L’intelligenza artificiale non eguaglia gli ingegneri: Ford richiama i dipendenti umani

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Dietrofront dentro Ford. Nelle ultime settimane, la casa automobilistica statunitense ha richiamato alcuni ingegneri umani dopo che i suoi sistemi automatizzati nel controllo qualità, basati sull’intelligenza artificiale, non sono riusciti a eguagliare le loro competenze. Ma non è un fenomeno circoscritto, perché a detta dell’agenzia Bloomberg negli ultimi anni sarebbero oltre 300 gli addetti umani che sono stati reinseriti in azienda.

Usando le parole del vicepresidente per la tecnologia hardware dei veicoli di Ford, Charles Poon, «l’intelligenza artificiale è uno strumento fantastico, ma è efficace solo quanto le informazioni utilizzate per addestrarla». Quanto basta per gelare l’entusiasmo per le nuove tecnologie che si affidano agli algoritmi adottate in campo industriale.

Inoltre, il chief operating officer di Ford, Kumar Galhotra, evidenzia che col tempo l’azienda si è affidata in misura sempre più crescente ai sistemi automatici di qualità, ma i risultati sono stati deludenti. Da qui, il richiamo degli specialisti incaricati di scovare i punti deboli prima che un componente arrivi in fabbrica. E quindi, il loro compito sarà quello di addestrare gli strumenti.

Secondo Poon, il problema non è stato solo lo strumento (ovverosia, l’Ai), quanto il fatto che i tecnici più esperti avevano lasciato l’azienda prima ancora di poter trasferire le proprie competenze ai sistemi che avrebbero dovuto rimpiazzarli. Senza il know-how, l’automazione ha quindi amplificato gli input deboli.

Durante la conference call sui risultati finanziari di ottobre, il direttore operativo del gruppo, Kumar Galhotra, aveva annunciato che l’azienda stava «implementando l’Ai nell’intero sistema industriale». Il che comprende l’installazione di 900 telecamere dotate di intelligenza artificiale negli stabilimenti «per rilevare i problemi di qualità alla fonte e aiutarci a mitigare le interruzioni di fornitura».

Dietro tutto questo, c’è una ragione precisa: l’amministratore delegato Jim Farley intende aumentare i profitti. Ma fare il passo più lungo della gamba ha portato il quartier generale di Dearborn ad ammettere, senza tanti fronzoli, che «negli anni passati, non abbiamo prestato la dovuta attenzione all’esperienza dei nostri ingegneri più esperti, che ci hanno accompagnato in molti cicli di sviluppo prodotto».

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