Italiani bocciati sull’Odissea: per la metà l’ha scritta Virgilio. Nessuno sa chi sono le Sirene

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Italiani bocciati in Odissea. E dire che l’abbiamo, o almeno dovremmo, averla studiata tutti quanti. Sulla scia del successo della pellicola l’”Odissea”, sceneggiata, diretta e co-prodotta da Christopher Nolan – e con le star Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya e Charlize Theron – riaffiorano ricordi sbiadite e spesso anche molto confusi.

Secondo l’indagine nazionale condotta dal media digitale Libreriamo e realizzata con la metodologia Web Opinion Analysis analizzando circa 1.500 conversazioni pubblicate su social network, forum, blog e community online, oltre 7 italiani su 10 falliscono nel ricostruire con precisione i capolavori omerici, lasciandosi andare a sviste, supposizioni imbarazzanti e convinzioni fantasiose.

Le lacune più gravi si registrano nel campo della paternità dell’opera e dello sviluppo temporale della trama. La narrazione del celeberrimo Cavallo di Troia per il 76% viene erroneamente collocata nel cuore pulsante dell’Iliade o dell’Odissea, ignorando che l’inganno ligneo viene solo accennato da Omero e raccontato in dettaglio nell’Eneide. Non va meglio per la paternità autoriale: il 52% degli intervistati attribuisce l’Odissea direttamente a Virgilio, confondendo secoli di storia e tradizioni poetiche differenti. Un altro abbaglio riguarda il viaggio di Ulisse: per oltre 7 italiani su 10 (72%) l’eroe itacese avrebbe trascorso vent’anni in mare a combattere mostri, ignorando i 10 anni di guerra a Troia e, soprattutto, gli 8 anni passati praticamente fermo sulle isole di Calipso e Circe. In merito alle motivazioni del protagonista, il 79% è convinto che Ulisse viaggiasse per la curiosità di scoprire nuovi mondi (falso mito derivato da Dante), anziché per il disperato bisogno di tornare a casa dalla moglie.

Il 91% degli italiani confonde le omeriche Sirene, mostruose creature metà donna e metà uccello, con la fiabesca sirenetta metà donna e metà pesce, scambiando un antico mito greco con l’immaginario fiabesco medievale e disneyano. Penelope diventa per il 64% degli italiani «un’abile casalinga intenta a sferruzzare con i ferri da maglia» una tecnica inesistente nell’antica Grecia) anziché a tessere al telaio. Scilla e Cariddi, i due mostri marini dello Stretto di Messina, si trasformano magicamente per il 63% del campione in due isole rocciose o, in alternativa, in due maghe rivali. In molti sottovalutano il ruolo di Telemaco all’interno della trama dell’Odissea, identificandolo come un bambino indifeso per tutta la durata della storia (71%). Telemaco è un ventenne che non solo intraprende un viaggio coraggioso da solo (a Pilo e Sparta) per cercare notizie del padre, ma al ritorno di Ulisse combatte fianco a fianco con lui nel palazzo contro i Proci. Infine, l’inganno di “Nessuno” attuato ai danni di Polifemo viene considerato il momento del trionfo assoluto e definitivo di Ulisse dal 58% degli italiani, dimenticando che un secondo dopo l’eroe urla incautamente il suo vero nome, condannandosi all’ira di Poseidone.

«In Italia abbiamo la fortuna di avere radici scolastiche e culturali profondamente legate all’epica classica, ma per assurdo siamo i primi a non ricordare a sufficienza i nostri testi fondativi – commenta Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – Basta guardare i dati: il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop. La classicità non è solo polvere da biblioteca, ma un luogo identitario che ha forgiato il nostro modo di raccontare le storie».

«Per salvaguardare questo patrimonio occorre prima di tutto leggerlo per davvero – conclude Trovato -. La drammatica percentuale di risposte errate dimostra che abbiamo un urgente bisogno di riavvicinare i cittadini alla lettura dei grandi classici, stimolando la memoria attiva e sconfiggendo la pigrizia intellettuale che ci porta a confondere il viaggio di Ulisse raccontato da Dante con quello originale di Omero. Occorrerebbe riprendere in mano i testi senza preconcetti, un’abitudine che le scuole dovrebbero rinnovare per creare una “confidenza narrativa” permanente con i capolavori assoluti. Un modo per favorire una maggiore consapevolezza comune legata all’immenso patrimonio letterario che fonda la nostra civiltà».

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