«Dovrebbe vergognarsi. Non sono uno stupratore né un pedofilo». Donald Trump passa all’attacco e racconta la sua verità durante la trasmissione della Cbs News, 60 Minutes, all’indomani della sparatoria avvenuta a Washington durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca. Un duro scontro con l’intervistatrice Norah O’Donnell che ha citato alcuni passaggi del manifesto scritto dall’attentatore Cole Tomas Allen: «Stavo aspettando che lo leggesse, perché sapevo che lo avrebbe fatto: siete persone terribili – ha ribattuto –. Ha letto quelle sciocchezze scritte da una persona malata, sono cose che non mi riguardano minimamente. Sono stato completamente scagionato». Poi seccato: «Non dovrebbe leggerle a 60 Minutes. È una vergogna. Ma vada avanti, finiamo l’intervista».
Giornalista cita manifesto attentatore, Trump: “Non sono pedofilo né stupratore, Lei è una vergogna”
Trump collega l’attacco al clima politico
Donald Trump collega l’attacco al clima politico e alle proteste anti-governative e cita il movimento “No Kings”: «Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come “No Kings”. Io non sono un re. Se lo fossi, non starei qui a parlare con voi – ribatte a O’Donnell che aveva richiamato i contenuti social dell’attentatore –. L’aggressore era un cristiano, poi si è radicalizzato ed è diventato anticristiano. Da quanto ha scritto stava attraversando un periodo difficile, era una persona molto disturbata».
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«Non ero preoccupato. Conosco la vita. Viviamo in un mondo pazzo». Trump ha spiegato di aver inizialmente sottovalutato quanto stava accadendo, pensando che il rumore proveniente dalla sala fosse dovuto a un incidente banale. «All’inizio ho pensato fosse caduto un vassoio», ha detto, aggiungendo che solo in un secondo momento si è reso conto che si trattava di spari e che la situazione era «un problema serio, di un tipo diverso rispetto al solito rumore da sala da ballo».
Quattro colpi a cena appena iniziata e poi il caos: il racconto degli spari a Washington del corrispondente de La Stampa

Il racconto degli spari e dell’evacuazione
Nel racconto dei momenti più concitati, il presidente ha ammesso di aver inizialmente rallentato l’azione degli agenti: «Volevo vedere cosa stava succedendo e non stavo rendendo le cose facili per loro». Solo dopo aver compreso la gravità della situazione si è adeguato alle indicazioni della sicurezza. «Stavo uscendo, ero in piedi, poi mi hanno detto di mettermi a terra. Allora mi sono buttato a terra, e anche la first lady», ha raccontato.
il retroscena
Terzo agguato a Trump, il cordone di sicurezza bucato e le ombre sul Secret Service
dal nostro corrispondente Alberto Simoni

Trump ha descritto l’evacuazione come rapida ma caotica, sottolineando comunque la professionalità degli agenti: «Appena lo hanno visto, hanno estratto le armi e lo hanno neutralizzato immediatamente». Ha aggiunto che l’uomo armato si muoveva con grande velocità, riuscendo a superare i controlli prima di essere fermato. «Dovrebbe essere ingaggiato dalla Nfl..», ha ironizzato.
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Le nuove accuse di Trump ai media
Trump ha inoltre ribadito le sue critiche ai media, sostenendo che «per la maggior parte sono molto liberali» e poi li ha accusati di avere posizioni divergenti rispetto alle sue soprattutto sul tema della criminalità. Infine ha difeso la scelta di partecipare alla cena dei corrispondenti e ha detto che la vuole riorganizzare entro 30 giorni, con misure di sicurezza rafforzate. «Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare qualcosa del genere», ha ribadito, sottolineando che organizzare eventi di questo tipo resta importante anche dopo un episodio così violento.
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