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Midterm, nella campagna elettorale è scontro a distanza tra Obama e Trump

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ATLANTA. Dal nord industriale di Michigan e Ohio lo scorso weekend, alla Bible Belt del Sud tra Georgia e South Carolina nelle ultime 48 ore. Le strade di Barack Obama e di Donald Trump lungo la campagna elettorale per le Midterm (si vota martedì prossimo) si sfiorano, ma lo scambio di attacchi fra il presidente numero 44 e il suo successore è fitto.

Barack Obama è sceso in campo per aiutare i candidati del suo partito a spuntarla, ha scelto accuratamente i luoghi dove andare misurando l’impatto che la sua presenza può avere sull’affluenza. Perché, confida una stratega dei democratici, nessuno si aspetta che Obama porti nuovi voti ai democratici, ma resta una calamita per alcune frange della società, l’elettorato nero in particolare che pur in gran parte si sentì tradito durante la sua Amministrazione partita con i botti della speranza e finita…nelle mani di Donald Trump con l’elezione del 2016.

Obama ha parlato sabato scorso a Detroit, città da oltre 450mila afroamericani, 74% dei residenti e per nulla convinti di votare per il musulmano Abdul El Sayed; il giorno dopo Trump è andato a fare il controcanto a Port Huron, un’ora a nord da Detroit e a ribattuto alle critiche del suo predecessore che nell’ordine aveva definito la sua Amministrazione corrotta, distante dai bisogni della gente, e le sue scelte, come la guerra in Iran, scellerate: “Ci ha portato in una guerra che nessuno ha chiesto di fare”.

Quello fra Trump e Obama è uno scontro ai massimi livelli, nessun altro nel panorama politico Usa può giocare quei ruoli. I democratici avrebbero nei due ex presidenti Biden e Clinton con le polveri ormai bagnate però. Biden è ammalato, centellina le presenze e soprattutto gode di una popolarità infima se si pensa che fatica a raccogliere i fondi per la sua biblioteca presidenziale e come sottolineava un elettore democratico qui ad Atlanta, «è stato un disastro, per me l’ultimo presidente democratico è stato Obama». Clinton è attivo solo dietro le quinte.

Come nel 2022 e poi nel 2024 Obama è ritornato sulla scena negli ultimi giorni della campagna. Nel 2022 si fece vedere con Biden a Philadelphia; nel 2024 proprio qui in Georgia tenne il primo comizio sul palco con Kamala Harris (e l’amico Bruce Springsteen). La sua agenda per ora non prevede altri comizi, fonti del partito spiegano che una sua presenza in Maine o in Kansas – per citare due Stati incerti – non sortirebbe alcun effetto in questo contesto di forte polarizzazione.

Nessuno democratico è in grado di “irritare” Trump come Obama. È arcinota la sua rabbia per il Nobel che uno ha vinto “senza sapere il perché” (Trump dixit); e l’altro non si capacita del perché non l’abbia vinto nonostante “io ho risolto otto conflitti”.

Poi c’è la popolarità, con un tocco glamour e intellettuale non sempre in sintonia con la base però, di Obama nonché la sua capacità di attirare folle al pari di Trump nei comizi. «E’ l’unica arma che abbiamo per tenere testa anche mediaticamente da Trump», spiega uno stratega Dem.

Altra cosa che manda su tutte le furie Trump è quella di aver avuto meno gente (nettamente) sul Mall al suo insediamento nel 2017 rispetto a Obama nel 2009.

Domenica scorsa in Michigan, il presidente ha esordito dicendo che al suo comizio c’erano più persone di quello del giorno prima di Obama dando nuovamente fiato a quell’ossessione che non lo abbandona dal gennaio del 2017. Obama punge sul piano politico, ma anche con l’ironia, “servono persone non un reality show a Washington”.

Mercoledì sera dalla Georgia ha ripescato la storia della Cheesecake Factory: «La Casa Bianca sembra un posto in cui Saddam Hussein ha aperto una Cheesecake Factory: c’è oro ovunque», un riferimento ai palazzi iracheni, noti per i loro sfarzosi decori in oro. Replica di Trump: la catena di ristoranti è una «azienda di grande successo».

Quindi ha difeso la ristrutturazione (massiccia) alla White House: «Gente come Obama non coglie certi dettagli: non vede lo sporco, non vede il degrado, non nota gli elementi rotti in un edificio». Scott Bessent, segretario al Tesoro, è andato a mangiare al ristorante della catena a due passi dal Dipartimento del Tesoro. A riprenderlo all’uscita una telecamera della Fox News. «Trump ha mobilitato tutto il governo per una battuta ma non fa niente sull’inflazione», la chiusa di Obama.

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