L’asse Francia-Germania traballa e spaventa l’Europa

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L’asse franco-tedesco su cui si regge l’Europa traballa e s’inclina. Lontana dalla caricatura di eterna stabilità, la coppia Berlino-Parigi è dinamica e non sempre va d’accordo. «Non vi è amore senza drammi», recita un detto tedesco. Una dimostrazione è il divorzio tra Germania e Francia sul caccia per il Sistema di combattimento aereo del futuro (Fcas).

La scossa che ha diviso la coppia ha l’epicentro a Berlino e ha generato timori di una crepa nella difesa europea. Nei giorni scorsi, si erano diffuse indiscrezioni secondo cui la Germania era determinata a sostituire il caccia Fcas con un altro sviluppato in autonomia dal Team Gen 6, consorzio di otto aziende tedesche guidato da Airbus Defence and Space.

Secondo queste voci, i soci si dicevano pronti a sviluppare un aereo da combattimento di sesta generazione meno complesso del Fcas e non una sua copia. Un’ipotesi sarebbe lavorare sull’Eurofighter anche ampliando il partenariato.

La preferenza sarebbe andata alla Svezia con Saab, mentre veniva respinta l’adesione della Germania al Gcap in corso di sviluppo da parte di Regno Unito (Bae), Italia (Leonardo) e Giappone (Mitsubishi), perché ritenuto non adatto alle esigenze dell’aeronautica tedesca. Il Team Gen 6 apriva quindi all’internalizzazione, ma rivendicando il primato del Made in Germany.

A mettere a tacere le voci di una Germania in solitaria verso il caccia di sesta generazione è stato l’Ad di Airbus Defence and Space, Michael Schöllorn, affermando che l’industria tedesca è pronta ad «assumersi la responsabilità» di sviluppare l’aereo, anche a livello europeo «se gli interessi concordano».

Come evidenziato da Schöllorn, l’industria tedesca non vuole andare «da sola» perché «pensa europeo«, ma rivendica «un ruolo centrale» nel progetto. Una precisazione spinta probabilmente dal cancelliere Friedrich Merz, preoccupato dalle conseguenze per la difesa europea di una Germania da sola sull’alternativa al caccia Fcas.

Timori a cui si affiancano avvertimenti dall’industria. Secondo fonti di un’azienda per la difesa europea consultate da “La Stampa”, un progetto esclusivamente tedesco «manca di internazionalità, è un ritorno al passato e non conquisterebbe quote di mercato internazionale». Un più deciso avvertimento è arrivato da Lorenzo Mariani, Ad e Dg di Leonardo che alla Mostra internazionale dell’aeronautica e dello spazio (Ila) in corso a Berlino ha tenuto la prima dimostrazione di volo in pubblico del suo elicottero da attacco AW249 Fenice. A margine della fiera, Mariani ha affermato che un caccia tedesco “potrebbe rallentare le convergenze” nella difesa europea.

L’Ad e Dg di Leonardo ha poi avvertito: «L’Europa non può sognare di avere più di un caccia di sesta generazione, è impossibile non tanto e non solo sul mercato europeo quanto su quello internazionale, dove solo la forza di una vera Europa unita è un attore sostenibile».

Allo stesso tempo, Mariani ha sottolineato che nel Gcap vi è «posto sul piano industriale» per la Germania, le cui aziende possono apportare «un contributo molto importante in termini di accelerazione e capacità».

Tuttavia, un’adesione tedesca «si può scontrare coi tempi stretti» del Gcap, pronto nel 2035 secondo i piani. Un messaggio che pare non trovare ascolto in Schöllhorn. «Non è la fine del mondo» se l’Europa si dota di tre aerei da combattimento di sesta generazione diversi, secondo l’Ad di Airbus Defence and Space, che ipotizza la coesistenza di Gcap, un caccia francese con capacità nucleare imbarcabile su portaerei e uno «europeo con partecipazione tedesca».

È questa la sfida al cielo lanciata dal Team Gen 6, che oltre all’azienda guidata da Schöllhorn comprende Mbda, Hensoldt, Diehl, Mtu, Liebherr, Rhode&Schwarz, Autoflug. All’Ila, gli otto hanno comunicato la loro determinazione a sviluppare un caccia di sesta generazione con «altri partner europei», nella «espressa volontà di una collaborazione multinazionale».

L’orizzonte è la Spagna, dove sei aziende ancora nel Fcas sono su una posizione analoga a quella delle otto tedesche. Per l’alleanza guidata da Schöllhorn, «un partenariato europeo globale su un piano di parità può avere successo solo se sostenuto da industrie nazionali solide e rafforzato dalla volontà politica. Solo insieme, come europei, possiamo affrontare le sfide tecnologiche e finanziarie della sesta generazione». Il Team 6 Gen si rivolge dunque a Merz e al suo governo affinché impartiscano un ordine chiaro su come procedere. Per ora, secondo il ministro della Difesa Boris Pistorius, come alternativa al Fcas vi sono «diverse opzioni».

La Germania potrebbe ordinare negli Usa «altri F-35 come soluzione ponte, aderire a un progetto internazionale in corso o lanciarne uno a guida tedesca con Airbus al comando». Pistorius ha aggiunto che «a breve» verrà annunciata «una soluzione transitoria», a cui seguirà «una per il dopo». Intanto, il Team Gen 6 è netto: «Non dobbiamo perdere tempo».

La Germania deve «assumersi la responsabilità», dimostrare capacità di agire, «perseguire con coerenza la strada verso un sistema d’arma aereo interconnesso, con un forte ruolo di guida». Questa strada non sarà solitaria: «Nello spirito di cooperazione multinazionale e di sovranità europea, dovremmo essere sempre aperti al coinvolgimento di altri Paesi e delle loro industrie, quando gli interessi coincidono». Sul caccia di sesta generazione, la Germania lascia la Francia, ma rimane con l’Europa.

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