Una richiesta di archiviazione dell’indagine del 2017 nei confronti di Andrea Sempio diversa da quella originale. E‘ quanto è stato scoperto dalla procura di Pavia all’interno di un fascicolo aperto nove anni fa dai carabinieri del Nucleo informativo di Pavia.
“Nonostante qualche evidente errore nelle annotazioni manoscritte (Stasi viene nominato Andrea Stasi, piuttosto che Alberto) – evidenzia il procuratore aggiunto Stefano Civardi nell’atto con le contestazioni a Sempio – le correzioni proposte sulla bozza del provvedimento, sembrano essere state recepite nel provvedimento definitivo di richiesta di archiviazione, che tuttavia, si ribadisce, non era agli atti del fascicolo P, sebbene detto fascicolo fosse stato impiantato a protocollo Arma successivamente alla richiesta di archiviazione originale e sebbene il Nucleo informativo non avesse titolo per disporre del provvedimento in bozza con correzioni. Si conosce ad oggi l’esito di eventuali accertamenti della Procura di Brescia sull’autore della scritta a mano”.
Nell’appunto si legge che “il presente procedimento”, ossia quello di dieci anni fa, “trae origine da un esposto a firma” della madre di Alberto Stasi, arrivato il 20 dicembre 2016 “alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura”, ossia Pavia. “In tale esposto – si legge – alla luce di talune investigazioni difensive affidate ad una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso” da Stasi “nella specie in Andrea Sempio”.
Da ciò che si capisce da alcuni atti depositati con la chiusura indagini, i pm pavesi a ottobre hanno dato delega ai carabinieri di cercare negli uffici del Nucleo informativo pavese se ci fossero documenti su Sempio, dopo aver scoperto che il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta sull’amico del fratello di Chiara era stata aperta da un giorno, Maurizio Pappalardo, all’epoca comandante del Nucleo e di recente condannato per corruzione e stalking nel caso “Clean 2”, avrebbe fotografato alcuni atti col telefono “dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto” Mario Venditti. E lo avrebbe fatto “dopo aver ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura da parte di Antonio Scoppetta”, maresciallo dei carabinieri a Pavia. Quelle foto, però, non sono state trovate al Nucleo informativo, dove invece gli investigatori hanno scoperto l’esistenza di “un fascicolo P (permanente)” su Sempio, aperto il 25 marzo 2017, qualche giorno dopo che l’inchiesta era già stata archiviata dal gip. Dentro quel fascicolo hanno trovato, oltre al decreto di archiviazione del gip, una richiesta di archiviazione in bozza, con appunti manoscritti, alcuni riportati nel testo, oltre a quel foglio “spillato” che precedeva la prima pagina.
Nel foglio c’è appunto un errore perché Stasi viene chiamato Andrea e non Alberto, ma le “correzioni” annotate, prive “di data e firma”, sarebbero poi state recepite nell’istanza definitiva dei pm. Il Nucleo informativo, si legge, non aveva “titolo per disporre del provvedimento in bozza”. La Procura ora segnala che “sull’autore della scritta a mano” sono in corso accertamenti a Brescia, nel filone Garlasco sulla corruzione in atti giudiziari, dopo la trasmissione delle carte su questo ‘giallo degli appunti’ il 22 ottobre scorso.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it




