Il risarcimento alla persona offesa potrebbe essere la conclusione del processo a un insegnante delle Superiori, a giudizio per stalking. Ad accusarlo un’infermiera, già sua vicina di casa a Savigliano. Nella querela la donna ha raccontato di mesi di atteggiamenti persecutori, messaggi anonimi sotto la soglia, pedinamenti. E ancora, in tribunale: «Mi accusava di avercela con lui e di aver sparlato di lui con le mie colleghe». Ha anche aggiunto di averlo visto ripetutamente dietro la sua porta ad origliare e, una volta, a nascondere cracker sotto il suo zerbino. Alla fine l’infermiera ha lasciato quella casa. L’imputato ha respinto ogni addebito, parlando di «screzi» perché lei «non salutava». Le parti hanno raggiunto l’accordo risarcitorio, a cui dovrebbe seguire la remissione della querela.
L’episodio in classe: fu assolto per legittima difesa
Ma la particolarità della vicenda non è tutta qui. Il professore, infatti, era già finito in tribunale. Per aver morso sul braccio un alunno in classe. Ed era stato assolto per legittima difesa. «Ho agito con una reazione istintiva, quasi inconsapevole, di difesa, sono comunque molto dispiaciuto per quello che è accaduto», aveva raccontato l’insegnante, a fronte delle accuse di lesioni aggravate e abuso dei mezzi di correzione e disciplina nei confronti di uno studente. Era febbraio 2023, verso la fine di un’ora di lezione. La scena venne ripresa dal cellulare di uno dei compagni di scuola. Il giovane morsicato, sentito in udienza, disse che il prof con quel gesto voleva impedirgli di andare in bagno.
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