Le piazze spagnole contro sfratti e fondi immobiliari sono lontane, ma sindacati di base, collettivi studenteschi e movimenti per la casa giurano che la crisi è la stessa anche in Italia. Per questo il 15 ottobre il Movimento per il diritto all’abitare ha indetto una giornata di mobilitazione a cui ha aderito Asia-Usb e collettivi studenteschi come Cambiare rotta. L’appuntamento è a Piazza dei Cinquecento, a Roma, per una grande assemblea pubblica che deciderà anche le iniziative di protesta da mettere in campo fino allo sciopero generale e internazionale del 30 ottobre contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti.
il sondaggio
Il problema casa è grave per l’82% degli italiani, uno su due costretto a rinunce per mantenerla
«Oggi è in difficoltà non solo chi non lavora, ma anche chi ha un reddito. Complici dell’aggravamento della situazione: l’innalzamento dei costi della benzina e delle bollette» dice Margherita Grazioli, ricercatrice e attivista del movimento per il diritto all’abitare. Nel 2025 in Italia sono stati emessi 37.122 provvedimenti di sfratto e ne sono stati eseguiti 18.292. I numeri raccontano storie di famiglie costrette a lasciare l’abitazione perché non riescono a star dietro all’aumento dei canoni di affitto e ai prezzi schizzati per colpa dell’inflazione. Per molti la morosità è la causa prevalente di sfratto ed incolpevole quando le persone non riescono più a pagare perché hanno perso il lavoro o scoperto una malattia.
«Il piano casa varato dal governo – dice Grazioli – non guarda nemmeno lontanamente alle necessità di queste categorie. Si continua a favorire fondi immobiliari e speculatori, a cui tra l’altro il governo affida la determinazione delle politiche abitative, continuando a dare incentivi a costruttori». Non solo. «Si cancella l’edilizia residenziale pubblica» spiega Maria Vittoria Molinari, sindacalista Asia-Usb.

Il governo ha annunciato però 100 mila alloggi disponibili in dieci anni. «Ma se solo a Roma stimiamo circa 50 mila persone in emergenza abitativa». I dati parlano chiaro. L’accesso al mercato resta difficile soprattutto nelle grandi città. «L’Istat registra 4, 8 milioni di famiglie in affitto nel 2025, cioè il 18,1% del totale. Una platea per la quale la disponibilità di abitazioni accessibili è decisiva. Chi si fa carico di queste esigenze? Nessuno».
Il Piano casa del governo è stato convertito in legge a luglio. Il programma straordinario di manutenzione dell’edilizia pubblica e sociale dispone di 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, di cui solo 116 milioni per quest’anno. Poi c’è il progetto di recupero di circa 60 mila alloggi popolari. Ma stime e studi di settore, sull’intera domanda abitativa futura, ipotizzano che da qui al 2050 serviranno 3,6 milioni di nuove case. «Risorse, tempi e strapotere garantito ai privati, gli stessi che comprano case per trasformarle in b&b, non rispondono all’urgenza di chi sta perdendo il tetto o non lo trova» chiosa Molinari. Un nodo concreto riguarda il fondo a sostegno della morosità incolpevole: solo 24 milioni previsti nel biennio 2026-2027. «Briciole in mezzo al mare» denunciano i promotori della manifestazione del 15 ottobre. La vostra ricetta? «No risorse al riarmo e alle grandi opere, più fondi per welfare e abitazioni. Servono un milione di case popolari».
il dossier
Emergenza casa, 3,2 milioni di alloggi vuoti nelle città e 300 mila famiglie in attesa
Anna Maria Angelone

Ha denunciato il marito violento: “Ora mi sfrattano con mio figlio”
«Sei mia moglie, ti prendo quando voglio». Viola (nome di fantasia) racconta la sua storia mentre attende l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Sulla sua testa e quella del figlio di 13 anni pende un ordine di sfratto. È mercoledì 7 ottobre, siamo a Roma, zona metro C, Giardinetti. Palazzoni, famiglie di lavoratori, pensionati, tanti stranieri: un quartiere dove l’affitto si paga con fatica. Se poi sei una donna, vittima di violenza, con un figlio da crescere, è ancora più difficile. «Quella notte ha cercato di prendermi con la forza». Viola si è aggrappata al materasso, «l’ho sollevato e me lo sono trascinato addosso». Prima di quella notte l’aveva già picchiata, ma lei l’aveva sempre perdonato. «Mi ha strappato i vestiti. Io pregavo. L’ho preso per il collo e ho cominciato a stringere». A quel punto l’ex marito si è fermato: «Mentre usciva dalla stanza mi ha detto: “Domani facciamo i conti”». Mostra le denunce come se temesse di non essere creduta. Arriva l’unità mobile degli assistenti sociali: «È la prassi – spiega Maria Vittoria Molinari, sindacalista dell’Asia Usb che segue decine di casi – ma se non ci sono posti disponibili al massimo potranno accompagnarla da qualcuno che si offre di ospitarla». Tuo figlio cosa sa? «Mi ha detto: promettimi che non fai tornare a casa papà». E dello sfratto? «L’ha capito, mi ha sentita parlare al telefono con la tutrice della cooperativa che mi sta seguendo». Da qualche settimana grazie alla Cooperativa Santi Pietro e Paolo ha iniziato un nuovo lavoro, pulizie. «Sette euro l’ora con contratto. Speriamo mi chiamino spesso». Siete seguiti da uno psicologo? Un centro antiviolenza? Viola è smarrita, non risponde. Al picchetto antisfratto arrivano anche gli studenti universitari di Cambiare rotta e gli attivisti del Movimento per la casa. Ci sono anche le “Donne di borgata”, attive in quartieri e periferie popolari. Lo Stato che dovrebbe proteggerla è lo stesso che la sfratta. «Io non voglio restare per forza qui, capisco che questa casa non è mia e io non sono più in grado di pagare l’affitto da quando l’ho denunciato e siamo rimasti soli. Ma voglio rialzarmi e ricominciare da capo. Devo farcela». Nel frattempo arriva la notizia che forse c’è un posto a Piazza Venezia. «Non ha scelta – le spiegano – e non è nemmeno detto che fra un’ora ci sia ancora». Funziona così, la solita guerra tra poveri. Viola si convince, ma alle 11 arriva la notizia che lo sfratto è rinviato al 29 ottobre. E ora? Non può comunque andare nella soluzione che le avete proposto? «Senza sfratto oggi, no purtroppo». L’Italia dei paradossi.

Mutuo alle stelle, alloggio all’asta: “Dall’affitto ora avanzo solo 300 euro”
«La mia casa l’ho pagata 236 mila euro. Quando non sono più riuscito a pagare le rate del mutuo, la banca l’ha pignorata e l’ha venduta all’asta a circa 100 mila euro». Vincenzo Del Gottardo racconta la sua odissea. Siamo a Roma. Quella casa era frutto dei tanti sacrifici fatti quando lavorava e stava ancora bene. L’appartamento che aveva comprato era a Torre Angela, periferia popolare oltre il Raccordo, oggi quartiere di pensionati e famiglie a basso reddito. «Pagavo rate di 1.100, 1.200 euro al mese». Quando la rata è però schizzata a 1.600 euro al mese lui è andato in affanno. «Contemporaneamente mi sono ammalato. Nel 2011 sono stato costretto a lasciare il lavoro. Dovevo curarmi». Per qualche anno ha resistito, mettendo mano ai risparmi. Poi però anche quelli sono finiti. «Così ho chiesto alla banca di rinegoziare. Ma loro mi hanno ignorato».
Nel frattempo i risparmi sono finiti, Vincenzo ha smesso di pagare. Il 16 novembre 2022 lo sfratto è diventato esecutivo. «Mi sono trovato per strada e ho dovuto prendere una casa in affitto». Oggi la sua pensione è di 956 euro al mese, ha un bypass al cuore, un tumore allo stomaco alle spalle e le gambe che non reggono. «L’affitto è di 650 euro al mese, mi restano 300 euro per vivere». Vincenzo giura che il tasso che per anni la banca gli ha applicato era usurario. «Ho chiesto ad una società contabile di fare le verifiche. È uscito fuori che avevo ragione. Mi mancavano però 800 euro per le marche da bollo e l’agenzia non è andata fino in fondo».
La storia però non finisce. La stessa banca che gli ha sottratto casa e l’ha venduta all’asta, due anni fa ha mandato il conto da saldare a suo figlio, a cui l’aveva intestata. Quindi il ragazzo, con famiglia e due figli, oggi è diventato a sua volta un debitore: «La banca gli sta addosso, vuole da lui la differenza avendo venduto all’asta la mia casa ad un prezzo più basso del mutuo che avevo contratto». L’ultima beffa che racconta Vincenzo Del Gottardo è dell’Inps. «Mi hanno pagato un mese in più di pensione di accompagnamento. Io pensavo che, viste le patologie, quei soldi mi spettassero». Invece no. «Devo restituire 542 euro e visto che non ce li ho, mi trattengono 60 euro al mese sulla pensione».
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