L’arte che diventa terapia. L’igloo di Merz a Candiolo: “I pazienti sono persone”

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Ieri i parenti che si recavano a visitare i loro cari sostavano brevemente, incuriositi non tanto dalla cerimonia ma dall’oggetto della cerimonia: un igloo che rimanda subito a quello, più grande, posizionato in corso Mediterraneo, sormontato da un cervo che evoca al primo sguardo la Palazzina di Caccia di Stupinigi. E sul cervo, una sequenza di numeri.

Benvenuti a Candiolo – meglio: all’INOC di Candiolo, eccellenza piemontese e non solo per la ricerca e le cure oncologiche – che poco prima dell’ingresso presenta la declinazione concreta del progetto con cui la Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro celebra i suoi primi quarant’anni, realizzato con la Fondazione Merz: un caso unico al mondo di arte contemporanea installata in modo permanente in un ospedale oncologico. La prossima settimana avrà modo di vederlo anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita all’Istituto.

Notizia per notizia, è la prima opera d’arte e non sarà l’ultima. Ne sono previste altre, spiegano dall’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo, senza entrare nei dettagli. In prospettiva, un’inedita esposizione di arte contemporanea con un fine molto chiaro: un altro modo per suggellare la centralità della persona, si tratti dei pazienti o dei loro famigliari.

Arte e cura, un binomio già sperimentato. L’arte ha un profondo effetto terapeutico sulla mente e sul corpo, perché riduce lo stress e favorisce l’espressione di emozioni difficili da comunicare a parole. Il fatto di proporla nei luoghi di cura, come in questo caso, ne garantisce l’accessibilità anche a chi non è in condizione di spostarsi. In altri termini: l’arte per tutti. O se preferite, il riconoscimento del diritto alla bellezza anche nei luoghi più impensabili.

«Chi entra a Candiolo non smette di essere una persona per diventare un paziente – dichiara Allegra Agnelli, presidente della Fondazione, affiancata da Gianmarco Sala, direttore della Fondazione, e Andrea Bettarelli, responsabile fundraising, marketing e comunicazione -. In quarant’anni abbiamo costruito un istituto dove la ricerca e la cura raggiungono il livello più alto possibile. Ma la cura non è solo la terapia: è anche ciò che si vede uscendo da una visita, è il tempo dell’attesa, è lo sguardo di chi accompagna. Mario Merz è un artista che il mondo ha riconosciuto: i suoi numeri hanno percorso la spirale del Guggenheim di New York, le sue opere sono alla Tate Modern e al Centre Pompidou. L’arte in un luogo di cura è un modo di riconoscere che davanti a noi c’è una vita intera, non una malattia».

L’energia vitale della natura

«Siamo felici di affiancare la Fondazione Allegra Agnelli in questo anniversario, portando l’opera di Mario Merz in un luogo di speranza e cura come Candiolo – aggiunge Beatrice Merz, presidente della Fondazione Merz -. L’Igloo e la sequenza di Fibonacci raccontano l’energia vitale della natura che si rinnova costantemente: con questo intervento crediamo che l’arte costituisca uno stimolo e offra sollievo, ricordandoci che la bellezza è essa stessa una parte fondamentale del benessere e della cura dell’uomo». «Con il Gruppo Building riteniamo da sempre importante integrare l’arte contemporanea nelle nostre architetture, convinti che la bellezza e l’armonia visiva siano elementi essenziali per rigenerare gli spazi e migliorare la qualità della vita di chi li abita», conviene Piero Boffa, Presidente del Gruppo Building.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Gruppo Building e alla collaborazione di Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia. «In questi anni la collaborazione tra la Fondazione Allegra Agnelli e le Gallerie d’Italia ha generato una vera e propria partnership culturale, fondata sulla convinzione che bellezza e cura possano camminare fianco a fianco – spiega Antonio Carloni, vicedirettore delle Gallerie d’Italia, con Michele Coppola, il direttore -. Attraverso la condivisione di progetti fotografici, il sostegno alle campagne Life is Pink e Life is Blu e le iniziative speciali, abbiamo contribuito a portare momenti di conforto anche nei luoghi di particolare fragilità».

Arte e cura, l’arte che cura: l’iniziativa, nata da un’idea di Simone Battisti, sarà raccontata in un catalogo edito da Allemandi, che verrà presentato ad Artissima 2026

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