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Le ragioni di Senna e del cuore. Kimi, il numero 1 può attendere: “Credo che continuerò con il 12”

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Il numero 1 potrebbe sparire di nuovo dalla Formula 1. Nessun caso clamoroso, Kimi Antonelli non medita un ritiro alla Nico Rosberg, che dieci anni fa lasciò sul punto più alto della carriera: visto come ha dominato la stagione, la sensazione è anzi che il baby fenomeno bolognese in vetta sia destinato a restarci per molti anni. E allora? Il fatto è che arrivando a Città del Messico, dove la festa per il primo Mondiale è quasi pronta – in Mercedes hanno una certa abitudine in materia -, Kimi suo malgrado si trova con qualche questione collaterale da affrontare. Di che colore tingersi i capelli, ad esempio. E poi quel numero, riservato ai campioni del mondo: 1 o non 1, questo è il problema. Dal 2014 si può scegliere. E la sua decisione per il 2027 sembra presa: «Prima devo finire il lavoro – ha premesso con la consueta dose di scaramanzia -, ma penso che continuerò con il 12».

D’altra parte è forte il legame con quelle due cifre che lo accompagnano da sempre, dalla prima volta in monoposto in F4. È l’età dell’ingresso in Mercedes, soprattutto un omaggio ad Ayrton Senna che le «indossò» 64 volte tra 1985 e 1988, l’anno del primo titolo in McLaren. Allora il campione in carica era obbligato a esibire il simbolo del primato nella stagione successiva, così l’idolo di Kimi, «l’eroe che mi ha ispirato in pista e fuori», lasciò il testimone il 13 novembre 1988, in Australia, per non riprenderlo mai più.

Fu il secondo Mondiale vinto con quel numero, perché in attesa del tris di Antonelli c’è stato un altro grandissimo precedente, Niki Lauda campione con il 12 sulla Rossa nel 1975. «Kimi è maturo come lo era lui», il complimento di Piero Ferrari. «Niki si sarebbe levato il cappello di fronte alla prestazione di Austin», ha detto il team principal Toto Wolff ricordando l’ex presidente esecutivo della Mercedes.

La scelta, se troverà conferma, avrà anche ragioni commerciali. Oltre che da apprendista a campione, Kimi sta completando la trasformazione da atleta ad azienda: si stima che il Mondiale farebbe impennare il suo valore economico sui 50 milioni a stagione, in fatto di colleghi dietro solo a Max Verstappen e Lewis Hamilton. E anche la riconoscibilità del numero fa parte del «brand» di un fenomeno: Cr7, il 46 di Valentino, il 44 di Lewis che prima del 2014 non poteva usarlo e poi non l’ha più abbandonato nonostante per sei volte abbia potuto scegliere. Verstappen fa eccezione, come Lando Norris ha voluto mostrare l’1 agli altri e a sé stesso, un po’ come nel tennis.

Michael Schumacher, 120 volte, l’ha portato in pista più di tutti. Kimi non pare averne bisogno, probabilmente dovremo aspettare ancora prima di vederlo abbinato a un pilota italiano. Fino al 1974 i numeri venivano assegnati di gara in gara, così è accaduto solo in tre Gp: Nino Farina a Silverstone il 14 luglio 1951 (ritirato), Alberto Ascari al Nurburgring il 2 agosto 1953 (8° dalla pole), Ludovico Scarfiotti a Le Mans il 2 luglio 1967: addirittura non prese parte all’evento perché in rotta con la Ferrari. Tre precedenti non fortunatissimi, ma in questo caso crediamo che con la scelta di Kimi non c’entri la scaramanzia.

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