CAMPOBASSO. Il cerchio si stringe. I sospetti si concentrano su quattro figure. Al massimo cinque. Ed è tra loro che gli investigatori ritengono possa esserci chi ha ucciso Antonella e Sara. Si scava, sempre più a fondo e con una serie di verifiche incrociate, nei rapporti familiari. Le indagini non tralasciano alcun aspetto, ma si concentrano sui parenti delle due donne avvelenate con la ricina nel periodo di Natale. Dopo le decine di audizioni in questura, adesso c’è un numero che pesa. È quello dei sospettati: «quattro o cinque persone al massimo», come rivelano fonti investigative.
In parallelo, proseguono gli ascolti dei testimoni. Alcuni già sentiti, per altri è la prima volta. Sarebbe il caso di un cugino di Gianni Di Vita, ascoltato come persona informata dei fatti. Per ognuno un obiettivo ben delineato: ricostruire dinamiche familiari e relazionali. Tra presente e passato. Giovedì scorso era toccato a Gianni Di Vita, con un interrogatorio a sorpresa durato cinque ore. Insieme a sua figlia Alice, è parte offesa. Massimo riserbo sul contenuto delle sue dichiarazioni, ma sarebbero stati attenzionati vita privata e legami parentali. Di Vita avrebbe escluso dissidi o tensioni, dichiarando di non avere nemici né idea di eventuali sospetti. Nelle prossime ore potrebbe essere nuovamente ascoltata anche Alice. E forse anche Laura, la cugina che ospita lei e suo padre Gianni da quando la loro abitazione è sotto sequestro.
PIETRACATELLA
Avvelenate con la ricina, il telefono di Alice sotto esame due ore. E spuntano le flebo alle vittime

Gli inquirenti non escludono possibili dissapori, invidie o gelosie che potrebbero essere alla base del duplice omicidio premeditato. L’attenzione resta tutta incentrata su nomi vicini alla famiglia. Ogni testimonianza sarà incrociata con l’esito dei rilievi scientifici. Si cerca il movente, si cercano tracce del veleno che ha stroncato la 50enne Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, 15 anni appena. Tra le varie versioni di queste settimane, sarebbero emerse delle incongruenze. Sara morì il 27 dicembre, sua mamma il giorno dopo. A oltre quattro mesi di distanza, il sospetto è diventato certezza: qualcuno ha messo il veleno nel cibo o nell’acqua che hanno consumato.
il giallo
Avvelenate con la ricina, l’analisi dei vetrini e le chat della sorella con 11 fra parenti e amici

Risposte preziose potrebbero arrivare dai dispositivi informatici. Martedì, nell’abitazione dei Di Vita a Pietracatella, sono stati sequestrati i due cellulari delle vittime, altri tre in disuso, un computer, un tablet e due router. Questi ultimi non è escluso possano fornire un’accelerata all’inchiesta, permettendo di identificare chi si è connesso al Wi-Fi dell’abitazione nei giorni in cui si ritiene sia avvenuto l’avvelenamento. In particolare, a partire dal 23 dicembre, giorno della cena incriminata. A quel tavolo c’erano Gianni, sua moglie Antonella e la figlia Sara. La maggiore, Alice, era invece fuori con amici. È in quella data che, probabilmente, sarebbe avvenuta l’intossicazione.
Morte avvelenate, sopralluogo di tre ore nella casa di Pietracatella

Ma i cellulari connessi al Wi- Fi dell’abitazione saranno oggetto d’indagine anche per i giorni successivi al 23, considerando l’ipotesi che l’avvelenamento possa essere avvenuto in due fasi. La domanda è: chi c’era in casa in quei giorni? Dal momento che si tratta del periodo natalizio, non è escluso un viavai di amici e parenti. Per un brindisi, la consegna di un pacco regalo, uno scambio di auguri. E l’accertamento sui router potrebbe confermare o smentire anche eventuali racconti dei testimoni proprio su questo aspetto.
A quanto si è appreso, è stata ispezionata anche la casa della madre di Gianni Di Vita, che si trova al primo piano dello stesso stabile. Come emerso sin dalle prime fasi dell’indagine, il giorno di Natale la famiglia aveva mangiato dalla nonna paterna. Inoltre, sempre nell’ambito dei supporti elettronici, il mese scorso era stata acquisita la copia forense dello smartphone di Alice, alla ricerca di chat, cronologie di navigazione online, appunti sui pasti consumati, geolocalizzazione del dispositivo.
Il giallo di Pietracatella
Strage con la ricina, convocati amici e parenti dell’amica di famiglia che ospita Gianni e Alice

Stando a quanto trapela, la Scientifica – nei prossimi giorni – dovrebbe tornare nell’appartamento dei Di Vita alla ricerca di possibili tracce di ricina. Dopo il prelievo dei dispositivi informatici, questo potrebbe essere il passo successivo. La procura di Larino, titolare dell’inchiesta, avrebbe già elementi importanti, restringendo il campo dei possibili autori del duplice omicidio a poche persone. Vicine alle vittime. Servono prove. E il nuovo sopralluogo degli specialisti potrebbe fornire un ulteriore tassello.
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