Michel Platini: “Amo la Juve, ma non tornerò. Giù le mani dalla famiglia Agnelli”

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C’è Michel Platini che parla. E non c’è un solo messaggio banale. Che parli di Mondiale o politica del calcio, che parli di sé e dei suoi tempi o dei campioni di oggi. Soprattutto, non c’è niente di scontato se parla di Juve.

È Le Roi l’ospite d’onore della 21a edizione della Golf Cup organizzata dalla Fondazione Vialli e Mauro, a 71 anni e un giorno resta il club bianconero ad avere un ruolo speciale nel suo cuore. Ma, a dispetto della fantasia dei tifosi bianconeri, Platini esclude il ritorno: «L’ho già detto altre volte, non penso di poter tornare alla Juve. Sono un grande tifoso, questo sì. E quando penso alla Juve, penso a tre cose: a tutti i tifosi che mi vogliono bene e che in questo momento sono delusi, poi alla famiglia Agnelli e infine ai grandi momenti che ho vissuto con i miei compagni. Potrebbe essere quindi Del Piero l’uomo giusto? Magnifico! In realtà non lo so, non lo conosco abbastanza bene per dirlo e poi decide John».

(ansa)

La famiglia Agnelli, prima e dopo di tutto. Su questo è chiaro Platini, la garanzia della Juve nel mondo è sempre la stessa: «La scalata di Tether? Nessuno tocchi la Juve! Io sono per la famiglia Agnelli, nessuno deve toccare la proprietà della Juve finché vivrò, sono loro ad averla resa grande in oltre cento anni di storia. Certo, ora è dura con i fondi arabi, chi ha più soldi vince e basta, una volta era la Juve ad avere più disponibilità, ma sono sicuro che presto tornerà ad alti livelli. E comunque per me la Juve è la famiglia Agnelli, non c’è altra possibilità».


(ansa)

Nel passaggio da Comolli a Carnevali, in ogni caso, non tutto è da buttare: «Io non conosco l’ambiente della Juve da dentro, quindi posso parlare in generale. E alla fine ha perso una partita con la Fiorentina, quindi la stagione è stata negativa perché non sei andato in Champions, se l’avesse vinta allora sarebbe cambiato tutto il giudizio. La verità è che nel calcio ci sono i cicli e la Juve non può vincere sempre. Lasciamo anche qualcosa agli, non troppo però…».

E da numero 10 a numero 10, Platini toglie pressioni attorno a Kenan Yildiz: «Ha delle grandi doti, è giovane, bisogna avere pazienza. Ma se penso a lui o a giocatori come Olise e Yamal noto che i numeri 10 di oggi sono i numeri 11 della mia epoca, partono dalla fascia e magari si accentrano».


(ansa)

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