% lungo tutto l’orizzonte di previsione”. E ne deriva che le famiglie alzano le barricate ed evitano le spese extra. I consumi rallentano “risentendo principalmente dell’erosione del reddito reale dovuta alla maggiore inflazione” e costringono le fabbriche a limitare le vendite.

La manifattura batte in ritirata sotto il peso dell’incertezza globale. “Nel secondo trimestre il valore aggiunto e il fatturato dell’industria sono diminuiti, a fronte dell’incremento, seppure modesto, della produzione industriale”. Questo sussulto produttivo deriva da un accumulo di scorte a scopo precauzionale per tutelarsi contro i blocchi nelle forniture. La bilancia dell’economia trova però sollievo nel terziario. “Il turismo è la principale voce delle esportazioni italiane di servizi” e si conferma un baluardo con un saldo positivo storico attorno all’1% del Pil. Il robusto avanzo di conto corrente della nazione si è in ogni caso sciolto a causa del forte “deterioramento della bilancia energetica”.

L’occupazione offre un quadro di tenuta in un contesto impervio. Si registra “un aumento della partecipazione al mercato del lavoro” capace di spingere in alto l’offerta e di alzare in parallelo il tasso di disoccupazione nazionale a ridosso del 6% in estate. Nelle buste paga si certifica una dinamica contenuta destinata a perdurare “anche nello scorcio dell’anno, in un contesto in cui pochi contratti collettivi sono in attesa di rinnovo”.

Il cantiere della spesa pubblica chiama Roma a manovre difficili per il rispetto della sostenibilità del debito generale a fronte di così tante incognite globali. Il governo ha ridisegnato le coordinate nel Documento programmatico e Banca d’Italia ha attestato che “l’indebitamento netto si ridurrebbe al 2,9% e nel 2026 e salirebbe al 3,4 nel 2027”. Il problema è che lo stock del debito continua a lievitare. Il passivo statale “aumenterebbe in entrambi gli anni fino a raggiungere il 138,5% del prodotto, per poi iniziare a scendere” in via definita solo nei bilanci futuri. Innegabile che i bilanci siano in ordine grazie al lavoro del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha pianificato il ricorso all’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, utilizzabile per interventi nei settori dell’energia e della difesa nel biennio 2027-28.

In mezzo a queste insidie, il Paese sta attraendo capitali freschi, complice la relativa stabilità governativa. Nel secondo trimestre il saldo registra la mole di quasi 80 miliardi di “acquisti di titoli di portafoglio italiani da parte degli operatori esteri”. Ma il tracciato per la tenuta di lungo periodo passerà dalle riforme strutturali e da una prudenza sui conti pubblici che non ammette deroghe.

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