«Sarà come assistere a uno spettacolo». E la disposizione del pubblico è quella: i vannacciani, riuniti a un chiosco del parco Verga a Milano, nella periferia al confine tra Bovisasca e Quarto Oggiaro, si sono seduti con una buona mezz’ora d’anticipo davanti alla televisione in attesa di veder spuntare sullo schermo il volto del generale. «Silenzio, telefoni spenti»: questo l’ordine prima dell’inizio della puntata di Otto e Mezzo di Lilli Gruber con ospite Roberto Vannacci.
In effetti il silenzio durante la trasmissione è religiosamente rispettato da tutti i partecipanti a quello che è stato ribattezzato come “AperiVannacci”. Con qualche eccezione. Rumoreggiano quando Gruber afferma che la famiglia tradizionale non esiste più, applaudono quando Vannacci sostiene che è stato Salvini a usare lui come taxi per ottenere voti alle elezioni europee. Forti le risate quando il generale provoca Gruber sui clandestini. Un ragazzo in piedi dietro ai tavolini dice che Vannacci ha ragione quando sostiene che gli stranieri devono integrarsi o andarsene. E lo fa indicando la moglie, di origini marocchine: «Lei ha la cittadinanza e per averla ha fatto tutto regolarmente, ha sostenuto l’esame di italiano, com’è giusto». Quando la trasmissione finisce nessuno ha dubbi: «Tre a zero per Vannacci». Il generale ha «sonoramente sconfitto» una Gruber «scorretta». Non c’è l’Italia ai mondiali e i vannacciani ripiegano il tifo da stadio sul generale.
Schierata sulle sedie in prima fila, chi con uno spritz e chi con un calice di vino, tutta la dirigenza futurista milanese, a cominciare da Massimiliano Bastoni, ex consigliere regionale che ha lasciato Forza Italia per diventare il referente di uno dei 13 comitati del partito del generale nel capoluogo lombardo. Bastoni è anche uno dei delegati lombardi che il 13 e 14 giugno volerà a Roma per partecipare all’assemblea costituente di Futuro nazionale per dare forma e struttura al neonato partito. E Milano per Vannacci nel prossimo futuro peserà molto: all’appuntamento elettorale del 2027, il generale dice che arriverà con un candidato. Con o senza il resto del centrodestra: questo, sottolinea Bastoni, dipenderà dagli altri partiti, «se accetteranno i nostri progetti, i matrimoni si fanno in due». Un nome il generale lo avrebbe in mente, ma i suoi uomini sul territorio ancora non lo sanno. Da pochi giorni circola l’idea di Paolo Del Debbio. Per Bastoni «è un buon profilo, che si presta a portare avanti le nostre idee».
L’ex consigliere lombardo risponde alle domande dal bancone del bar, accanto un militante vannacciano che urla insulti alla premier: «Giorgia Meloni è una rovina», urla, scimmiottando lo slogan «donna, madre e cristiana» e ricordando che la Presidente del consiglio «è pure divorziata». Non sono in pochi a prendersela con il governo. Roberto Jonghi Lavarini, il “barone nero” milanese, dice che Meloni ormai è «una poverina» che «si è liquefatta» e rappresenta «una destrina». Anzi, addirittura «non è più di destra». Per il barone, comunque, i partiti di centrodestra saranno degli alleati per «far fronte alla sinistra arcobaleno mondialista». Ma non sarà Vannacci a dipendere da loro: «Se non vogliono perdere le elezioni, dalle comunali alle nazionali» devono legarsi a Fn, «la matematica non inganna». Per conquistare la Madonnina Vannacci partirà probabilmente proprio dalla periferia che fa da cornice al raduno, più sensibile al tema dell’immigrazione.
Presente anche l’avvocato Renato Maturo, fedelissimo di Vannacci a Milano, ex collaboratore di La Russa e candidato con Fratelli d’Italia alle regionali lombarde del 2018. E c’è anche la showgirl Sylvie Lubamba, convinta che Vannacci non sia razzista: quando parla di remigrazione, il generale intende dire che chi arriva in Italia per studiare lo può fare, ma deve poi tornare nel proprio paese d’origine per contribuirne allo sviluppo.
Ma ci sono anche dei semplici simpatizzanti. «Se mi danno del fascista è come se mi chiamassero guelfo o ghibellino: il fascismo non esiste più». Ne è convinto Amedeo, seduto a un tavolino dalle 18 con l’amico Davide. Entrambi 26enni, si sono avvicinati da poche settimane a Futuro nazionale. Davide è convinto che nel partito del generale non confluiranno solo i delusi dall’attuale maggioranza di centrodestra, ma anche tanti scontenti del centrosinistra sensibili al tema della sicurezza. Proprio lui arriva dalla galassia 5Stelle: «Avvicinarsi al Pd per i pentastellati vuol dire sposare la visione dei dem sull’immigrazione, a cui secondo me va posto un freno». Amedeo, invece, ce l’ha con chi chiama “il Capitone”, Matteo Salvini. «Io sono qua per contribuire al definitivo stilicidio della forza vitale dei partiti che stanno governando ora», dice il militante vannacciano, «Sono vittima di una pugnalata alle spalle di Salvini, che ha tradito tutte le sue idee fino a diventare membro decisivo del governo Draghi». Ma anche per lui la forza di Vannacci sta nella sua capacità di attrarre elettori dai lati opposti dello spettro politico: «Se il generale diventa rossobruno, è finita per tutti, si mangia mezzo Pd».
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