Gli scarafaggi ce l’hanno anche con Donald Trump. L’India continua a essere scossa dalle proteste. E il malcontento interno mette nel mirino la strategia di Narendra Modi di rafforzare il partenariato con gli Stati Uniti. Migliaia di agricoltori del Punjab hanno marciato verso Nuova Delhi per protestare contro quello che definiscono un accordo commerciale “segreto” con Washington, mentre il movimento giovanile degli “scarafaggi” continua ad allargare la propria mobilitazione contro il governo. Due proteste nate da motivazioni differenti, ma che stanno convergendo nel mettere sotto pressione il premier indiano proprio nel momento in cui la Casa Bianca punta a rafforzare l’influenza americana sull’economia di Nuova Delhi.
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Al centro delle proteste agricole c’è la convinzione che il governo stia negoziando un accordo segreto con gli Stati Uniti, che aprirebbe il mercato indiano a prodotti agricoli americani molto più competitivi, come olio di soia, cereali destinati ai mangimi e latticini. Per gli agricoltori indiani si tratta di una prospettiva potenzialmente devastante. L’agricoltura continua infatti a rappresentare il principale sostentamento di centinaia di milioni di persone e costituisce una rete di sicurezza economica in un Paese che, pur crescendo rapidamente, non è ancora riuscito a creare sufficienti posti di lavoro nell’industria e nei servizi.
La partita di Washington
Dal punto di vista americano, la partita ha una valenza strategica. Dopo il drastico ridimensionamento delle esportazioni agricole verso la Cina provocato dalla guerra commerciale, Washington è alla ricerca di nuovi grandi mercati in grado di assorbire la produzione statunitense. L’India, con il suo enorme bacino di consumatori, rappresenta un obiettivo naturale. L’amministrazione Trump sta quindi cercando di ottenere un accesso molto più ampio al mercato agricolo indiano, considerato uno dei più protetti al mondo.
Nel frattempo, il Senato americano sta discutendo una proposta di legge che introdurrebbe dazi fino al 100% contro i Paesi che continuano ad acquistare petrolio russo. Una misura che colpirebbe direttamente l’India, oggi uno dei principali importatori di greggio proveniente da Mosca. Per Nuova Delhi il problema è duplice: da una parte mantenere prezzi energetici sostenibili grazie alle forniture russe, dall’altra preservare il rapporto privilegiato costruito negli ultimi anni con Washington. Si tratta di un equilibrio sempre più difficile.
Modi alle strette
Il risultato è che Modi rischia di trovarsi stretto tra le richieste americane e il crescente malcontento interno. Se le pressioni sul commercio e sull’energia dovessero aumentare parallelamente all’espansione delle proteste, non è escluso che il governo indiano sia costretto a riconsiderare almeno in parte il proprio allineamento strategico con gli Stati Uniti.
Ad alimentare la pressione sul governo non sono però soltanto gli agricoltori. Da settimane l’India è attraversata anche dalla mobilitazione dei cosiddetti “scarafaggi”. Il movimento nasce da una crisi apparentemente circoscritta: le ripetute fughe di notizie sugli esami di ammissione alle facoltà di medicina e ai concorsi pubblici, strumenti fondamentali per milioni di giovani che vedono nel posto statale una delle poche possibilità di stabilità economica. La scintilla è arrivata quando il giudice della Corte Suprema Surya Kant, durante un’udienza, ha paragonato alcuni giovani disoccupati a “scarafaggi“. L’offesa è stata rapidamente trasformata in simbolo di resistenza. Lo studente della Boston University Abhijeet Dipke ha lanciato online il “Cockroach People’s Party”, trasformando quella definizione in un’identità collettiva.
La nascita del movimento
Nel giro di pochi giorni il simbolo dello scarafaggio è diventato virale sui social network. Meme, video satirici e campagne digitali hanno raccolto milioni di adesioni, prima di trasformarsi in manifestazioni di piazza che hanno coinvolto università e grandi città. Le richieste iniziali erano limitate alla riforma del sistema degli esami, alle dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan e a risarcimenti per le famiglie degli studenti suicidatisi dopo gli scandali legati alle prove truccate. Ben presto, la protesta ha assunto una dimensione molto più ampia.
Le manifestazioni hanno progressivamente inglobato il malcontento di una generazione che denuncia disoccupazione, scarse prospettive economiche, perdita di fiducia nelle istituzioni, nella magistratura, nel sistema educativo e nei media. La loro forza risiede soprattutto nell’assenza di una struttura partitica tradizionale. Le mobilitazioni vengono organizzate quasi esclusivamente attraverso i social network, con volontari che finanziano autonomamente i propri spostamenti e il materiale necessario alle proteste.
La risposta del governo
Il sostegno ricevuto da figure pubbliche come l’attivista Sonam Wangchuk e, successivamente, dal leader dell’opposizione Rahul Gandhi ha contribuito a trasformare il movimento in un caso politico nazionale. La risposta del governo è passata dal rifiuto del dialogo alla repressione, con l’utilizzo di lacrimogeni e manganelli durante le manifestazioni dirette verso il Parlamento. Solo dopo l’aumento della pressione mediatica alcuni rappresentanti governativi hanno avviato un confronto con gli organizzatori, senza sin qui raggiungere risultati concreti.
La contemporanea mobilitazione degli agricoltori e degli Scarafaggi rischia quindi di creare una saldatura tra due mondi sociali normalmente distinti: quello rurale e quello urbano, quello delle campagne e quello dei giovani istruiti. Una sfida dalla portata inedita per il governo di Modi.
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