«Questa è la nostra tradizione. Non è mica una novità. Ogni anno ci sono cene in diverse zone d’Italia, dalle Alpi alla Sicilia per ricordare il 28 ottobre». Roberto Jonghi Lavarini, oggi tra gli esponenti di Futuro Nazionale per Vannacci a Milano, rivendica le cene per celebrare la Marcia su Roma come quella organizzata in Lombardia. E ricorda gli appuntamenti degli anni del Msi, quando, racconta, partecipavano anche dirigenti poi arrivati ai vertici della destra italiana.
Partiamo da quella del 28 ottobre, a Milano. Chi c’era?
«Esponenti della destra milanese, amministratori locali di comuni dell’hinterland di Milano, esponenti di Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia. E anche un consigliere della Lega. Persone di diverse estrazioni sociali e rappresentanti politici locali. Una serata conviviale, con canti e brindisi».
il retroscena
Salvini prepara il rinnovamento nella Lega. Gli alleati lo frenano sugli aiuti all’Ucraina
FEDERICO CAPURSO, FRANCESCA DEL VECCHIO
Non vuole fare nomi?
«Non farebbero notizia perché non sono persone note».
Che senso ha ritrovarsi per celebrare una data che per la storia italiana ricorda l’inizio di una dittatura?
«Per la destra sociale è una tradizione che viene dal MSI e che si è tramandata negli anni. È un modo per ricordare le nostre radici storiche e culturali. La marcia fu un movimento popolare non violento».
Ma segnò la fine dello Stato liberale.
«Noi la ricordiamo attraverso la nostra tradizione politica. È una ricorrenza che per noi mantiene un significato identitario. Non hanno certo un valore politico attualizzabile, ma ci ricordano i valori che fanno parte della nostra storia: la patria, il sacrificio».
Lei ha ricordato che a queste cene partecipavano anche dirigenti del MSI. Chi, in particolare?
«Negli anni hanno partecipato diversi esponenti, a partire dal presidente del Senato Ignazio La Russa e l’ex assessore regionale Riccardo De Corato. Ma anche l’eurodeputato FdI Carlo Fidanza. Anzi, lui l’ho conosciuto proprio a una cena del 28 ottobre, sarà stato il 93 o il 94. All’epoca, era rappresentante d’istituto in un liceo. Me lo presentò Luca Cassani (a capo del comitato che organizza ogni anno le celebrazioni in ricordo di Sergio Ramelli, ndr)».
La Russa e Fidanza non partecipano più?
«Non a quella che ho organizzato io a Milano. Ma non escludo che un brindisi, in contesti molto ristretti e privati, lo abbiano fatto anche loro».

Come sono cambiate queste riunioni nel tempo?
«Dopo l’Msi, Alleanza nazionale per non avere problemi non le organizzava più. Se ne facevano carico i dirigenti di partito ma in forma privata. Da allora, ogni anno queste cene sono frequentate da persone di età molto diverse che si rivedono nell’ideologia che c’era alla base della marcia del ‘22».
Un sentimento nostalgico a tutti gli effetti.
«Non è semplice nostalgia. Ma è significativo notare che in Italia si vendono più calendari di Mussolini che di Padre Pio. È un segnale dell’interesse che continua a esserci per quella figura storica e per quell’immaginario».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










