«Uso l’estate per studiare». Accanto a lei, una pila di soggetti da leggere. Siamo in pieno agosto, con un Piano Fiction appena approvato, ma la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati guarda già avanti. Sa di avere dalla sua la leadership degli ascolti («Abbiamo chiuso il periodo settembre 2025-giugno 2026 con 3,5 milioni di telespettatori medi e il 20,7% di share») ma l’ultima stagione ha portato con sé anche tante sfide: Vanessa Scalera si è congedata da Imma Tataranni, Luca Argentero potrebbe dire addio a Doc, Medico in famiglia aspetta alla finestra e poi c’è da tenersi stretto il target, preziosissimo, dei giovani, che la Rai ha appena riconquistato. «Oggi il 30% della nostra platea è composto da ragazzi, che iniziano a seguire le serie su Rai1 e Rai2 sempre più presto, già a 8 – 12 anni», assicura Ammirati che è reduce proprio da un incontro (affollatissimo) con i giovani tenutosi al festival Marateale.
I ragazzi hanno riscoperto la Rai?
«Mare fuori ci ha dimostrato che si poteva riaccendere l’interesse, a patto di puntare su storie nuove e linguaggi attrattivi. Abbiamo spinto sui titoli young adult e teen lanciando serie come Un professore, Nudes, Mental e, da quest’autunno, Tutto l’amore che resta».


Perché investite poco sui romance, gettonatissimi in streaming?
«La nostra è un’offerta che deve parlare a tutti: non possiamo specializzarci solo su un genere, come le piattaforme, bensì diversificare ogni sera. Il melò fa naturalmente parte della nostra proposta e l’amore è un ingrediente che attraversa tutte le nostre serie, anche in maniera coraggiosa. Per esempio in Una finestra vista lago tratto dai romanzi di Vitali vedremo una relazione d’amore “diverso”, che farà ancora più scalpore svolgendosi la storia negli Anni ’30».
In Mamma non mamma la protagonista non desidera avere figli: dobbiamo aspettarci una svolta a misura di pubblico Pro Life?
«Nessuna delle nostre fiction è uno spot a misura di qualcosa. Il grande errore dell’attuale dibattito pubblico è la polarizzazione: ci si schiera su posizioni estreme che non contribuiscono certo a una democrazia migliore. La vera sfida – che è quella che cerchiamo di raccogliere noi – è dare voce a tutte le posizioni in campo, perché ciascuna ha le sue legittime ragioni, e cercare un dialogo. La maternità è al centro del nostro racconto perché crediamo che le donne e i bambini siano una risorsa della nostra società».
Il titolo più atteso è Doc 4 e parlerà di tagli alla sanità e medici killer. La fiction Rai ha smesso di voler essere rassicurante?
«Nell’ultima analisi della Direzione Marketing Rai è emersa una parola chiave: paura. La gente è preoccupata: viviamo in una situazione di allerta costante che non possiamo ignorare. Parlare al cuore delle persone vuol dire chiamare per nome le ansie del mondo, portarle in scena e indicare una possibile soluzione. Doc in particolare ha una dimensione di sostegno comunitario molto importante».
Per quanto Luca Argentero vestirà ancora il camice?
«Questa che vedrete a ottobre sarà l’ultima volta: come aveva già accennato, ha preferito fermarsi. Noi invece andremo avanti: stiamo già ragionando sulla quinta stagione, dove ci sarà il passaggio di testimone, oltre a una linea crime importante».


Avete sciolto le riserve anche su Imma Tataranni?
«L’addio di Scalera è stato un piccolo lutto: lei “era” Imma, è complesso sostituirla. Tuttavia gli sceneggiatori stanno scrivendo un soggetto di reboot».
Altre novità all’orizzonte?
«Stiamo sviluppando una terza soap, da aggiungere a Un posto al sole e Il Paradiso delle Signore. Sarà ambientata ai giorni nostri, ma in una città diversa da Napoli. La proporremo prima in prime time, nel 2027, e poi come spin off nel day time. Mi piacerebbe poi ragionare con Palomar sul ritorno de Il giovane Montalbano: in replica è riuscito a registrare buoni ascolti persino contro Temptation Island».
E i rumors su Medico in famiglia?
«Il capoprogetto ha letto il nuovo soggetto, io lo leggerò questa estate. Dobbiamo però valutare con calma, perché non si può semplicemente tornare dove ci eravamo lasciati. Il sequel deve avere un’effettiva urgenza narrativa, in grado di leggere e comprendere il presente».
A settembre vedremo mai una fiction prima delle 22?
«La Rai ha preso sul serio il sollecito del pubblico, di attori e produttori a iniziare alle 21.30, sono fiduciosa che sarà così».
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