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Le prime nevi e il ritorno della pioggia, ma l’inverno resta lontano

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Questa settimana la depressione “Adam” nel Mediterraneo occidentale si è fatta notare soprattutto per i violenti nubifragi autorigeneranti che hanno scaricato quantità di pioggia esagerate in poco tempo dapprima tra Valencia e Alicante (Spagna) tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre, poi nel Midi francese, in Corsica e in Liguria martedì 20. In tutta la Francia non si erano mai registrati 196 mm di pioggia in un’ora, 421 mm in tre ore e 538 mm in sei ore come avvenuto martedì mattina a Solenzara, sulla costa orientale della Corsica, con danni alluvionali a centri abitati e viabilità, e una vittima. Contemporaneamente le nubi temporalesche rovesciavano 250-300 mm d’acqua in una dozzina d’ore sulle alture alle spalle di Savona, Albisola e Varazze, mandando in piena il Sansobbia e il Teiro.

Ad alimentare precipitazioni così torrenziali sono state intense correnti da Sud-Est (scirocco) che precedevano la depressione, cariche di vapore acqueo fornito in abbondanza da un Mediterraneo ancora troppo caldo (2,5 °C sopra media, ovvero temperature dell’acqua che sarebbero normali a metà settembre). Categoria di episodi comuni nell’autunno mediterraneo, ma – come ormai ampiamente dimostrato – intensificati dal riscaldamento globale antropogenico. Oltre alla solenne piovuta che sui rilievi dal Torinese al Biellese ha fruttato oltre 100 mm d’acqua in 24 ore entro mercoledì mattina (localmente 150-180 mm), sulle Alpi la novità portata da Adam è stata, finalmente, la prima neve copiosa alle quote dei ghiacciai (30-50 cm intorno ai 3000 metri dal Gran Paradiso, al Monte Rosa, all’Ossola, fino allo Stelvio e oltre), seguita da una rotazione dei venti da Nord-Ovest e dal primo significativo raffrescamento della stagione, che peraltro sulle Alpi centrali interne ha abbassato il limite dei fiocchi fino ai 1800 metri di Livigno (località nota per essere tra le più fredde delle Alpi italiane in quanto geograficamente già appartenente al versante nordalpino – bacino dell’Inn e del Danubio – ed esposta alle masse d’aria fredda da Nord). Meglio tardi che mai.

Prima neve in Val Susa, Sestriere sotto un manto bianco: strade imbiancate fino a Claviere

La prima metà dell’autunno era trascorsa particolarmente calda: con una temperatura media di 21,8 °C nel periodo 1° settembre – 15 ottobre, oltre norma di 3 °C, a Torino si è sfiorato il record secolare dello stesso periodo del 2023 (22,0 °C). La vera anomalia era quella, e non il raffreddamento degli ultimi giorni, ordinario per la stagione, per quanto improvviso e marcato, e peraltro in ritardo rispetto al consueto. Alla stazione meteorologica davanti alla fronte del Ghiacciaio Ciardoney (Gran Paradiso, 2850 metri) la stagione innevata è partita, martedì scorso, due settimane più tardi rispetto alla media dell’ultimo quindicennio, e del tutto eccezionale erano stati i 118 giorni consecutivi senza gelo (nemmeno di notte) accumulati dal 12 giugno al 7 ottobre. Poi, dopo i primi tentativi alle quote più alte, giovedì mattina le prime gelate hanno interessato anche i fondovalle alpini intorno ai 1800 metri.

In questi giorni il contesto meteorologico si è fatto agitato sull’Europa centro-settentrionale, e tra oggi e domenica anche la regione alpina sarà in parte interessata dal transito di perturbazioni in sequenza pilotate da tempeste sulle isole britanniche (Austen oggi, Boelo domenica), fronti accompagnati da forti venti da Ovest/Nord-Ovest in quota e più attivi sulle zone alpine interne prossime ai confini con Francia e Svizzera. Oggi è atteso il passaggio di precipitazioni, più presenti sulle alte valli dal Monviso, alla Valle d’Aosta, all’Ossola, con nevicate oltre i 1500-1800 metri e condizioni di tormenta su creste e vette in quota, ma seppur fugacemente qualche piovasco potrà interessare nel pomeriggio anche la Pianura Padana. Intervallo domani con foehn nei fondovalle e nevischio sulle zone alpine di frontiera, sereno in pianura al Nord, in attesa della seconda perturbazione che domenica seguirà uno schema analogo ma portando precipitazioni più consistenti della prima sui settori alpini interni e soprattutto sulla Valle d’Aosta occidentale. Il limite della neve si innalzerà da 1500 a 2000 metri, ma a quote superiori sono previsti apporti di neve fresca di 30-50 cm nelle valli tra Piccolo San Bernardo, Monte Bianco e Gran San Bernardo, mentre verso Prealpi e pianure il tempo si manterrà più soleggiato e asciutto a parte nuvolosità medio-alta estesa tra notte e mattino.

Al di là di questo assaggio, l’inverno resta comunque ben lontano, e anzi la prossima settimana un anticiclone si estenderà sull’Europa insieme ad aria calda nord-africana che riporterà temperature decisamente anomale soprattutto in montagna (circa 15 °C di giorno a 1500 m, e zero termico verso i 4000 metri). Ottobre finirà dunque all’asciutto, e se l’intensa perturbazione di martedì-mercoledì scorsi, la più intensa almeno da metà marzo al Nord-Ovest, ha finalmente chiuso il periodo di siccità estrema nel bacino padano, in generale fiumi, laghi e falde acquifere sono ancora bassi, e per colmare il deficit idrologico accumulato in sei mesi serviranno altre precipitazioni estese, che al momento però non sono in vista, almeno fino all’inizio di novembre.

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