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Lo spettro degli hacker sulle primarie del centrosinistra

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In tempi di attacchi hacker e di frigoriferi manomessi nei supermercati, dalle parti del Pd la domanda si fa più insistente: ma siamo davvero sicuri di voler fare le primarie anche online? Per Giuseppe Conte è una modalità necessaria per «allargare la partecipazione» e, sottinteso, anche le sue possibilità di vittoria. E finora, ai piani alti del Nazareno, nessuno ha espresso dubbi in merito, dando l’impressione di voler assecondare la richiesta del presidente del Movimento 5 stelle. Del resto, c’è l’obiettivo comune di puntare almeno a «un milione di votanti», questa la soglia psicologica ipotizzata sia al Nazareno che a via di Campo marzio. Asticella oggi tutt’altro che scontata da raggiungere, a maggior ragione se si votasse solo ai gazebo o nei circoli, costringendo le persone a uscire di casa in pieno inverno, magari con la pioggia o la neve.

Però il rischio di attacchi informatici, che puntino a inquinare la consultazione, è sotto gli occhi di tutti. E nel Pd non sono più solo i riformisti a temerlo, anche se poi sono soprattutto loro a denunciarlo. «E se i voti arrivassero da Minsk?», si chiede il senatore Filippo Sensi, che non risparmia una frecciata agli alleati: «I 5 stelle dicevano che noi facevamo votare i cinesi. Ma almeno quelli si presentavano fisicamente ai gazebo». Con il voto virtuale l’imprevisto è dietro l’angolo e nessuno può davvero garantire misure di sicurezza inviolabili.

La dimostrazione si è vista una ventina di giorni fa in Francia, in occasione delle primarie per scegliere il candidato socialdemocratico per l’Eliseo. La sfida interna al centrosinistra d’oltralpe, poi vinta da Raphael Glucksmann, è stata caratterizzata fin dall’inizio da rallentamenti e disservizi. Il voto elettronico è stato a lungo reso impraticabile da un’ondata di connessioni fittizie generate da bot automatici. La commissione organizzatrice ha presentato una denuncia contro gli ignoti hacker, vedendosi costretta a prorogare di un giorno la scadenza per chiudere gli scrutini.

Un precedente che non induce all’ottimismo, in vista delle primarie nostrane di febbraio. Ma è molto improbabile che alla fine si decida di rinunciare al voto online, non solo perché Conte ne fa una condizione imprescindibile. Anche Elly Schlein lo aveva chiesto nel 2023, in occasione delle primarie dem contro Stefano Bonaccini, e ora risulterebbe complicato rinnegare la modalità web. Soprattutto se punta, lei come il leader M5s, a coinvolgere i giovani, certo più propensi a votare dal loro smartphone o tablet, piuttosto che andare fisicamente al gazebo, magari distante chilometri da casa.

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