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Il secondo tradimento di Trump all’Ucraina, il capo dell’Fbi Kash Patel a Mosca e Pietroburgo

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«Perché il Direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) si sta recando in visita presso una potenza straniera ostile che ha commesso crimini di guerra, condotto operazioni di influenza contro le elezioni statunitensi, sferrato attacchi informatici malevoli contro le nostre infrastrutture critiche e aiutato i nostri avversari a prendere di mira e uccidere soldati americani?»

Chi scrive, chiedendo che il direttore del FBI, un trumpiano di stretta osservanza Maga, Kash Patel, annulli l’imminente viaggio a Mosca, sono due dei membri tra i più importanti dei Dem americani, Jim Himes, il democratico di rango più alto nella commissione Intelligence della Camera, e Jamie Raskin, il più alto in rango alla commissione Giustizia. Il viaggio d Patel arriva proprio nel momento in cui Donald Trump sigla il contestato accordo sul diesel con Vladimir Putin, in cambio di un po’ di respiro (forse) nella campagna elettorale di midterm, e sullo sfondo di indiscrezioni sempre più inquietanti su affari che il clan-Trump, attraverso il genero Jared Kusher, avrebbe iniziato a discutere con Putin a Mosca. Tra questi, la cessione degli asset esteri di Lukoil a una cordata vicina a Kushner e Witkoff. Che Patel vada a Mosca proprio ora – il viaggio, mai annunciato ufficialmente, è in programma domani e giovedì, prima nella capitale russa poi a San Pietroburgo – inquieta. Non si sa chi Patel vedrà. Non si sa da chi sarà tecnicamente ospitato e chi si occuperà della logistica russa (presumibilmente l’FSB, il servizio segreto interno russo successore del KGB). Non si sa quale sia l’agenda di incontri a Mosca o Pietroburgo. Non si sa quale sia esattamente l’argomento dei colloqui in Russia. Ma la lettera che vi stiamo per raccontare pare convinta anche di qualcosa che finora era stato solo speculativo: ossia che Patel sta già costruendo una collaborazione inedita con i tradizionali avversari degli Stati Uniti, Cina, e ora Russia.

«Queste partnership – si legge nel documento, che è datato 5 ottobre e è indirizzato su carta del Congresso direttamente a “The Honorable Kashyap Patel” – hanno incluso scambi di personale e la condivisione di informazioni di intelligence, nonostante il fatto che funzionari russi e cinesi sfrutteranno tale accesso per compiere attività di spionaggio ai nostri danni, infiltrarsi nelle strutture governative statunitensi e persino prendere di mira dissidenti residenti negli Stati Uniti. Ignorando tali preoccupazioni, a quanto si apprende avete già concesso a funzionari cinesi un accesso senza precedenti alla comunità di intelligence americana, al personale diplomatico e alle strutture e agli appaltatori del governo statunitense. L’imminente missione in Russia sembra prefigurare scambi analoghi con il Cremlino». Ovviamente il democratico più alto in rango nella Intelligence della Camera è bene a conoscenza dei timori diffusi in ampia parte del Bureau stesso, e della Cia. E di diversi report che sono piovuti nelle stanze della Commissione, che però mai come oggi erano echeggiano in un documento ufficiale così in chiaro, e senza giri di fronzoli.

Mentre il capo dell’FBI vola a Mosca e Trump si accorda con Putin togliendogli le sanzioni sul diesel, «la Russia continua a condurre operazioni di spionaggio, attacchi informatici e attività di influenza maligna ai danni degli Stati Uniti e dei nostri alleati. Il Dipartimento di Giustizia ha recentemente reso noto che l’FBI ha sventato un complotto per un omicidio su commissione ai danni di un noto dissidente russo a Washington, orchestrato dai servizi di intelligence russi. Inoltre, la Russia ha fornito all’Iran informazioni di intelligence per contribuire a perfezionare gli attacchi aerei della Repubblica Islamica contro le truppe americane in Medio Oriente e è stata accusata di organizzare attacchi a infrastrutture in tutta Europa al fine di mettere alla prova la determinazione della NATO». In qualità di direttore dell’FBI, si legge, «lei è in possesso di informazioni di grande valore per gli avversari dell’America. Purtroppo, la sua affinità con il governo russo non ispira fiducia nella sua capacità di tutelare efficacemente tali segreti». La lettera ricorda anche che Patel «ha ricevuto un compenso di 25.000 dollari per la partecipazione a “All the President’s Men: The Conspiracy Against Trump”, un documentario realizzato da un noto alleato del Cremlino che ha agito come sostenitore retribuito della violenza e dello spionaggio russi all’estero».

Si teme poi che Patel possa ricevere kompromat russo sui Dem. Se proprio il viaggio si farà, si chiede a Patel di presentarsi a un briefing a porte chiuse con le commissioni del Congresso, in cui Patel riveli itinerario completo del viaggio in Russia, identità di tutte le persone che prevede di incontrare in Russia, gli argomenti di discussione previsti e l’ordine del giorno degli incontri, una descrizione dettagliata di eventuali attività sociali, l’indicazione precisa dei propri spostamenti nei momenti di tempo libero. E, in cauda venenum, l’identità di tutte le persone che accompagneranno nel viaggio in Russia, «inclusi eventuali privati cittadini o membri della famiglia del Presidente Trump». Nell’intelligence c’è il timore che dietro il viaggio ci siano anche gli affari di Kushner e della “dollar’s diplomacy”.

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