Un paio di scarpe da ginnastica blu, quattro bottigliette d’acqua e degli occhiali da sole, oltre a una chiazza di sangue sull’asfalto. E poi gli sguardi increduli e le voci strozzate dalla paura di chi ha assistito a quell’attimo di follia. È quello che resta dell’agguato a Francesco Ilacqua, martedì mattina, 30 giugno, in centro a Chivasso. A spiegare cos’è successo sarebbe stato lui stesso, ancora steso a terra in via Paleologi, ai carabinieri: «Mi hanno sparato».
Quanti colpi sono stati esplosi
L’aggressione è avvenuta alla luce del sole. Erano circa le 11.30 quando qualcuno che arrivava da via Torino, davanti al circolo Paolo Otelli ha sparato. Cinque colpi a bruciapelo esplosi (pare) alle spalle di Ilacqua che stava camminando diretto verso il bar dove andava quasi tutte le mattine. Il 48enne si è accasciato sul lato destro della strada: è rimasto ferito alla gamba sinistra e al braccio destro. Chi passava di lì è fuggito, cercando riparo: «Sono entrate due signore terrorizzate, che avevano assistito alla sparatoria – spiega Vincenzo Caserta, dell’edicola all’angolo – Sono rimasto con loro».
Chivasso, i rilievi dei carabinieri sul luogo dell’agguato dopo la sparatoria
Dove è avvenuto l’agguato
L’agguato è avvenuto in una via stretta e residenziale, a pochi passi da un asilo, un bar, una panetteria, il liceo Isaac Newton e l’istituto superiore Europa Unita. Chi risiede nelle palazzine basse, quasi nel centro cittadino, racconta di aver sentito dei «botti» e di aver subito pensato a dei petardi. «Abbiamo sentito quelli che credevamo fossero botti – dice Irene Tagliaferri, dell’associazione Nemo – Ci siamo affacciati e abbiamo visto una persona a terra, era da sola. Abbiamo chiamato il 112, mentre nel frattempo diverse persone sono andate a soccorrerla: era cosciente, ha raccontato lui della sparatoria».
Cosa ricordano i testimoni
Così ricorda anche Barbara Quitadamo, che abita al terzo piano del condominio di fronte a dove è avvenuto l’agguato: «Ho chiesto a mio marito perché esplodessero dei petardi alle 11 di mattina: mi ha risposto che non erano botti, ma spari». Anche la donna si è affacciata dal balcone e ha visto l’uomo sull’asfalto, sanguinante. «Ho chiamato l’ambulanza, mentre mio marito è sceso a soccorrerlo. Ha chiesto dell’acqua». Aggiunge: «Lo conosciamo: passa sempre di qui, quasi ogni mattina, perché frequenta il bar poco più avanti». Non è escluso che chi abbia ferito Ilacqua conoscesse le sue abitudini. Lo accerteranno le indagini, che sono affidate ai carabinieri e coordinate dalla procura di Ivrea (pm Ludovico Bosso) che ha aperto un fascicolo per tentato omicidio. Gli investigatori cercano di comprendere quanto accaduto ieri partendo dai rilievi effettuati in via Paleologi, dalle testimonianze e da eventuali immagini delle telecamere. Gli interrogativi, a poche ore dal ferimento, restano tanti. Uno su tutti: chi ha sparato a Francesco Ilacqua?
Tentato omicidio a Chivasso, “Ho sentito 4 colpi, pensavo fossero petardi”

Chi è Ilacqua
Il 48enne, trasportato dal 118 di Azienda Zero al Giovanni Bosco di Torino, è conosciuto in città: è figlio di Pietro Ilacqua, morto nel 2012 e considerato il capostipite del clan storicamente radicato tra Chivasso e la Piana reggina. Nella relazione della Commissione parlamentare Antimafia del 2004 era descritto come legato alla cosca Gioffrè di Seminara, paese di cui era originario. Non solo: il suo nome venne accostato (mai indagato) alla cosiddetta «strage di San Martino», il raid al circolo Arci di Chivasso in cui, nel 1987, un commando uccise tre uomini.
Per gli investigatori Francesco Ilacqua negli anni si sarebbe mosso lungo lo stesso solco del padre. Nel 2017 il suo nome è comparso nell’inchiesta «Panamera», nata in seguito ad una serie di agguati in strada a colpi di pistola e legata allo spaccio di hashish e cocaina, che avrebbe immesso sul mercato di Chivasso circa 600 dosi al mese. E quindi ora le domande che si fanno gli inquirenti sono tante. E si affaccia lo spettro di un regolamento di conti, maturato negli ambienti della criminalità organizzata.
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