Mazzette e falsi collaudi: 600 giostre pericolose giravano in tutta Italia tra incidenti e morti

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L’otto febbraio 2024 un giostraio chiama, da qualche parte dell’Italia, l’imprenditore Mario Angelo Favro, uno dei 28 indagati del «sistema La Cassa». «Pronto, signor Angelo?». «Mi dica». «Avrei bisogno di fare i documenti». «Di cosa?». «Del Tagadà. L’ho appena preso». «Mmh…ehh…servono foto, misure, nome del proprietario». «È solo che è scritto tutto in straniero. Te lo scrivo io su un foglio, come è fatto? C’è la foto e c’è il manuale di istruzioni». «Va bene. Mandami tutto su WhatsApp. Sono 750 euro».

Collaudi mai eseguiti o messi in scena

Seicento giostre sparse sulla penisola. Collaudi mai fatti o messi in scena con pezzi e persone a caso. Firme e documenti falsificati. Riunioni fatte per finta senza i vigili del fuoco, gli unici titolati a verificare la sicurezza di colossi di ferro enormi, con nomi che ora, a indagine chiusa, appaiono inquietanti: volo di rondine, piattaforma rotante orientabile, ruota panoramica, twister, tagadà, pendolo frontale. Sono le accuse contestate dalla Procura di Torino, che ha chiuso un’inchiesta con 28 indagati, nata dopo che una analoga, sulla stessa presunta cricca, era stata aperta a Vercelli nel 2019. Ogni certificato aveva un prezzo, secondo gli inquirenti: da 50 euro a 750 euro per avere i documenti subito con il metodo “WhatsApp”.

Il ruolo degli indagati nel sistema

Sono i carabinieri ad avere ascoltato e analizzato migliaia di ore di telefonate. In quella tra un giostraio e Favro, considerato l’intermediario, con Kevin Cena, tra i proprietari delle attrazioni e Claudio Asioli, ex comandante della municipale di La Cassa, il primo supplica il secondo: «Fammi 400 euro, sono messo male. Devo ancora fare il toro meccanico, il pugnometro, la rotonda, non riesco con 650 euro a giostra. Fammi un po’ di sconto». La risposta: «E come faccio a 400 euro? Se 200 li vuole il Comune, altri 200 la commissione e 200 l’ingegnere…».

Incidenti mortali e gravi ferimenti

L’ingegnere è Graziano Minero, difeso dall’avvocato Carlo Boggio Marzet. Figura tra i principali indagati di questa inchiesta e anche di quella sulla tragica morte di Ludovica Visciglia, 15 anni, sbalzata via da un Tagadà nel 2022 a Galliate. Il certificato della giostra era stato fatto a La Cassa anni prima. Minero fece il collaudo, perlomeno sulla carta. Due anni dopo la morte di Ludovica, un’altra ragazzina di 13 anni ha quasi perso una gamba a Legnano, dopo essere volata giù da un barcone roteante. Anche in quel caso, il certificato era stato fatto ben più distante da quel Luna park. A Borgo d’Ale. Ma ci sarebbe lo stesso sistema dietro.

Falsi collaudi e commissioni fittizie

Gli incidenti non hanno stupito gli investigatori. «Le attrazioni non solo non vengono minimamente collaudate – scrivono i carabinieri della polizia giudiziaria della procura nella relazione conclusiva – ma non vengono neppure montate». Il modus operandi sarebbe stato questo: «Asioli si fa consegnare da Cena, Minero e Favro la documentazione necessaria per l’emissione del codice identificativo, redige un verbale di seduta nel quale attesta falsamente di avere effettuato tutte le verifiche. Poi vengono messe le firme degli assenti». Così avveniva il rilascio del codice identificativo, che permette al giostraio di girare ovunque. La normativa prevede che sia sufficiente farlo una volta, in un comune qualsiasi. Per questo, scrive l’accusa, giostrai da tutta Italia in ansia per avere in fretta il codice o in possesso di giostre non proprio a norma si sarebbero rivolti agli indagati del «sistema La Cassa».

Le intercettazioni

Da Arona (Novara) per montare un tagadà. Da Mirandola (Modena) per installare una pista da pattinaggio. «E come si fa ad avere il timbro di La Cassa?» chiedeva il proprietario, intercettato. Il lavoro da fare è immenso. Gli indagati passano ore al cellulare a gestire pratiche dalla Sicilia all’Emilia Romagna. Il 2 dicembre 2023 Favro dice ad Asioli, principale indagato difeso dall’avvocata Stefania Pignochino: «Ciao Claudio, ascolta, c’è quel somaro del twister. È amico del funzionario del Comune e gli aveva detto che prendeva la giostra. Però gli hanno fatto il codice il 7 settembre. Ma la commissione sarà il 15 dicembre». Insomma, un certificato ottenuto tre mesi prima della verifica ufficiale potrebbe destare sospetti. Asioli risponde: «E sì lo facciamo. Tanto usiamo lo stesso numero, cambiamo solo la data».

Irregolarità dei certificati e controlli inesistenti

Il 23 novembre si raccomanda: «Il Comune vuole quel file, non è nostro. Daglielo ma non coi timbri eh? Perché sennò loro dicono, e questi come facevano ad avere già i timbri del Comune?». È sempre Asioli a frenare richieste esagerate come quella di Cena, che esige di installare un enorme volo di rondine in una piazzetta minuscola. «E se ci vengono a dire qualcosa? Dove la mettiamo quando c’è già un capannone, tutta la gente che mangia la polenta. Il tappeto te lo faccio stare. Ma quella roba lì vola. Vola e in più gira!».

Sopralluoghi simulati e finte installazioni

Sarebbe stato tutto finto. Il certificato, la seduta della commissione di vigilanza obbligatoria per legge per le «giostre medio grandi», i documenti. Anche i sopralluoghi. Il 15 dicembre 2023 gli indagati, scrivono i carabinieri, «tentano di montare un paio di giostre per dare l’impressione che la procedura sia lecita». Scelgono il «Percorso vita sospeso di Tarzan». Portano un pezzo di rete e dei moschettoni. Minero pianifica tutto al telefono: «Io ti imbrago, tu devi arrivare giù così». E la recita nella giungla è pronta.

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