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La povertà in Piemonte cresce e diventa un male cronico: a metà mese i soldi sono già finiti

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Da una parte l’economia che corre, dall’altra le famiglie che arrancano. Il Nord Italia è sempre più un Giano bifronte, paradosso di un Paese in cui lavoro e benessere non procedono più di pari passo e in cui la crescita del Pil non corrisponde a un miglioramento del tenore di vita delle famiglie. Il focus sul Piemonte è ancora più impietoso se si tiene conto che qui il reddito medio è di 2.698 euro, inferiore a quello di Lombardia (3.080), Emilia-Romagna (2.920), Veneto (2.845), per non parlare del ricco Trentino dove si raggiungono i 3.320 euro. I dati sono dell’Osservatorio sulla fragilità finanziaria in Piemonte e mostrano come la regione sia in fondo alla classifica del Nord Italia. Il lavoro c’è ma un quarto dei piemontesi guadagna meno di 850 euro al mese: lavoratori poveri per famiglie povere. Anche l’indicatore del giorno medio di esaurimento delle disponibilità liquide sul conto corrente mostra una realtà in affanno: in Trentino si arriva fino al 19° giorno del mese, in Piemonte i soldi sono già finiti al 15° giorno, motivo per cui il 28% delle famiglie ricorre costantemente allo scoperto bancario. C’è chi sta peggio, e sono i torinesi, che esauriscono i soldi al 14° giorno e chi un po’ meglio, i residenti nelle province di Novara, Cuneo e Vco che arrivano fino al 17°-18°.

Quasi 30 mila assistiti nel 2025

Condizioni di disagio economico ed emarginazione sociale che crescono e tendono a cronicizzarsi, mettendo a dura prova anche le reti di sostegno più consolidate che ormai faticano a gestire e aiutare queste persone. È la fotografia impietosa scattata dall’ultimo rapporto della Caritas sulla povertà in Italia che dedica un focus a ogni regione. Nel 2025 le persone o famiglie prese in carico dalla Caritas, tra Piemonte e Valle d’Aosta, sono state 29.574, confermando un trend in costante aumento. Due anni prima erano 24.763, cresciuti nel 2024 a 27.750. Solo negli ultimi due anni, dunque, l’incremento è stato del 19%. Ma il fenomeno non riguarda soltanto il Piemonte e s’inserisce in una tendenza particolarmente evidente in tutte le regioni settentrionali. Basti pensare che le persone accompagnate dalla rete Caritas in Italia, tra il 2016 e il 2025, sono aumentate del 48%, con un incremento ancora più marcato al Nord dove la crescita ha raggiunto il 61,8%. Un andamento coerente con i dati Istat, secondo cui, nello stesso periodo, il numero delle famiglie in povertà assoluta è cresciuto complessivamente del 50%, con un aumento superiore al 90 nell’Italia settentrionale. Un esercito silenzioso fatto di emarginazione e disagio, in cui sei persone su dieci sono straniere.

Lavoro povero e povertà cronica

Tra loro, come detto, non c’è solo chi vive ai margini, senza un lavoro né un reddito ma anche chi un impiego ce l’ha. Solo il 53% degli assistiti, infatti, è disoccupato, mentre la restante parte ha un posto di lavoro: il 24,7% sperimenta condizioni di lavoro povero fatto di precarietà e paghe troppo basse per coprire le spese primarie. Un contesto che il carovita esploso negli ultimi mesi ha ulteriormente aggravato, mentre il disagio tende a cronicizzarsi. Basti pensare che oltre il 26% degli assistiti è in carico da più di cinque anni. Insomma, la povertà non è più una situazione momentanea ma tende a ereditarsi e a stabilizzarsi. Il numero medio di prestazioni fornite per singola persona (mense, empori solidali, pagamento bollette o affitti) è passato da circa 13 all’anno (2023) a oltre 18 nel 2025.

Il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, richiama la necessità di interventi che affrontino le diverse dimensioni del disagio: «Le povertà ci domandano politiche abitative più coraggiose, lavoro dignitoso, sostegni alle famiglie, contrasti alla povertà educativa, cura delle solitudini. Ma ci chiedono anche una coscienza comunitaria più vigile, capace di indignarsi davanti all’ingiustizia e non rassegnarsi all’idea che qualcuno debba restare ai margini».

La casa: 3500 sfratti in un anno

La casa resta una delle principali fonti di difficoltà. Circa una persona su tre fra quelle accompagnate dai servizi piemontesi ha problemi legati all’alloggio (morosità incolpevole, precarietà abitativa). Secondo i dati del Viminale, nel 2025 sono state registrate 7.340 richieste di sfratto, mentre i provvedimenti eseguiti sono stati 3.574, un dato che pone il Piemonte al terzo posto di questa speciale classifica, alle spalle di Lombardia ed Emilia. Le stime dell’Istat parlano di 3 mila persone senza una casa, che dormono per strada o in struttura. Di queste, oltre l’80% sono uomini e quasi il 70% di origine straniera. Oltre ai senza dimora strutturali (chi vive in strada), l’Osservatorio Caritas rileva che oltre il 22% delle persone richiedenti aiuto si trova in una condizione di grave rischio abitativo (sfratto esecutivo per morosità incolpevole, alloggi sovraffollati o senza servizi essenziali). Circa il 15,7% dei beneficiari – infine – presenta problemi di salute o ha rinunciato ad esami e cure mediche indispensabili perché non poteva pagarle.

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