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Marocchina giù dal bus, la replica di Stat: “Non è stata fatta scendere, era solo una battuta”

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È arrivata in mattinata (martedì 29 settembre) la replica ufficiale dell’impresa Stat in merito alla vicenda di Fossano, dove a una ragazzina marocchina di 14 anni sarebbe stato inizialmente negato l’accesso a un autobus con frasi forti che sarebbero state pronunciate dall’autista, tra cui «Faccio salire solo gli italiani».

L’azienda di Casale Monferrato, realtà dell’autotrasporto piemontese attiva da 107 anni e con oltre 200 dipendenti impegnati su rotte in tutta la Regione, ha voluto fin da subito chiarire la propria posizione attraverso un comunicato stampa: «Abbiamo garantito e sempre garantiremo il servizio pubblico di trasporto, ovviamente senza alcun tipo di discriminazione: Stat ripudia ogni forma di razzismo. Diversamente da quanto scritto, non è mai stato negato l’accesso al bus da parte del nostro personale e la ragazza che era già a bordo dell’autobus, è scesa volontariamente. Non le è mai stato chiesto di farlo. Nello stesso luogo erano presenti altri tre bus diretti alla stessa destinazione e in partenza alla stessa ora, altrettanto gestiti dalla nostra azienda. Stat si dissocia da eventuali comportamenti scorretti e potenzialmente offensivi dell’autista in alcun modo ad essa riferibili».

Raggiunto al telefono, l’amministratore delegato di Stat, Paolo Pia, interviene sulla vicenda andando oltre la nota ufficiale e offrendo ulteriori dettagli.

«L’autista è attualmente fuori servizio ed è stato ascoltato dai vertici aziendali per fare chiarezza sull’accaduto: Ci ha confermato che non ha mai impedito alla persona né di salire né di rimanere a bordo dell’autobus. Si tratta del fraintendimento di una battuta che avrà fatto, forse poco elegante e piacevole, e che probabilmente è stata interpretata come voleva essere interpretata; si voleva forse utilizzare una battuta per arrivare allo scandalo. Il pullman era vuoto, non c’era nessuno a bordo, nessuno può confermare o non confermare quanto è accaduto. Lui si è scusato con la persona dicendo che non voleva esprimere alcuna frase di razzismo».

Sulla dinamica dei fatti e le possibili conseguenze legali, aggiunge: «A prescindere, non si è ben capito se il giovane è andato a prendere la sorella o l’ha raggiunta solo per parlare con l’autista. Se farà denuncia, riceveremo gli atti e da quel momento inizierà un procedimento. Non possiamo muoverci in base a un video che non dice assolutamente nulla. Sul piazzale c’erano altri 3 autobus alla stessa ora della stessa corsa Fossano-Cuneo e l’autista non ha negato l’accesso a nessuno».

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Altri tre autobus a disposizione

Quindi respinge con fermezza qualsiasi accusa di discriminazione: «Noi ripudiamo assolutamente qualsiasi forma di razzismo. All’interno della nostra azienda lavorano marocchini, argentini, brasiliani, afghani, ucraini, albanesi, romeni. Si figuri se noi avessimo questo genere di pensiero, non avremmo queste persone che sono validissime come le altre. Sono esseri umani e come tanti sbagliano. Non sono in grado di dire cosa sia avvenuto a bordo dell’autobus in quei 30 secondi che hanno portato poi a fare quel video. Ma dalla versione dell’autista, dice che mai e poi mai si sarebbe sognato di impedire a una persona di affrontare il viaggio. E c’erano altri 3 autobus a disposizione».

Nel ripercorrere la storia ultracentenaria della Stat, l’amministratore delegato ribadisce: «Abbiamo ben radicati i valori che ci hanno portato a gestire l’azienda in tutto questo tempo. Senza averlo mai richiesto posso immaginare che all’interno del nostro gruppo le persone, al di là della nazionalità, abbiano anche religioni diverse. Alla base deve esserci il rispetto ed è a prescindere dal colore, dall’etnia, dalla religione, dal sesso. Sicuramente deve esserci stato qualcosa come mancanza di rispetto, altrimenti non aveva senso tutto ciò. Altrettanto vero che si può sbagliare – ammesso che l’autista abbia sbagliato – e si può comprendere».

L’assoluzione dell’autista

Infine, parole di stima nei confronti dell’autista: «Ha origini romane, mi dà “del tu”, mi chiama addirittura “Pà”, sorrido e non mi sono mai offeso, perché è nella sua abitudine: nel suo lessico c’è quello di rivolgersi con una forma molto romanesca. Non escluderei che il suo modo di rivolgersi abbia indotto a pensare che si stesse comportando male, ma posso assicurare che è un bravissima persona. A volte bisogna capire le persone e interagire con ciascuno nel rispetto delle proprie abitudini”.

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