Sì, viaggiare, ma «dolcemente viaggiare, rallentando per poi accelerare, gentilmente senza strappi al motore». In tempi di overtourism il vero lusso è il viaggio dei tempi d’oro, del Grand Tour moderno, del muoversi in auto senza fretta godendo delle bellezze del paesaggio e delle opere umane che si incontrano. Così non è un caso che Louis Vuitton abbia appena annunciato il ritorno – dopo 14 anni – di una delle sue “Classic Run”, le corse di auto d’epoca in contesti straordinari; hanno iniziato nel ’93 nella giungla malese, poi tra i vigneti della Toscana, poi di nuovo in Asia fra le risaie e le montagne della Cina e ancora in Europa nelle foreste boeme.
Courtesy Louis Vuitton 
Quest’anno la ripresa in Italia con il viaggio da Venezia all’autodromo di Monza passando per le Dolomiti. La “Louis Vuitton Dolomites Classic Run 2026” vedrà 25 macchine storiche (Ferrari, Alfa Romeo, Maserati, Bentley, Porsche appartenenti ai più importanti collezionisti del mondo) partire da Villa Pisani a Stra, la “regina delle ville venete” sul Brenta, per poi proseguire verso le Dolomiti, sostare a Cortina e riprendere la gara verso il lago d’Iseo e Como; la meta finale è Monza, dove le “Fab-25” sfileranno il 4 settembre nel circuito dell’Autodromo all’apertura del Gran Premio d’Italia di Formula 1, con cui Vuitton ha firmato una partnership decennale.
Monoposto ipertecnologiche e eleganti campionesse di regolarità, una doppia presenza nel mondo dei motori che dice la volontà del marchio di far conoscere un pezzo – forse non noto a tutti – della propria storia. «Ed è una delle storie migliori che Vuitton ha da raccontare» spiega Pietro Beccari, Ceo di Louis Vuitton e di LVMH Fashion Group – parlo della storia del viaggio, sui transatlantici, sull’Orient Express o in automobile, un mondo che viaggiava in eleganza e chiedeva innovazione e creatività per essere al passo coi tempi».
Courtesy Louis Vuitton 

Il primo baule per auto fu creato nel 1897 da Georges Vuitton, figlio di Louis, mentre i “Sacs Chauffeurs” comparvero nel 1905; contenevano la ruota di scorta e, nello spazio vuoto dell’interno, fungevano da cappelliere. Nelle réclames Vuitton degli anni Trenta si leggeva: «Il raggio d’azione dell’auto attuale non dipende tanto dalla potenza del motore quanto dalla concezione del comfort e dei bagagli che trasporta». E in effetti la creatività non mancava: Vuitton pubblicizzava bauli-picnic con stoviglie da due a otto commensali e aero-bauli da mongolfiera, inaffondabili in caso di caduta in mare.
Courtesy Louis Vuitton 

«La creatività, l’inventiva, oggi come allora creano interesse» continua Beccari, «e fanno di Vuitton una marca culturale oltre che di prodotto, con belle storie da raccontare e una leggenda da nutrire con eventi pop e altri di nicchia». Pop come l’ultima sfilata parigina a tema surf (con onda vera) di Pharrell Wiliams e di nicchia come questa “Dolomites Classic Run” che vede Vuitton collaborare con istituzioni culturali, fondazioni, ville storiche e musei tra cui la Reggia di Monza, il Castello Sforzesco di Milano, la Villa Pisani a Stra e la Fondazione MUVE – Musei Civici di Venezia, sostenendo la custodia e la valorizzazione del patrimonio culturale locale.
«I collezionisti in gara entreranno in luoghi eccezionalmente aperti al pubblico, dai palazzi veneziani alle baite della Val Badia” aggiunge Beccari, “la stessa Villa Pisani a Stra dopo anni di restauri verrà presentata al mondo col vestito nuovo». E nei 600 chilometri di viaggio sono previste visite anche ad alcune eccellenze dell’artigianalità, come i cantieri dei motoscafi Riva sul lago d’Iseo.
Non resta che dire delle giornate finali. La premiazione avverrà al Castello Sforzesco di Milano dove il trofeo in vetro di Venini arriverà dopo aver viaggiato in un baule Louis Vuitton (come già succede per i Trophy Trunk della Formula 1). Infine, l’avancorte della Villa Reale di Monza ospiterà fino al 6 settembre una mostra – aperta al pubblico – delle auto partecipanti, con l’arrivo dal Museo dell’Auto di Torino di una guest star assoluta: l’Itala “Palombella” della Regina Margherita, fra le prime automobiliste del Paese.
Una bella storia in tempi di crisi per la moda? «È stato un anno difficile, siamo in curva da un po’» risponde Beccari, e la metafora è ancora automobilistica, «la curva può stringersi ancora e obbligare a rallentare, ma poi arriva il rettilineo».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it




