L’intelligence svizzera ha annunciato che aprirà finalmente i dossier rimasti segreti per decenni su Josef Mengele, il criminale di guerra nazista, senza però indicare una data precisa per la pubblicazione.
Mengele fuggì dall’Europa dopo la Seconda guerra mondiale, ma per anni sono circolate voci secondo cui avrebbe trascorso del tempo in Svizzera, nonostante fosse ricercato a livello internazionale.
Gli storici hanno chiesto ripetutamente l’accesso ai documenti, ma fino a oggi le autorità svizzere avevano sempre rifiutato.
Mengele era un medico delle Waffen-SS tedesche. Fu assegnato al campo di sterminio di Auschwitz, nella Polonia occupata dai nazisti, dove selezionava i deportati destinati alle camere a gas: si stima che nel campo morirono circa 1,1 milioni di persone, tra cui un milione di ebrei.
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Conosciuto come “l’Angelo della Morte”, sceglieva inoltre prigionieri, soprattutto bambini e gemelli, per sadici esperimenti medici, prima di mandarli a morire.
Dopo la guerra, Mengele, come molti alti ufficiali nazisti, cambiò rapidamente uniforme e identità.
Grazie a documenti falsi, riuscì a ottenere lasciapassare della Croce Rossa presso il consolato svizzero di Genova e li utilizzò per fuggire in Sud America.
Il medico nazista tedesco e criminale di guerra Josef Mengele (secondo da sinistra) mangia con una donna non identificata (a sinistra) e un uomo non identificato (secondo da destra) e la domestica Elza Gulpian de Oliveira, Brasile, anni ’70. 

La Croce Rossa produceva documenti per migliaia di persone rimaste senza patria dopo la guerra, ma diversi nazisti in fuga riuscirono a procurarseli. L’organizzazione in occasione del 50° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau si scusò tramite il presidente dell’epoca Cornelio Sommaruga.
La connessione di Mengele con la Svizzera resta però avvolta nel mistero.
Nonostante la sua nota vacanza sulla neve del 1956 sulle Alpi svizzere con il figlio Rolf, la storica svizzera Regula Bochsler sospetta che sia tornato nel Paese anche dopo il 1959, anno in cui fu emesso un mandato internazionale di cattura nei suoi confronti.
Durante le sue ricerche sul possibile ruolo della Svizzera come paese di transito per nazisti in fuga, Bochsler ha scoperto che nel giugno 1961 i servizi segreti austriaci avevano avvertito le autorità svizzere che Mengele viaggiava sotto falso nome e poteva trovarsi sul territorio elvetico.
Auschwitz, 1943. Josef Mengele al centro con il bastone. 

Nel frattempo, la moglie di Mengele aveva affittato un appartamento a Zurigo e richiesto la residenza permanente.
«Ci sono indizi che Mengele stesse pianificando un viaggio in Europa nel 1959», ha spiegato Bochsler alla BBC. «Perché sua moglie avrebbe dovuto affittare un appartamento a Zurigo?».
La casa si trovava in un quartiere periferico modesto, ma a breve distanza dall’aeroporto internazionale; una scelta di basso profilo, sebbene la famiglia Mengele potesse permettersi molto di più.
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Bochsler ha consultato documenti della polizia di Zurigo che dimostrano come nel 1961 l’appartamento fosse sotto sorveglianza. Gli agenti annotarono persino che la signora Mengele guidava una Volkswagen accompagnata da un uomo non identificato.
Nel 2019, la storica aveva richiesto l’accesso anche ai fascicoli della polizia federale svizzera custoditi presso gli Archivi federali. La domanda venne respinta: la consultazione dei documenti dovrebbe essere top secret fino al 2071 per ragioni di sicurezza nazionale e per tutelare la riservatezza dei discendenti.
Una rara immagine di Josef Mengele con un gruppo di giovani trovata in Brasile (ap)

Nel 2025 anche lo storico Gérard Wettstein tentò senza successo di ottenerli. Considerando “ridicolo” mantenerli segreti fino al 2071, fece causa alle autorità svizzere, raccogliendo tramite un crowdfunding 18.000 franchi svizzeri in pochi giorni (circa 19.700 euro).
A quel punto il Servizio federale d’intelligence cambiò posizione, annunciando che l’accesso ai documenti sarebbe stato concesso, anche se “soggetto a condizioni e requisiti ancora da definire”.
Non tutti credono però che i fascicoli conterranno rivelazioni decisive su Mengele.
Secondo Sacha Zala, presidente della Società Svizzera di Storia, i documenti potrebbero contenere soprattutto riferimenti a servizi segreti stranieri o informatori internazionali, forse persino al Mossad israeliano, che alla fine degli anni ’50 dava attivamente la caccia ai criminali nazisti fuggiti.
Altri storici ritengono che questa lunga segretezza dica molto più della Svizzera che di Mengele stesso.
Jakob Tanner, membro della Commissione Bergier che negli anni ’90 indagò sui rapporti tra la Svizzera neutrale e la Germania nazista, sostiene che il caso rifletta il conflitto tra sicurezza nazionale e trasparenza storica, un conflitto che in Svizzera tende spesso a favorire la prima.
Foto del 1944, fornita dallo U.S. Holocaust Memorial Museum, mostra ufficiali delle SS che si rilassano a Solahütte, vicino ad Auschwitz (Polonia). Da sinistra: Richard Baer, Josef Mengele, il comandante di Birkenau Josef Kramer (parzialmente nascosto) e l’ex comandante di Auschwitz Rudolf Höss; l’uomo a destra non è identificato. (ap)

Tanner ricorda come, durante il conflitto, le autorità svizzere abbiano respinto i rifugiati ebrei ai confini, mentre gli istituti di credito elvetici continuavano a custodire i beni di quelle stesse famiglie, destinate a essere sterminate nei campi di sterminio.
Secondo lui, è plausibile che Mengele fosse davvero in Svizzera nel 1961.
Dopo la cattura di Adolf Eichmann da parte del Mossad in Argentina nel 1960, molti nazisti rifugiati in Sud America temevano di essere i prossimi e ritenevano forse l’Europa, dove avevano ancora amici e parenti, un rifugio più sicuro.
Mengele non fu mai arrestato né processato per i suoi crimini. Morì in Brasile nel 1979 e fu sepolto sotto falso nome.
Rai Storia – 7 febbraio 1979: muore in Brasile Josef Mengele, il medico nazista che faceva esperimenti sui detenuti dei campi di concentramento

Ciò nonostante, indiscrezioni e congetture complottistiche continuarono ad alimentarsi per anni. Solo nel 1992 un test del DNA confermò definitivamente che il corpo riesumato era davvero il suo.
Nella foto Josef Mengele 

Ma era davvero tornato in Svizzera? Le autorità lo ignorarono deliberatamente per evitare uno scandalo internazionale? Oppure si tratta solo di un’altra leggenda legata a uno dei criminali più inquietanti del Novecento?
«Forse non arriveremo mai alla completa verità», dice Wettstein. «Forse non sapremo mai se è stato davvero qui… ma almeno potremmo avere un quadro più chiaro».
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