Meloni sente Erdogan: comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico

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In vista del vertice Nato ad Ankara, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

«I due leader – spiega palazzo Chigi – hanno riaffermato il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno della Nato, richiamando entrambi l’importanza del Fianco Sud».

La conversazione ha permesso poi uno scambio sulla situazione in Libia, inclusa la cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico degli esseri umani. Nel colloquio, si apprende da fonti italiane, si sono discussi gli obiettivi del vertice in programma la prossima settimana, ed è stata espressa soddisfazione per l’accordo già raggiunto dai rappresentanti dei 32 Paesi dell’Alleanza sul testo della dichiarazione finale.

I paesi della Nato, in particolare, si preparano a garantire all’Ucraina un nuovo pacchetto di aiuti militari per complessivi 140 miliardi di euro nel biennio 2026-2027. L’accordo prevede uno stanziamento minimo di 70 miliardi di euro all’anno per equipaggiamenti militari, addestramento e sostegno a Kiev. Nel conteggio rientrano tuttavia anche i circa 60 miliardi di euro già previsti dal pacchetto di aiuti dell’Unione europea fino alla fine del 2027.

Di conseguenza i paesi della Nato dovranno finanziare con risorse nazionali circa 80 miliardi di euro. Secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, l’Italia, pur condividendo con l’Alleanza la narrativa e l’approccio di continuare la pressione su Mosca, riteneva che fosse più corretto procedere come in passato e cioè anno per anno, anche per ‘scommettere’ più sulla pace, sul negoziato e quindi non solo sul versante della pressione militare.

Alla fine, però, la maggioranza dell’Alleanza ha deciso di procedere col biennio, che peraltro, viene fatto notare, va anche in parallelo con l’impegno biennale assunto in ambito Ue con i 90 miliardi di prestito a Kiev. I quattro punti principali al centro del vertice di Ankara saranno il nuovo concetto di sicurezza, poi ovviamente il dossier Ucraina, quindi l’attenzione al Fianco Sud – tema oggetto anche delle pressioni italiane per inserirlo nella dichiarazione finale -, infine il rafforzamento delle capacità industriali di difesa.

Non sarà oggetto del vertice invece il discorso legato ai prestiti Safe poiché, viene spiegato, è un dossier con un cappello Ue, perciò non se ne parlerà.

Sull’appuntamento di Ankara ovviamente la grande incognita è rappresentata dall’atteggiamento che avrà il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, da mesi critico nei confronti degli alleati europei per il loro contributo all’Alleanza.

Nel mirino è finita più volte anche l’Italia, e in Turchia Meloni e il tycoon avranno l’occasione di ritrovarsi faccia a faccia dopo il G7 di Evian e il successivo scontro a distanza che ha infiammato le ultime settimane. Al momento, riportano fonti diplomatiche, non è in agenda alcun incontro tra i due, ma i momenti di contatto, esattamente come avvenuto in Francia, di certo non mancheranno.

La premier, come già annunciato in Parlamento, al vertice confermerà l’impegno dell’Italia a destinare il 5% del Pil al comparto entro il 2035, puntando su una traiettoria crescente. Per questo ricorderà l’aumento degli investimenti degli ultimi due anni, dall’1,6% al 2,8% (2,09% di spese tradizionali per la difesa e 0,71% relativo al nuovo concetto di sicurezza, pari a poco più di 15 miliardi di euro).

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