Un’impennata di violenza armata e poi un fragile cessate il fuoco dominano la scena nel martoriato sud del Libano, in parte occupato dall’esercito israeliano e contrastato dai combattenti di Hezbollah. Mentre il fronte libanese diventa di ora in ora sempre più centrale nelle faticose trattative tra Stati Uniti e Iran, col negoziato che sarebbe dovuto partire a Lucerna rinviato per ora “sine die”.
La relativa e intermittente pausa nelle ostilità tra il movimento di resistenza filo-iraniano e lo Stato ebraico è stata raggiunta con la mediazione congiunta degli Stati Uniti, del Qatar e dell’Iran, ma senza un passaggio formale con il governo di Beirut e con la presidenza libanese. Come a certificare che, a questo stadio dei negoziati, l’attore politico libanese più rilevante è in effetti il Partito di Dio. Il cessate il fuoco è entrato in vigore alle 16 locali, le 15 in Italia, dopo “dodici ore infernali” in cui Israele aveva deciso di avviare un’escalation militare dopo l’annuncio dell’uccisione di quattro militari nel sud del Libano, colpiti da ordigni dei combattenti locali.
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