DETROIT. «L’Amministrazione Trump è di un’incompetenza mai vista nei tempi moderni». Barack Obama entra a gamba tesa nella campagna elettorale per le Midterm e sceglie gli Stati del nord industriale – Ohio e Michigan – per lanciare la volata ai candidati democratici. Prima a Cleveland e poi alla Cass Technical High School di Detroit, il 44esimo presidente ha riservato uno dei più feroci attacchi contro Trump (in arrivo oggi in Michigan).
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Di solito prudente nell’andare apertamente contro il suo successore, Obama, camicia azzurra e pantaloni scuri, ha cambiato registro. Ha evidenziato «due anni di caos, crudeltà e corruzione» dell’Amministrazione Trump, dove i funzionari top «non sono persone serie». Hanno trascinato – ha detto Obama – il Paese in una economicamente dolorosa guerra in Iran che «nessuno ha mai chiesto». «In quanto ex presidente, posso dirvi che a volte fattori che sfuggono al controllo di un presidente finiscono per mandare all’aria i piani meglio elaborati», ha affermato Obama. Ma ha aggiunto: «Non è questo il caso. Le azioni di questa amministrazione sono direttamente responsabili dell’aumento dei costi».
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L’ingresso di Obama in campagna elettorale verso il voto del 3 novembre rappresenta l’asso nella manica per i democratici che lo definiscono «la più importante arma che abbiamo». L’agenda degli spostamenti dell’ex leader democratico è stata studiata accuratamente. Eric Schultz suo consigliere l’ha discussa con i vertici del partito. Obama va dove il suo impatto è maggiore e i candidati ne possono beneficiare, spiega in un comunicato. In Ohio al suo fianco c’era Sherrod Brown – leggermente in vantaggio sul rivale Jon Husted; a Detroit invece Abdul El-Sayed, impegnato in un testa a testa con Mike Rogers in un duello sempre più aspro nei toni e gonfio di scambi di accuse, non ultima quella che i repubblicani e Trump in testa muovono al medico 44enne musulmano di origine egiziana di essere affiliato ai Fratelli Musulmani e di essere un jihadista. Con loro sul palco i candidati alla carica di governatore nei due Stati, Amy Acton e Jocelyn Benson-
Il senso della scelta di Obama di intervenire in Michigan lo spiega a La Stampa l’ex consigliere di Biden, Yemisi Egbewole, «Obama non porta nuovi elettori ma la sua presenza è fondamentale per motivare e galvanizzare la comunità afroamericana locale e portarla alle urne». Gli afroamericani a Detroit rappresentano il 75% della popolazione (circa 450mila persone) e nelle primarie in agosto scelsero la sua rivale, Haley Stevens. Anche oggi, stando ad alcune rilevazioni, il loro entusiasmo per El Sayed è contenuto.
In Obama i democratici vedono anche un contraltare “al magnetismo di Trump”. L’ex presidente è l’unico leader in grado di contrastarlo mediaticamente e di fornire una visione complessiva dell’agenda democratica ed esporre errori e bizzarrie dell’Amministrazione repubblicana come fatto ieri nei due comizi. «Hegseth si occupa del testosterone e della mascella, delle esecuzioni in diretta streaming. Si guarda allo specchio per sistemarsi i capelli per questo, è quello che fa un vero guerriero». Sui dazi al Canada: «Perché? Il Canada ci ha portato lo sciroppo d’acero». E poi le ristrutturazioni alla Casa Bianca. «Perché tutto quell’oro? Qual è il problema? È come se Saddam Hussein avesse aperto un Cheesecake Factory», catena di ristoranti americani noti anche per arredamenti appariscenti e kitsch.

«Vedo rabbia e frustrazione fra la gente», ha detto alle persone assiepate nella palestra della Cass Technical High School, per il costo della vita schizzato in alto, per i prezzi di case e affitti, per le bollette elettriche. L’ex presidente sinora ha raccolto 15 miliardi di dollari per i democratici ed è stato attivo in una ventina di spot pubblicitari. La presenza sul palco di Obama insieme a El Sayed è diventata motivo di curiosità dopo che i media conservatori hanno rispolverato vecchi suoi tweet contro l’ex presidente. Nel 2012 ad esempio lo definì «insufficientemente progressista» e ancora lo criticò per «le deportazioni, mai così tante fatte da un presidente». In agosto però El Sayed, superate le primarie, ha avuto una telefonata con Obama e avviato un’opera di riavvicinamento: «La sua vittoria nel 2008 ha dato speranza ed è stato per me un momento di eccitazione».
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