La piazza leghista a Milano urla “remigrazione”. Salvini: “Ue segua gli Usa sulle sanzioni a Mosca”

0
3

«Remigrazione non significa mandare a casa chiunque incontri per strada, ma che permesso di soggiorno e cittadinanza sono un atto di fiducia». Matteo Salvini sale sul palco della manifestazione “Senza paura” per ultimo. A precederlo esponenti dei Patrioti europei da Austria, Grecia, Paesi Bassi e Francia. Il segretario della Lega sul tema della remigrazione è tra quelli che mantiene i toni più contenuti. «Come per la patente a punti, anche il permesso di soggiorno a punti: dopo alcuni errori torni a casa tua», continua Salvini al microfono.

Prima di arrivare in piazza, i leghisti hanno inaugurato il corteo verso la Madonnina con il coro «Europa padrona, la Lega non perdona», storico slogan rivisitato per la giornata. Il corteo – circa 2000 partecipanti secondo la Digosentra in piazza alle 14.45 mentre le casse diffondono “Oh mia bella Madunina”. Il programma è fitto quanto breve. Entro le 17 deve essere tutto finito: alle 18, i bus che hanno portato i militanti da Liguria, Veneto e Piemonte ripartiranno e nessuno vuole la piazza si svuoti mentre Matteo Salvini concluderà la giornata. Il suo, dopo diversi interventi internazionali, è l’ultimo.

«Fuori tutti i clandestini», urlano dai megafoni mentre il trattore che guida il serpentone da Corso Venezia si fa largo tra le persone da via Mengoni.

Sul palco ci sono 14 bandiere, oltre a quella italiana, quelle austriaca, spagnola, francese, greca. Accanto uno striscione con la scritta «Basta con le follie di Bruxelles». Non c’è la bandiera azzurra dell’Unione europea. In piazza tante le bandiere venete, seguite da quelle piemontesi, alcune dalla Sicilia e dal Friuli Venezia Giulia. Sventolano anche quelle blu dei Patrioti europei.

«Il remigration è un’invenzione giornalistica», dice Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato prima della partenza del corteo da Porta Venezia. Lui ha provato fino all’ultimo a mantenere il focus della giornata sui temi che interessano alla gente: caro energia, bollette.

Quanto agli alleati che hanno preso le distanze, in particolare a Forza Italia che ha organizzato una contro manifestazione, il segretario della Lega Lombarda aggiunge: «Sarà una minima parte di Forza Italia che non ha compreso il motivo della nostra manifestazione. Alla luce di questo gran chiasso che è stato fatto, sulle invenzioni di un Remigration Summit, evidentemente una parte di loro ha creduto a questa bugia. Noi siamo per aiutare i popoli a casa loro».

Eppure, l’intervento d’apertura della manifestazione affidato al giornalista Mario Giordano rivendica la bontà della proposta di remigrazione. E rilancia la crociata contro l’Islam, citando le battaglie di Lepanto (1571) e Poitiers (732). In entrambi i casi si sono consumati scontri tra cristiani e musulmani. La piazza si accende quando Giordano cita un caso di cronaca che ha coinvolto un imam del bresciano: «Chi dice che una bambina può sposarsi è un pedofilo».

La battaglia all’Islam la riprenderà dal palco anche Matteo Salvini: «Vogliamo dare la precedenza a una immigrazione da Paesi vicini a noi per cultura e per valori. Il problema non e l’Islam, ma chi lo usa per cancellare secoli di storia di diritti e libertà conquistate». Il segretario della Lega nel suo intervento spazia dall’appello alla pace al caro energia. Oltre a rinnovare la richiesta di sospensione del Patto di stabilità, Salvini si rivolge ancora all’Europa per ottenere il blocco momentaneo delle sanzioni al petrolio russo. Ha ricordato che gli Stati Uniti lo hanno appena deciso e che lo stop durerà fino al 16 maggio: «I buoni rapporti tra Italia e Usa sono e rimangono fondamentali, a prescindere dalle vicende personali momentanee. Se lo fanno a Washington deve farlo anche Bruxelles, visto che non siamo in guerra contro la Russia». È evidente il riferimento alle tensioni degli scorsi giorni tra Giorgia Meloni e Donald Trump, ma Salvini sceglie di non nominare mai nessuno dei due. Cita però quello che definisce «grande uomo di pace» che «tutti gli uomini di governo» dovrebbero seguire: Papa Leone XIV, anche lui protagonista di uno scambio dai toni aspri con Trump. Salvini sceglie poi, sulla scia del discorso di Geert Wilders e in una piazza che si definisce «senza paura di non essere allineata», di ricordare anche Oriana Fallaci, che «come Charlie Kirk» è stata «patriota per la democrazia e la libertà».

Tornando sulla politica interna, Salvini sottolinea come dopo la sconfitta al referendum i leghisti si sentano «ancora più forti, uniti, determinati a lavorare insieme senza paura di accelerare sulle riforme che servono agli italiani».

Piazza Duomo, per un terzo occupata dal palco, non si riempie neanche dopo mezz’ora dall’inizio. Sul sagrato ci sono i turisti che si fanno selfie. Alcuni pensano che si tratti di un concerto.

Il capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale Alessandro Corbetta dice a margine del corteo: «Basta clandestini, basta insicurezza». In prima fila a guidare i manifestanti c’è la vicesegretaria Sardone, con indosso una maglietta con sopra una grande croce di San Giorgio: «Io non ho paura di usare la parola remigrazione», dice. Insieme a lei ci sono le eurodeputate Ceccardi e Anna Maria Cisint. Dietro gli amministratori leghisti: sindaci e assessori, tutti con indosso la fascia che recita «Padroni a casa nostra». La colonna sonora di avvicinamento al palco va da Raffaella Carrà, Pupo a «Romagna mia».

Oltre agli stranieri, l’altro bersaglio è l’Europa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «go home» le grida il popolo leghista che si accompagna con alcuni agricoltori contrari alle politiche Ue.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it