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La rivincita delle suore pop, la vera ribellione è non essere per forza sexy

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La pop star Rosalía, in velo bianco e tunica monacale, per un intero album, Lux, ispirato a sante e mistiche, Sydney Sweeney nel ruolo di una suora incinta nel film Immaculate, Annalisa che nella sua canzone estiva è un po’ suora, un po’ pornodiva. Ma anche Rihanna, e poi Lily Allen che nel videoclip del brano Pussy Palace, appare in abito da suora, con una sigaretta in mano, le gambe accavallate, décolleté nere con tacco a spillo. Tutte star che hanno deciso di portare sul palco un’estetica che mescola sacro e profano. E poiché dobbiamo trovare un’etichetta a tutto ecco che nel 2022 nasce il termine per definire questo fenomeno che spopola soprattutto sui social, Tik Tok in testa: Nuncore, crasi tra «nun» (suora) e «hardcore».

Niente di nuovo se si pensa ai B-Movies Anni 70, i «nunsploitation», dove il set era nei conventi popolati da religiose «inquiete», per usare un eufemismo. «Negli Anni70, quando le suore appaiono nel cinema o nella musica pop, i loro corpi vengono erotizzati. È un modo per giocare con la censura e interrogare le norme dell’epoca, molto patriarcali», sottolinea David El Kenz, docente di storia moderna all’Università della Borgogna, che ha lavorato sul tema. La differenza tra allora e oggi, oltre l’estetica blasfema, è nel significato del messaggio. Perché oggi questa provocazione serve a delegittimare e a ridicolizzare una delle perle del pensiero patriarcale per cui una donna o è santa o è puttana. Santa se si veste con le gonne lunghe e un girocollo oppure l’opposto se osa la minigonna e la pancia di fuori. Non serve ricordare la polemica recente per le parole sull’affidabilità di una moglie in base alla misura dell’orlo della gonna pronunciate dal ministro Antonio Tajani.

Per cui oggi questa ribalta pop per l’immaginario monacale ha un valore di resistenza e ribellione. La libertà di essere «sante» senza un dress code punitivo, ma anche il contrario, il diritto di non essere per forza sexy, secondo i desiderata maschili esaltati nel mondo digitale. E allora coprire il proprio corpo diventa il nuovo gesto ribelle e radicale. In questo a segnare la strada è stata Madonna che si è appropriata spesso della figura della religiosa per mettere in discussione l’autorità morale della religione e il controllo esercitato sul corpo delle donne. Quindi oggi quella che un ‘inchiesta di Le Monde ha definito «suoromania» è una tendenza con un messaggio preciso e che parla di indipendenza, emancipazione e anche di spiritualità.

Per spiegare il loro successo sui social network, Le Monde evoca anche una «sete di religione» presso le giovani generazioni francesi. Una tendenza che si tradurrebbe in un aumento dei battesimi: la Conferenza dei vescovi di Francia annuncia che 21.000 giovani adulti e adolescenti compiranno questo passo nel 2026. In Italia le cose stanno diversamente, anche se in alcune diocesi, come quella di Milano, vi è un aumento delle persone, soprattutto giovani, che si avvicinano alla chiesa e ai sacramenti. Voglia di spiritualità, antidoto a un mondo che sembra impazzito, certamente. Ma anche un nuovo modo di comunicare della Chiesa che ha dovuto per forza avvicinarsi al mondo del digitale e trovare qui le nuove strade per evangelizzare le nuove generazioni.

Il numero delle suore è oggi in diminuzione, ma sono ancora più numerose dei sacerdoti. Gli ultimi dati dicono di 580.000 religiose e 407.000 religiosi. Il calo delle vocazioni è un fenomeno che interessa gran parte del mondo, anche se con differenze geografiche. Le religiose crescono in Africa, mentre diminuiscono in Europa, America e Oceania. Anche in Asia, continente in cui per anni erano aumentate, si registra ora una diminuzione. Chi sceglie i voti oggi lo fa in età adulta, con un bagaglio di esperienze di vita. Spesso continuano a studiare, si i laureano, hanno hobby, magari insegnano matematica e sono espertissime di cinema, se ne vanno alla Mostra di Venezia e non si perdono un film. Le monacazioni forzate appartengono a una realtà che non conoscono. Anche se delle consorelle dei secoli scorsi riprendono alcuni elementi simbolici: la ribellione, la resilienza e il desiderio di trovare strade alternative per farsi conoscere dal mondo. E attraverso il web si scoprono tante realtà legate agli ordini sacri, maschili e femminili. Quest’anno a prendersi la scena è stata ad esempio Nayiby Jimenez, religiosa della Congregazione delle figlie dei sacri cuori di Gesù e Maria, che vive in una casa dell’istituto a Raiano, in provincia dell’Aquila dal 2012 adibita all’accoglienza di consorelle più anziane e/o non autosufficienti. Così su Facebook e Instagram ha creato gli account «Suore Ravasco Nayiby» cominciando a pubblicare reel in cui le anzianissime ospiti della casa si raccontano con semplicità e molta ironia. A seguirle oltre 320mila follower. Le suore «influencer» degli Anni Duemila, ma anche le «smart sisters», come le definisce il mensile femminile dell’Osservatore Romano Donne, Chiesa, Mondo diretto da 7 anni da Rita Pinci. Nell’inchiesta il racconto della capacità delle religiose «di trovare nuove strade per essere presenti nel mondo, raccontarsi fuori dagli stereotipi, comunicare la propria fede e rispondere alle trasformazioni della società – racconta la direttrice Pinci -. Sono straordinarie. Sono preparate, spigliate, sanno usare le tecnologie, adottano un linguaggio fresco e informale per parlare ai giovani. Ricorrono a meme, aforismi e pennarelli scintillanti».


Tanti gli esempi. Suor Rosa è presente su X con il profilo @Rosa_monaca, dove pubblica quotidianamente le novene e nello stesso tempo condivide il tifo per il Napoli. È la badessa del Monastero delle 33 di Napoli, quello in cui Matilde Serao ha ambientato il gran romanzo Suor Giovanna della Croce e tiene la rubrica dei libri di Donne Chiesa Mondo. Grande tifosa commenta le partite, si complimenta con i calciatori e se va male non si trattiene. Oggi anche la clausura è tale solo di nome. Oltre la grata c’è molto di più.

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