Da quasi 14 anni, Giuseppe Mussari è un fantasma. Dalle sue dimissioni dalla presidenza dell’Associazione bancaria italiana (Abi), per la precisione. Era il 22 gennario del 2013 e il Monte dei Paschi, la banca che proprio Mussari aveva guidato dal 2006 al 2012, era travolta dallo scandalo dei derivati Alexandria e Santorini. Per una breve stagione, questo brillante avvocato calabrese ma che proprio a Siena ha trovato la sua ribalta, è stato uno degli uomini più potenti d’Italia.
Presidente di quella che era la terza banca italiana, presidente dell’Abi, solidi legami con la politica nazionale, soprattutto a sinistra, ma non solo. Perché Beppe Mussari, quando era potente, lo cercavano tutti: politici di ogni colore, ministri e sottosegretari. Chi lo frequentava all’epoca, ricorda ancora le riunioni interrotte per rispondere alle telefonate «da Roma». A Siena, i pochi nemici se ne stavano ben nascosti. Perché se nel panorama nazionale era uno dei potenti, in città era la cosa più vicina possibile a un Re.
L’inizio della carriera
Brillante, preparato, ambizioso, intelligente, è troppo di tutto per accontentarsi di esercitare la professione forense nella piccola città toscana – dove comunque viene eletto presidente della Camera penale, nel 1993, quando ha appena 31 anni -. C’è la politica, che lo appassiona fin dagli anni dell’università, nella Figc, nel Pci-Pds e in tutte le successive trasformazioni. E c’è il potere, al quale dà la scalata partendo dalle fondamenta: la Fondazione Mps. Una vera cassaforte, che dalla sua nascita nel 1995 al 2010 ha distribuito quasi due miliardi di euro.
il caso
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GABRIELLA ROCCO
La maggior parte tra Siena e provincia, una realtà di 250 mila abitanti che ha goduto per tre lustri di soldi praticamente a pioggia. Nel 2001 ne diventa il presidente, ci resta per cinque anni e uno dei suoi primi atti è quello di chiamare un brillante cronista cittadino, senese e contradaiolo appassionato, come suo portavoce. Quel cronista è David Rossi e il sodalizio tra i due in quegli anni è solido e incide profondamente sulla vita della città.
Fondazione come passaggio
Ma la Fondazione, per quanto ricca e importante, è solo un passaggio. Nel 2006, il Mussari presidente della Fondazione indica Mussari come presidente della banca della quale l’Ente ha più del 50% del capitale e nomina la maggioranza dei consiglieri. Rossi lo segue anche in banca ed è l’unico al quale «il presidente» dà del tu. Sotto la sua guida viene lanciata la sciagurata operazione Antonveneta, nel 2008, che affonderà la banca e travolgerà l’intera città e non solo.
Ma fino al 2012-2013, tutto questo non è un problema: ci sono le operazioni finanziarie, spericolate anch’esse, che aiutano a tenere in piedi i conti e mettere la polvere sotto la tappeto. In quegli anni scrive anche un libro: “Gli strumenti della crisi: i derivati finanziari. Aspetti giuridici, tecnici e psicologici”. Non gli porterà benissimo, col senno di poi. Nell’aprile del 2012, ai primi scricchiolii, lascia la banca, qualche mese dopo si dimette dall’Abi.
Accuse, indagini e processi
Da lì inizia un lungo percorso di accuse, indagini, processi. Nel 2019 la Cassazione lo assolve in via definitiva dall’accusa di ostacolo alla vigilanza, mentre nel 2023 la stessa Cassazione renderà definitive le assoluzioni decise dalla corte d’Appello di Milano per un altro filone d’indagine. Delle inchieste sul dissesto della banca, dopo 13 anni non è rimasto niente. Una serie di contenziosi civili, compreso quello avviato da ex manager di Deutsche Bank licenziati dalla banca tedesca proprio per le vicende di Mps e che adesso chiedono danni multimilionari.
O meglio, sono rimasti i soldi pubblici impiegati per salvare Mps. Ed è rimasto, sulle pietre di un vicolo senza uscita del centro di Siena, il corpo di David Rossi. Lui, Mussari, in tutti questi anni è praticamente sparito. Prima alle porte di Siena, dove si è dedicato alla sua passione per i cavalli. Poi in Calabria, dove si è trasferito e ha ripreso anche a fare l’avvocato, per un importante studio con uffici anche a Roma.

Il caso David Rossi
Ha sempre declinato richieste di interviste, ha lasciato i suoi avvocati a commentare le assoluzioni dai vari processi che lo hanno coinvolto. L’unica eccezione è la deposizione fatta di fronte alla Commissione sul caso di David Rossi, il 16 febbraio del 2022. Parla per 4 ore, in parte la sua audizione è stata secretata e nella parte pubblica ha definito David Rossi «un fratello e un amico».
In quella sede, non si sbilancia quando deve rispondere ai parlamentari che chiedono se David si è suicidato o è stato ucciso. Dice però, più volte, che si schiera con la vedova Antonella nella ricerca della verità. Ieri Giuseppe Mussari, prima banchiere e poi fantasma, ha rotto di nuovo il silenzio. Definisce «lunari» i documenti presentati dal presidente della Commissione, Gianluca Vinci. E per la prima volta, dopo 13 anni di accuse e assoluzioni, annuncia che questa volta alla giustizia ricorrerà lui.
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