Insulti a Roccella, così svanisce l’ultimo barlume di umanità

0
1

Commenti ignobili e disumani, ha detto giustamente la presidente del Consiglio. Una donna, moglie da cinquant’anni, attende le ricerche del marito disperso nel lago di Vico – ricerche di cui non è difficile immaginare il dolorosissimo esito, dopo così tante ore. Si dà il caso che la moglie e donna in questione sia un ministro della nostra Repubblica, esponente politico dalle idee, com’è ovvio che sia, non condivise da tutti (siamo in democrazia, il dissenso esiste e si esprime). Si dà il caso che di fronte a questa tragedia terribile i soliti leoni da tastiera non trovino nulla di meglio da fare che coprire di insulti gratuiti questa donna e inveire contro tutto il sistema (non si sa bene quale) per la doverosa mobilitazione nelle ricerche di quest’uomo. Cioè, ad essere chiari, del corpo di quest’uomo che forse si è tuffato forse è caduto, fatto sta che non è più riemerso.

Di fronte a un dramma come questo in cui oltre alla coscienza della perdita ci sarà anche la disperata trepidazione dell’attesa, un’incertezza che è anche, purtroppo, una certezza, parte la raffica di insulti social: “convivere con quella troglodita razzista e omofoba non sarà stato facile”, “fuga volontaria?”, “pora stella, poteva tuffarsi anche lei a cercarlo…” e via di questo tenore. Una serie letteralmente inenarrabile di insulti e offese con uno slancio osceno – non c’è altra parola per definirlo, nel senso che dovrebbe stare fuori da ogni scena e invece sta qui, sotto gli occhi di tutti. Anche di Eugenia Roccella, che aspetta il corpo di suo marito.

Che dire, se non vergognarsi per interposta persona? Che dire, se non mettersi le mani nei capelli e rassegnarsi, o forse no, all’evidenza che ogni limite è ormai superato e speriamo di essere in tempo per tornare un poco, anche solo un poco indietro.

Pensare che basterebbe così poco per fermarsi. Basterebbe così poco per distinguere il dissenso e financo il disprezzo politico dalla compassione: capacità umana millenaria, tradita miliardi di volte ma pure sempre tale e viva dentro di noi, a saperla cercare ed estrarre dal fondo della nostra coscienza e della matassa dei nostri sentimenti. La capacità, molto semplicemente, di mettersi nei panni degli altri. Di provare a capire, e prima ancora a sentire, quello che sta provando in queste ore una donna che aspetta il corpo del marito, precipitato chissà dove in fondo al lago.Per fermarsi prima di inveire (o, peggio ancora, sputare fuori la battuta sarcastica), basterebbe tornare a quel nostro Dna che non è fatto soltanto di aminoacidi ma anche di gioie, dolori e vicinanza agli altri esseri umani. Basterebbe, anzi sarebbe bastato ma non c’è stato, un barlume di questa nostra umana sostanza per precipitare insieme a lei, a Eugenia Roccella, nell’abisso di sgomento e disperazione di cui è fatto tutto il suo mondo in queste ore. E invece niente, i leoni da tastiera non si sono fermati neanche di fronte a questo, anzi hanno colto l’occasione per vomitare parole. Per superare ogni limite ma forse, ancor prima, per sigillare dentro se stessi quella natura umana capace di condividere in cui dobbiamo continuare a credere, nonostante un obbrobrio del genere.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it