Il Gran premio del Qatar, in programma il prossimo fine settimana, si farà. La posizione del MotoGp Group è chiara, ma questo non significa che i piloti, come la maggior parte degli addetti ai lavori, vedano questa scelta di buon occhio. Ieri, a Sepang, i protagonisti della classe regina hanno avuto una riunione con Carmelo Ezpeleta – boss della società che detiene i diritti della MotoGp – e ha detto loro che l’instabilità in Medio Oriente non è un motivo sufficiente per cancellare la gara. Poche ore dopo, la faccia cupa di Marc Marquez, uno dei piloti più contrari alla decisione, valeva più di mille parole.
Si mordeva la lingua mentre si trincerava dietro a un «no comment», come ha fatto anche Bagnaia. «Abbiamo dei contratti da rispettare» ricordava invece Acosta. La preoccupazione non è diminuita dopo l’arrivo di una lettera da parte del ministero dello Sport del Qatar che garantisce un piano di evacuazione in caso di emergenza. Team e fornitori esterni stanno cercando di capire come organizzarsi per la trasferta, anche riducendo al minimo il personale necessario. C’è però chi sta pensando anche di non partecipare al Gran premio, come Yamaha.
Il costruttore giapponese sta svolgendo una valutazione interna per capire se ci siano le condizioni di sicurezza necessarie, se la risposta sarà negativa, non esclude di ritirarsi dalla tappa di Doha. In questi giorni Carlos Ezpeleta, vice Ceo del MotoGp Group, si è recato nell’Emirato e oggi dovrebbe arrivare in Malesia con più dettagli sulle misure previste. «Non stiamo lottando solo per noi piloti, ma per tutto il paddock. In questo momento, però, non abbiamo potere» ha spiegato Alex Marquez. Intanto si registrano le prime defezione fra i media televisivi: Sky non manderà inviati in Qatar, lo stesso faranno l’emittente francese Canal+ e quella inglese TNT.
I piloti tengono la bocca cucita dall’esito delle riunioni, l’impressione è che siano rassegnati. Per una volta si sono scoperti uniti, ma non è bastato. La prossima mossa, nell’inverno, sarà costituire un’associazione e avere una persona che li rappresenti. Intanto, aspettano. Nessuno domenica volerà in Qatar dopo la gara a Sepang. O andranno a casa o resteranno in Malesia aspettando l’ultimo minuto per imbarcarsi per Doha. È un altro segno di quanto il clima sia teso, anche se davanti alle telecamere i piloti sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco.
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