La magia dell’eclissi solare di stasera può trasformarsi in un incubo per la vista se affrontata con leggerezza. A spiegare quali sono i reali rischi e a sfatare i troppi «miti da social» su come osservarla è Francesco Calabrò, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Monaldi di Napoli.
Partiamo dall’errore più comune: alzare gli occhi al cielo per godersi lo spettacolo ad occhio nudo. Cosa succede esattamente all’interno del nostro occhio in quel momento?
«Succede qualcosa di estremamente pericoloso. Guardare un’eclissi solare senza protezione provoca un danno fototossico sulla retina: una vera e propria ustione termica. Nello specifico, viene colpita la macula, la regione centrale della retina responsabile della visione nitida, della capacità di leggere, di guidare o semplicemente di riconoscere i volti. Questo quadro clinico si chiama maculopatia solare e causa nella maggior parte dei casi uno scotoma centrale: una macchia cieca al centro del campo visivo, proprio nel punto con cui si è fissato il Sole».


In termini pratici, come agisce la luce del sole per causare un danno simile?
«Fissando il Sole, la luce intensa e le radiazioni invisibili all’occhio umano – in particolare i raggi ultravioletti – attraversano la parte anteriore dell’occhio (cornea e cristallino) e focalizzano tutta la loro energia sulla retina. Si generano così uno stress ossidativo estremo e reazioni fotochimiche che danneggiano in modo diretto i fotorecettori, cioè i nostri coni e bastoncelli».
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Perché molte persone continuano a fissare il sole senza rendersi conto che si stanno facendo del male? C’è un segnale d’allarme, un dolore?
«È proprio questo il punto critico! Il danno ai tessuti avviene in modo del tutto asintomatico e indolore. Chi osserva il Sole non avverte alcun fastidio immediato, non sente male, e quindi è portato a prolungare l’esposizione. Pensa che vada tutto bene, ma la retina si sta ustionando. I sintomi compaiono in genere solo dopo qualche minuto o qualche ora, quando ormai il danno è fatto».
Quali sono questi sintomi e, soprattutto, sono reversibili?
«I segnali variano a seconda della gravità. Si può andare da una visione semplicemente offuscata o da un’alterazione nella percezione dei colori, fino alle metamorfopsie, ovvero la distorsione delle immagini per cui le linee rette appaiono ondulate. Nei casi più gravi si forma lo scotoma centrale, la “macchia nera”. Nei casi lievi i sintomi possono regredire dopo qualche minuto o alcune settimane; purtroppo, nei casi più severi, il danno è del tutto irreversibile e porta a una perdita definitiva della visione centrale».
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Sui social network spopolano i consigli fai-da-te: c’è chi suggerisce di usare i classici occhiali da sole da spiaggia, chi radiografie vecchie, CD o perfino lenti d’ingrandimento. Possiamo fare chiarezza?
«Bisogna essere categorici: i soliti occhiali da sole non servono a nulla, non schermano a sufficienza. E il “fai-da-te” o i consigli da social sono ancora più pericolosi. Usare lenti d’ingrandimento, binocoli o telescopi privi di filtri appositi non fa altro che concentrare i raggi solari sulla retina come una lente che brucia un foglio di carta, moltiplicando la gravità dell’ustione. L’eclissi si può osservare esclusivamente con occhiali certificati con filtri speciali (ISO 12312-2), che però non sono di facile reperibilità in commercio. In mancanza di questi dispositivi ufficiali e sicuri, la regola d’oro è una sola: evitare assolutamente di fissare la luce del sole direttamente».

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