Alcuni paesini appaiono sulle cartine geografiche collettive solo per le tragedie che segnano il loro territorio. Il delitto del piccolo Samuele Lorenzi, ad esempio, ha fatto conoscere a tutti nel 2002 il comune di Cogne, in val d’Aosta, spazzando via in un attimo le ottime recensioni che quella località di montagna raccoglieva tra gli appassionati. Stesso destino in Calabria per Decollatura, in provincia di Catanzaro e a pochi chilometri da Lamezia Terme. Istituito solo nel 1802, è un Comune sparso alle pendici del monte Reventino, privo quindi di un centro cittadino, essendo formato da cinque agglomerati rurali tra contrade e borghi che oggi raggiungono i 2.797 abitanti. Aldilà del recente referendum sulla giustizia con oltre il 70 per cento che si è espresso per il no, la quotidianità si ripete senza grandi clamori. Eppure, Decollatura è entrato nelle cronache nazionali alla vigilia del natale del 1961 quando un treno delle Ferrovie calabro-lucane partito da Soveria Mannelli con destinazione Catanzaro deragliò, precipitando dall’alto ponte sul fiume Fiumarella. Un tragico bilancio per questo disastro: 71 persone decedute, tra queste moltissime proprio dei villaggi di Decollatura.
In questi settant’anni è cambiato quasi tutto. La popolazione registra innanzitutto un inarrestabile calo demografico, essendosi quasi dimezzata, visto che all’epoca le contrade erano animate da cinquemila abitanti. Ma, indiscutibilmente, la pesante arretratezza che segnava i decenni del dopoguerra è stata vinta. Tante famiglie apprezzano l’evoluzione economica e sociale, come i Pani che vivono in frazione Adami; un nucleo formato dal padre Camillo, 49 anni, funzionario dell’azienda sanitaria, la mamma Annamaria Giuseppina, 44 anni, casalinga, e i due figli, il primogenito Eugenio, 22 anni, iscritto alla facoltà di medicina a Catanzaro e la sorella Maria, 18 anni appena compiuti che ancora frequenta il liceo scientifico. Una famiglia normale: Camillo lavora in Poliambulatorio occupandosi delle prenotazioni, a casa di diletta nella pittura e nel restauro dei mobili. I figli frequentano i cugini e i coetanei in paese, mentre Annamaria Giuseppina segue qualche serie tv, tiene in ordine la casa ed esce qualche volta con le amiche. I Pane sono uniti a quasi tutti i familiari, le feste di Natale e Pasqua diventano occasioni per raccogliere i parenti, a iniziare dagli zii, i fratelli di papà Camillo che gestiscono una segheria in paese. Più diradati, per motivi diversi, i rapporti con due delle tre sorelle di Camillo, Irma e Angelina, per questioni che tutti sanno ma delle quali nessuno parla. Angelina, infatti, vive lontano dalla Calabria e in molti vorrebbero dimenticarla. Sposata con un ferroviere, Luigi Lamonica, nel 1990 uccise il figlioletto Michele di soli quattro anni. Angelina sgozzò il bimbo per poi sostenere che dei rapinatori l’avevano ammazzato. In realtà una profonda depressione aveva alienato la donna trasformandola in uno zombie.
Diversa la storia di Irma che è stata un po’ come allontanata da tutti, da quando ha intrapreso una relazione con il marocchino Ahmed, 33 anni, da tutti chiamato Massimo. L’uomo è malvisto dai familiari, a iniziare proprio da Camillo. Vede in lui un potenziale sfruttatore, uno che mira solo al piccolo tesoro che la donna ha messo da parte, dopo aver ricevuto la liquidazione dall’assicurazione per un incidente patito. Camillo vorrebbe addirittura interdire Irma, completamente rapita dalla relazione sentimentale, ma è dubbioso e indugia.
E così arriviamo alla mattina di lunedì 27 marzo del 2006. Chi avesse osservato la famiglia Pane in quelle ore sarebbe rimasto sorpreso per i preparativi che tutti stavano seguendo, come se dovessero vivere una giornata davvero speciale. A iniziare da Maria che sul presto era andata con la mamma dal parrucchiere per mettere in ordine i capelli. Al telefono poi con Angelina nel tardo pomeriggio, Camillo aveva comunicato che l’intera famiglia si sarebbe assentata per un po’e, quindi, di non preoccuparsi. In effetti in diversi avevano notato la partenza dei Pane, tutti a bordo della loro auto, una Fiat Stilo che poi non farà più ritorno nelle contrade di Decollatura. La signora non si era preoccupata ma non sapeva che, in realtà, il viaggio dei Pane era durato solo pochi chilometri.
I corpi dei quattro verranno infatti ritrovati occultati in due casolari abbandonati a Tre Olivare, vicino a Caraffa, nel catanzarese. Tutti uccisi a colpi di pistola, ben nascosti dietro massi, sotto lastre di eternit e sterpi in una località raggiungibile solo percorrendo una mulattiera abbastanza impervia. La scena che si presenta ai carabinieri è raccapricciante. I corpi giacciono in posizioni innaturali. I volti delle vittime sono sfigurati dal peso delle pietre adagiate sopra i cadaveri. L’auto della famiglia è scomparsa. L’indagine si muove a fatica. I Pane non coltivano rapporti con esponenti della criminalità organizzata. Non hanno interessi o proprietà a Caraffa dove sono stati ritrovati senza vita. In paese tutti li indicano come una famiglia onesta e perbene. Gli inquirenti provano allora ad approfondire la posizione di Ahmed, verificano l’eventuale presenza di dissidi tali da immaginare una strage. E scandagliano il suo alibi.
Convocato in questura, viene sentito per ore e ore. Presenta ricordi un po’ confusi su quel giorno, minimizza le tensioni con Camillo e con gli altri parenti, nega di voler mettere le mani sul tesoro di Irma. Dopo un lungo ed incalzante interrogatorio viene accusato della strage dei quattro Pane, accompagnato in un centro di permanenza temporanea pronto per essere espulso. La gente vorrebbe linciarlo. I cori razzisti al suo passaggio si sprecano. Eppure, qualcosa non torna. Alcuni operai testimoniano che quella mattina mentre erano impegnati in un cantiere edile poco distante dai casali dove saranno poi ritrovati i corpi, sentirono degli spari verso le 11.30/11.40 e poi altri verso le 12 tanto da pensare a dei cacciatori di frodo. Ma se alle 18.30 Camillo chiama la sorella Angelina significa che alla mattina i Pane erano ancora vivi, allora cosa è successo?
Intanto, alcune novità segnano l’inchiesta. Proprio in quei giorni, viene ritrovata da un giornalista inviato del telegiornale Tg4 l’auto Fiat Stilo parcheggiata in buon ordine fuori dalla stazione ferroviaria di Paola. Questo significa che qualcuno si è impossessato dell’auto dei Pane dopo averli uccisi. Anche la pistola viene recuperata. Qualcuno l’aveva abbandonata al lido del Finanziere in località Marinella a Lamezia.
Ma le novità più significative arrivano dal cognato Ahmed che sembra avere davvero un solido alibi per quella giornata, essendo stato visto in paese da più cittadini in paese. Le loro testimonianze lo scagionano. E le indagini tornano al punto di partenza: chi ha voluto uccidere tutti i componenti della famiglia Pane? Chi nutriva tanto odio da sterminarli? E, ancora, quale motivo, quale movente ha spinto l’assassino?
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