Il rally di Wall Street continua a macinare record, ma c’è chi invita gli investitori alla massima prudenza. Michael Burry, il gestore di Scion Asset Management diventato celebre per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 e reso famoso dal film The Big Short (titolo italiano La grande scommessa), ritiene che i nuovi massimi dell’S&P 500 possano nascondere rischi simili a quelli che precedettero il crollo del 1987.
Secondo Burry, il problema non è tanto la crescita delle quotazioni quanto il modo in cui il mercato sta salendo. La combinazione di bassa volatilità e continui nuovi record spinge infatti molti fondi quantitativi e strategie automatiche ad aumentare progressivamente la leva finanziaria, acquistando ulteriori azioni. Un meccanismo che alimenta il rialzo, ma che potrebbe invertire rapidamente la rotta qualora aumentasse l’incertezza.

L’investitore richiama così alla memoria il “Black Monday” del 19 ottobre 1987, quando il Dow Jones perse il 22,6% in una sola seduta, il peggior ribasso giornaliero della sua storia. Anche allora, secondo molti analisti, un ruolo importante fu svolto dalle strategie di vendita automatica che amplificarono il movimento ribassista.
Burry continua a mantenere una posizione prudente soprattutto sul comparto dell’intelligenza artificiale. Il gestore conserva infatti scommesse ribassiste attraverso opzioni put su un Etf specifico sui semiconduttori e mantiene posizioni corte su alcuni titoli tecnologici, convinto che l’entusiasmo per l’AI abbia portato molte valutazioni su livelli difficili da sostenere nel lungo periodo.
Le sue preoccupazioni si concentrano in particolare sul settore dei semiconduttori, che considera altamente ciclico e vulnerabile a un eventuale rallentamento degli investimenti. Secondo Burry, la corsa all’intelligenza artificiale potrebbe aver alimentato aspettative troppo elevate rispetto alla crescita effettiva dei ricavi.
A rafforzare il suo ragionamento contribuisce anche un’analisi del tecnico Jonathan Krinsky di Btig Research. L’esperto osserva che l’S&P 500 è riuscito a guadagnare circa il 5% in appena quattro sedute prima di segnare un nuovo massimo storico, una dinamica verificatasi solo tre volte negli ultimi trent’anni. Due dei precedenti coincidono con momenti che precedettero importanti fasi di correzione: marzo del 2000, all’apice della bolla tecnologica, e aprile del 1999, quando iniziarono a indebolirsi molte società della new economy. Il terzo episodio risale invece al novembre 2020, durante la forte ripresa successiva alla pandemia.
Burry sottolinea inoltre che la riduzione della volatilità induce numerosi fondi sistematici ad aumentare automaticamente l’esposizione azionaria. Se però la volatilità dovesse improvvisamente tornare a salire, gli stessi algoritmi potrebbero essere costretti a vendere rapidamente, accentuando eventuali ribassi. Non tutti condividono però questa visione. Diversi strategist ritengono che il mercato si trovi ancora all’interno di un ciclo rialzista strutturale sostenuto dagli utili societari, dagli investimenti nell’intelligenza artificiale e dalla solidità dell’economia americana. Secondo alcuni osservatori, il boom dell’AI potrebbe addirittura rappresentare un ciclo di crescita superiore a quello della bolla internet degli anni Novanta.
Lo stesso Burry riconosce di aver lanciato numerosi allarmi negli ultimi anni senza che tutti si siano concretizzati. Tuttavia ricorda di aver anticipato con successo la crisi del 2008, lo scoppio della bolla tecnologica del 2000 e altri momenti di forte tensione dei mercati.
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