Libano, uccisa la giornalista Amal Khalil: chi era la voce dei villaggi vittima dei raid israeliani

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Amal Khalil è la nona giornalista libanese uccisa dagli attacchi israeliani contro il paese dei cedri. Giornalista di lunga esperienza originaria del Libano meridionale, si occupava dei conflitti nella regione, soprattutto nel sud del Libano, dal 2006. I suoi recenti reportage si concentravano sulle demolizioni effettuate da Israele nei villaggi in cui le truppe avevano stabilito postazioni in territorio libanese, in particolare nell’area di Bint Jbeil, non lontano da dove ha perso la vita. Questa era considerata una roccaforte di Hezbollah e si è registrato un violento combattimento, alla vigilia del cessate il fuoco, tra i militari israeliani e i militanti di Hezbollah.
Khalil lavorava per il quotidiano Al Akhbar, molto popolare soprattutto a Beirut, il quale, pur non essendo affiliato direttamente con Hezbollah, ne ha spesso sostenuto le idee. La stessa giornalista, 43 anni, si era descritta come sostenitrice della resistenza contro Israele «sia comunista che islamista». Per molti, l’esercito israeliano l’ha presa di mira intenzionalmente.
Lei stessa, nel settembre di due anni fa, aveva denunciato di aver subito minacce provenienti da un numero di telefono israeliano. Messaggi inviati via whatsapp, i cui screenshot hanno fatto il giro della rete, e nei quali la si minacciava di morte. Nei messaggi, le si chiedeva di lasciare il sud minacciandola, in caso contrario, di distruggere la sua casa e decapitarla. All’epoca lei denunciò parlando di un «nemico israeliano» il quale nel testo includeva dettagli dei suoi recenti movimenti scrivendole «Sappiamo dove sei e ti raggiungeremo quando sarà il momento». Non è mai stato chiarito chi avesse inviato i messaggi.

Quasi dieci giorni fa, il portavoce arabo della Forza di difesa israeliana Avichay Adraee, ha condiviso un post con un video di Al Akhbar su X, nel quale si vede Amal Khalil salvare un gatto intrappolato sotto le macerie di una casa nel villaggio di Ansariya, nel sud del Libano, distrutta dal fuoco israeliano. Nel post, il portavoce dell’esercito israeliano, definisce il giornale «portavoce del partito di Satana Hezbollah», «diavolo che sta interpretando il ruolo del cuore compassionevole», accusandoli di non aver mosso un dito prima che si permettesse di «mettere missili e depositi militari tra le case della gente».

In occasione dei funerali di Amal Khalil, che era molto conosciuta sia in Libano che da colleghi internazionali, un nutrito gruppo di giornalisti si è riunito a piazza dei martiri a Beirut per protestare contro l’uccisione di Amal e degli altri otto colleghi negli attacchi israeliani. Il cui esercito ha smentito di aver preso di mira giornalisti e di aver impedito i soccorsi portati alla Khalil e alla sua collega, annunciando di aver aperto un’inchiesta. Protesta e indignazione anche dai vertici politici e istituzionali del Libano oltre che dalle organizzazioni locali e internazionali di giornalisti.


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