Home Business Leonardo, studente 16enne, racconta dall’ospedale: “Avevo solo la bandiera della Palestina”

Leonardo, studente 16enne, racconta dall’ospedale: “Avevo solo la bandiera della Palestina”

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Leonardo, studente di 16 anni, sabato era arrivato con un amico dall’hinterland in piazza del Duomo a Milano. L’unico simbolo che aveva con sé era una bandiera della Palestina da esporre al corteo contro il carovita e altre istanze come le condizioni scadenti delle scuole italiane. Come tanti suoi coetanei aveva intenti pacifici. Eppure si è trovato nel fuoco incrociato tra chi ha scelto di ricorrere la violenza, trasformando il centro cittadino in un terreno di guerriglia urbana, e le forze dell’ordine. Viene ferito alla testa. Il colpo gli causa una lieve commozione cerebrale. Il sedicenne parla dal letto di ospedale, dove è ricoverato da quasi 36 ore. Al suo fianco c’è anche la madre.

«Erano circa le 18 – ripercorre lo studente -. Non sono riuscito ad uscire dalla piazza. A un altro ragazzo che stava facendo un video è stato lanciato via il telefono che è arrivato ai miei piedi. Mi sono chinato per prenderlo e, da chi non so chi, sono stato colpito alle spalle alla testa. Per un attimo ho perso la vista e mi sono fischiate le orecchie». Il momento è ripreso in uno dei tanti video che da giorni circolano in rete. «Anziché soccorrermi i poliziotti mi hanno tenuto a terra nonostante non opponessi resistenza. Io non avevo fatto nulla se non avvicinarmi all’altro ragazzo per restituirgli il cellulare».

Il sedicenne sarà uno dei 72 giovani che sabato pomeriggio vengono accompagnati in questura. Alle 21 la madre del ragazzo inizia a preoccuparsi perché il figlio non è ancora rincasato e non ha dato alcuna notizia di sé. «Ho visto che il cellulare di Leonardo era geo-localizzato in questura a Milano. Ho preso la macchina e sono andata lì». La donna trova tante altre madri e padri che, come lei, cercano informazioni sui rispettivi figli.

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«Ho chiesto di avere notizie di Leonardo, di sapere come stesse e di poterlo vedere. Non ci davano informazioni, soltanto che “i ragazzi stanno tutti bene, sono lì che ridono e scherzano». Per Leonardo non era così. «Ero come altri seduto sul pavimento. I poliziotti ci deridevano e ci davano dei calci alle gambe – denuncia Leonardo -. Io non stavo bene. Ho chiesto almeno dieci volte di chiamare l’ambulanza. Non mi hanno voluto aiutare ad alzarmi in piedi per andare al foto-segnalamento e quando l’ho fatto da solo ho anche vomitato».

Negli uffici di via Fatebenefratelli ci rimane per almeno dieci ore. «Mi dicevano che se l’ambulanza non arrivava era perché hanno interventi più importanti. Per me non l’hanno mai chiamata». Alle 4.30 di domenica mattina viene affidato alla madre. Contro lui non viene preso nessun provvedimento. In ospedale viene sottoposto a un tac che evidenzia il versamento in testa. I medici lo trattengono per monitorare la situazione. Sulle scene di devastazioni, replicate anche domenica, lo studente prende le distanze. «Oscurano le vere istanze di protesta sociale. Tuttavia, non si deve dare un motivo ai ragazzi di ricorrere alle violenza». E poi l’accusa alle forze dell’ordine. «Non vanno aggredite, ma la loro reazione è stata sproporzionata con i manganelli e l’uso dei blindati».


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