L’onorevole Silvestri, le ginocchiere di Meloni e il sessismo insostenibile

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C’erano molti modi possibili per accusare la premier Giorgia Meloni di essere troppo accondiscendente con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che esprimessero in modo efficace una dura critica politica. Poi ce n’era uno completamente fuori luogo, quello declamato in Aula ieri dal deputato del Movimento Cinque stelle Francesco Silvestri: «Ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda». Non è, come dice lui per giustificarsi, che la malizia sta negli occhi di chi guarda: l’insopportabile doppio senso sessista lo coglierebbe un ragazzino delle medie. E a quel ragazzino spiegheremmo che no, certe espressioni non fanno ridere, sono solo svilenti e offensive per le donne.

Sentirla dunque nell’Aula della Camera, pronunciata da un eletto nel corso di un dibattito sulla politica estera, fa cadere le braccia: davvero, quando Silvestri si è appuntato il discorso, ha ritenuto che accusare una donna capo di governo di indossare le ginocchiere nel rapporto con due leader uomini fosse una metafora neutra?

Servirebbe un’operazione di igiene del linguaggio pubblico. Sarebbe utile nell’ultimo bar di periferia, figuriamoci in un dibattito parlamentare in diretta tv. La destra ha subito stigmatizzato in batteria l’episodio, e ha ragione chi dice che ci sia un che di strumentale – non si ricorda una tale messe di riprovazione quando a essere offesa è stata qualche esponente del centrosinistra. Ma il punto non è il doppiopesismo delle reazioni ogni volta che una frase, un commento, una critica, scivolano in un più o meno velato maschilismo. Il punto, di cui davvero indignarsi, è la frequenza inaccettabile con cui questo avviene.

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