Volti più distesi e occhi di nuovo luminosi, alla Continassa, nel day after rispetto al successo contro il Napoli. Un 2-0 preziosissimo che ha ribaltato una situazione di contestazione accesa e frizioni con i tifosi, innanzitutto. E che ha puntellato un po’ la panchina, sin lì traballante, di Luciano Spalletti. Ma al netto dei due decisivi capolavori balistici di Alajbegovic e Boga, così come al di là di certe dichiarazioni trionfalistiche dei giocatori («Ci siamo compattati», «Abbiamo dimostrato cosa vuol dire lottare per la maglia», «Grazie al ritiro abbiamo cambiato mentalità»: i cori di Alajbegovic, Koopmeiners, Cabal, Boga) resta la consapevolezza, intima, del fatto che la situazione sia ancora piuttosto complicata. Idem la classifica. E la Juventus resta in emergenza. Luciano Spalletti lo ha detto chiaro e tondo, tra pretattica e pragmatismo. Oscillando tra gli alibi in ottica futura e la realtà del presente.
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Lui che sino a pochi giorni fa sosteneva ostinatamente che «non ce ne frega niente di quello che dicono gli altri, la Juve è sempre condannata a vincere», dopo la partita contro il Napoli si è ritrovato a sottolineare più volte un concetto diametralmente opposto. «Lo dico eh, siamo in 13. Tutti che strillano “Cambiaso non lo mettere”, ma non abbiamo altri. Alle scuderie va bene dire che alla Juve devi vincere il campionato mentre le altre devono andare in Champions. Le scuderie di gruppi. Se gli si leva pressione giocano tranquilli, gli altri. Per ciò che ci riguarda, in questo momento non si può competere in niente. E se non si riacquistano giocatori si sta in queste difficoltà. Non riesci a ricreare quella possibilità fisica, mentale, se non cambi quei calciatori e non hai possibilità di allenarti e fare grandi cose. Questo è meglio che lo si cominci a dire ai nostri otto milioni di tifosi».
Carnevali, fiducia e silenzi

La pressione si sente, insomma. E forse incide anche il fatto che sino ad ora, in questi giorni di indiscrezioni, riflessioni, contestazioni nessuno dei massimi dirigenti bianconeri se la sia sentita di dire pubblicamente che Luciano Spalletti sia saldamente al suo posto. Ci sta che il tecnico voglia mettere qualche puntino sulle “i” e ricapitolare la situazione infortunati: Grabara, Celik, Locatelli, Thuram, Sarr Conceiçao, Nico Gonzalez, Yildiz, Ekhator. Cui si aggiunge verosimilmente McKennie, alla prese con un affaticamento muscolare che verosimilmente gli farà saltare la sfida di giovedì sera in casa dell’Az Alkmaar. In casa Juventus si sta riflettendo sull’opportunità di inserire Zhegrova in lista Uefa al posto di Locatelli, che tanto resterà fuori ancora a lungo.
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