Il pranzo con la mamma, l’affitto a Milano: le prime ore di Stasi fuori dal carcere

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Ha scelto di non scombussolare la sua routine Alberto Stasi. Come tutti i sabati, da più di anno a questa parte, il quarantaduenne ha pranzato con la madre Elisabetta Ligabò. Un pranzo semplice che deve aver avuto un sapore diverso dagli altri. Per tutti e due. Stasi aveva da poco varcato per l’ultima volta la porta del carcere di Bollate. Con la madre si è visto nell’appartamento preso in affitto nell’hinterland di Milano, dove andrà ad abitare. Ci aveva dormito già nella notte di venerdì per via di un permesso che prevedeva il rientro a Bollate domenica sera. Ci è dovuto tornare prima, con un cambio di programma improvviso.

Al suo fianco c’erano gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis con in mano l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Milano che ordinava «l’immediata scarcerazione del condannato se non detenuto per altra causa», dopo l’accoglimento della sua istanza alla misura alternativa dell’affidamento in prova. Se l’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi rispetterà le prescrizioni, in carcere non ci tornerà e finirà di espiare gli ultimi due anni della pena in libertà. A Bollate l’ex studente della Bocconi ha raccolto i suoi effetti personali in tre valigie. Ha poi sbrigato le pratiche amministrative con la direzione del penitenziario alle porte di Milano.

In mezzo, i saluti agli altri detenuti, gli agenti della Polizia penitenziaria e gli educatori. All’unico compagno con cui condivideva la cella ha lasciato un ventilatore e un frigorifero. Una prassi per i detenuti che lasciano il carcere. L’ingresso e l’uscita dalla struttura, da un accesso secondario, non è stata colta dalle decine di cronisti appostati all’esterno fin dalle prime ore di ieri. «È tornato a casa, non tornerà a vivere a Garlasco benché non abbia alcuna restrizione ad andarci e in generale per muoversi nella regione Lombardia», ha spiegato la legale Bocellari. Continuerà a lavorare nella società dove è impiegato come contabile in centro a Milano dal gennaio 2023, quando Stasi è stato ammesso al lavoro esterno.

Una parte dello stipendio che riceve ogni mese viene girata alla famiglia Poggi per risarcire il danno. «Il semilibero – si legge nell’ordinanza firmata dal presidente del tribunale di sorveglianza Marcello Bortolato e dal magistrato Paola Braggion – ha proseguito “senza sbavature” la misura alternativa concessagli, proseguendo con serenità l’espiazione della pena che ha dimostrato di aver accettato e che gli ha consentito un graduale reinserimento del tessuto sociale, fino a sfociare nella misura più ampia». I giudici hanno sottolineato l’ammissione al regime della semilibertà nell’aprile dell’anno scorso abbia garantito a una «maggiore autonomia nell’organizzazione della quotidianità» e gli «abbia permesso di trovare un alloggio idoneo e di costruire una rete amicale, sempre nel rispetto delle prescrizioni. Tale opportunità ha migliorato l’umore, tanto che Stasi è apparso più aperto e meno difeso nell’espressione della propria emotività, nonostante la sua innata tendenza al controllo e gestione del proprio mondo emotivo che, a tratti, ha rappresentato un ostacolo per il rischio di essere malinteso».

Valorizzato anche dal collegio il «profilo basso» mantenuto da Stasi dopo il clamore mediatico per la riapertura della nuova inchiesta nei confronti di Andrea Sempio, ritenuto dalla procura di Pavia l’autore della morte della ventiseienne la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco. Con i suoi legali ora il 42enne, che seppur abbia accettato la condanna si è sempre professato innocente, potrà concentrarsi sull’istanza di revisione della sentenza. «Verrà presentata quando la difesa sarà pronta – ha spiegato l’avvocata Bocellari -. È un lavoro lungo, tecnico e che richiede attenzione. Certamente ora siamo in grado di lavorare con più serenità perché Alberto Stasi è a tutti gli effetti un uomo che può riprendere in maniera normale la propria vita».


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