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Mauro Pagani: “Grato di essere vivo per caso, non smetterò mai di sognare ”

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Mauro Pagani torna con un disco di inediti dopo 23 anni. Si intitola Tutto È Già Qui, esce il 16 ottobre ed è «quasi» una risposta al singolo che lo anticipa, Tutto Mi Manca. Due titoli opposti solo in apparenza. «Mi mancano ancora sogni e desideri che non si spengono mai – dice -. Ma tutto è già qui perché davanti a me ho tanto: ricordi, cose fatte, percorsi. Li vedo, li sento». In mezzo c’è anche la malattia, un problema neurologico serio che nel 2020 gli ha provocato un’amnesia generale: nomi, facce, episodi della sua esistenza, tutto cancellato, scollegato, senza ordine e senso. Ora ha recuperato, ma l’esperienza è entrata in Vivi per caso, ispirato al poeta italoamericano Emanuel Carnevali e agli uomini tornati vivi dalla Prima guerra mondiale. «Pensavano ai proiettili passati vicino, alle bombe scoppiate di fianco ma non troppo. A quanto erano stati fortunati a sopravvivere. Per un attimo anch’io mi sono sentito vivo per caso. Dopo lo scampato pericolo, però, di buonumore».

Dal 2003 Pagani, che ha da poco compiuto 80 anni , non pubblicava nuovi album, ma non per scelta. «Ho fatto centinaia di cose, cinque o sei colonne sonore, scritto due libri, prodotto dischi. Quando mi hanno detto che erano passati 23 anni, ho pensato: di già? Per fortuna la vita mi ha travolto». Il cinema, in particolare, gli ha dato una libertà diversa. «Scrivere musica per immagini è un lavoro che mi ha entusiasmato per molto tempo». Alcune canzoni lasciate a metà hanno ricominciato a bussare. «Era ora di finirle, perché altrimenti la musica va a male. E quindi tocca fare».

Sessant’anni di musica italiana stanno dietro a queste nuove canzoni. La PFM, innanzitutto. «Quando li ho incontrati venivo dai night club, dove suonavi tanto, ma un po’ per te stesso, perché la gente spesso non ti ascoltava». Pagani aveva dalla sua due strumenti, flauto e violino, «proprio quelli che “i Quelli” (il nome del gruppo messo su da Franx di Cioccio e soci prima della PFM, ndr) stavano cercando. Con Franco Mussida, Flavio Premoli e Franz Di Cioccio cominciò un’avventura che avrebbe cambiato tutto». Fino a poco prima il gruppo incideva versioni italiane di canzoni straniere, poi qualcosa scattò. Prima le riletture dei King Crimson, e a seguire la ricerca di un linguaggio personale. «Abbiamo cominciato a sperimentare la nostra musica come se finalmente ci fosse stata data l’autorizzazione a farla. Ho preso il treno nel momento in cui partiva. È stato bellissimo. Sono stato fortunato».

Pagani può affiancare il suo nome a quello di Fabrizio De André, Crêuza de Mä su tutti, il cinema, le produzioni e le infinite deviazioni di una carriera vissuta senza una strada troppo dritta. Non a caso il documentario sulla sua vita si intitola Andando dove non so. Dentro c’è una figura che Pagani si porta dietro dall’infanzia: «il fuggiasco». «Ero figlio unico e molto solo. I miei pensavano fossi destinato chissà a quale grande futuro e ritenevano che pochi ragazzi avessero il privilegio di potermi tenere compagnia. Così stavo a casa a fare il bravo ragazzo». Parlava da solo, tanto che con i genitori raggiunse un accordo piuttosto singolare: poteva farlo per tre quarti d’ora al giorno. «Un tempo accettabile», ricorda oggi. I libri sono diventati i suoi compagni di viaggio.

Nel nuovo lavoro, però, c’è soprattutto il presente. Il pezzo Aparthate nasce contro «l’odio razziale degli stupidi che vivono ancora schiavi del razzismo. Sono sempre di più e sembra che si stiano appropriando della direzione del mondo. A parte detestarli, non posso che scrivere un pezzo e dire che non mi piacciono». NME (si pronuncia «enemi» e cioè «nemico» dall’inglese all’italiano) gioca invece sulla parola e sulla sigla del New Musical Express, la rivista che ai tempi della PFM li votò secondo miglior gruppo esordiente europeo. «È la storia di qualcuno che è un nemico e si comporta da nemico. Mi sono messo nei miei panni e molti dei nemici che elenco sono nemici miei».

Sul ritorno dal vivo Pagani non fa promesse, soprattutto dopo quello che ha passato. «Aspetto prima di prendere decisioni importanti. Voglio essere sicuro di avere la voglia e l’energia per farlo con i musicisti che hanno registrato il disco con me. Sicuramente qualcosa farò, ma cosa ancora non lo so». Nel documentario Andando dove non so compaiono Tutto Mi Manca e altri due inediti. Viene da pensare che quello del film, sia un titolo perfetto per uno che da bambino sognava di viaggiare per tutta la vita e sessant’anni dopo non ha ancora smesso. Oggi, in fondo, può permetterselo. Andare, ancora una volta, dove non sa.

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