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Milano Wine Week, Gordini: “Nei ristoranti bottiglie sotto i 25 euro per rilanciare il vino”

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Una lista di vini con bottiglie a non più di 25 euro, da trovare al ristorante accanto alle etichette più costose. Non un listino imposto dall’alto, né una battaglia contro i ricarichi, ma una proposta per rendere il vino più accessibile e riportarlo sulle tavole anche in una fase di difficoltà economica e di calo dei consumi. È l’idea che Federico Gordini, fondatore e presidente della Milano Wine Week, vuole portare al centro della nona edizione della manifestazione, in programma dal 17 al 25 ottobre.

Federico Gordini

 

«Credo che sia un segno di civiltà e un modo per riportare la ristorazione alla sua funzione anche culturale e didattica rispetto al vino: inserire un certo numero di referenze che possano stare in una fascia di prezzo accettabile per il pubblico, con bottiglie a 25 euro al massimo», spiega Gordini. L’obiettivo è offrire un punto d’ingresso a chi oggi rinuncia alla bottiglia perché il conto rischia di diventare troppo alto, dalle famiglie in vacanza ai giovani che devono fare i conti con l’aumento del costo della vita.

Il tema è particolarmente attuale in un momento in cui il settore deve confrontarsi con una contrazione dei consumi e con le difficoltà di molte aziende, tra produzione invenduta e decisioni di non imbottigliare perché le cantine sono già troppo piene, come emerge anche dalla nuova guida Slow Wine. Riavvicinare il pubblico diventa quindi una necessità commerciale, ma anche culturale: il rischio è che il vino perda progressivamente spazio nella quotidianità e venga percepito come un lusso anziché come parte della tradizione gastronomica italiana.

«Non andiamo a toccare i margini di nessuno, ma ritorniamo ad avere una funzione veramente culturale della ristorazione rispetto al vino», sottolinea Gordini. Un’idea che potrebbe coinvolgere anche i consorzi, interessati a far conoscere i propri vini direttamente ai consumatori.

Il nodo dei ricarichi e il valore del servizio

La questione dei prezzi, tuttavia, non si esaurisce nella cifra scritta sulla carta. Il ricarico può essere legato a costi, organizzazione e qualità del servizio, ma deve trovare una giustificazione nell’esperienza offerta al cliente. Una bottiglia acquistata a pochi euro e proposta a un prezzo dieci volte superiore pone interrogativi, soprattutto quando alla cifra non corrisponde un servizio adeguato.

«È un tema che va sottolineato», osserva Gordini, raccontando di essersi imbattuto, analizzando alcune carte dei vini, in bottiglie pagate dai locali 4,50 euro e proposte al pubblico a 40-45 euro. Il problema, aggiunge, è ancora più evidente quando al ricarico non si accompagna un servizio di sala all’altezza: «A volte ti capita di non avere neanche quel galateo minimo da parte della sala, nel farti assaggiare il vino prima di versartelo o nell’avere quella capacità di guidare l’ospite nell’esperienza del vino».

Il ragionamento si lega a un altro dei temi centrali della manifestazione: la difficoltà di reperire personale qualificato. Secondo Gordini, il futuro del vino di qualità passa anche dalla capacità di valorizzare chi lo racconta e lo serve. Un buon sommelier o un bravo oste possono aiutare il cliente a scoprire un’etichetta meno conosciuta, trovare un abbinamento e capire perché una bottiglia meriti di essere scelta. Il prezzo accessibile, da solo, non basta: servono competenza, accoglienza e trasparenza. «E non dimentichiamo che uno dei nodi del consumo del futuro – dice il fondatore della Mww – è il bere a bassa gradazione: se pensiamo che oggi la bevanda più diffusa fra i giovani è lo spritz (che fra miscelazione e ghiaccio arriva a una gradazione oscilla tra gli 8 e i 12 gradi, ndr) ci rendiamo conto della direzione che sta prendendo il consumo».

Il futuro del vino passa anche dalla sala

Proprio alla professione di sala è dedicata una delle novità della Milano Wine Week: gli Stati Generali della Sala italiana, in programma lunedì 19 ottobre. L’iniziativa nasce da un percorso che negli anni ha portato alla crescita del premio dedicato ai professionisti, arrivato alla sesta edizione, e che ora punta a fare il punto su un comparto in difficoltà.

«Mancano più di 8mila addetti soltanto a Milano, a Roma molti di più», dice Gordini, riferendosi alla carenza di personale in un settore che continua a confrontarsi con nuove aperture e con la necessità di trovare figure preparate. Il problema non è soltanto quantitativo: occorre rendere nuovamente attrattiva una professione che offre possibilità di crescita, ma che spesso viene percepita come poco qualificata.

«Dobbiamo dare visibilità alle migliori professionalità, intervenire sulla formazione e raccontare le potenzialità di carriera che ci sono in questo settore», dice l’esperto.

E lo stesso giorno, il 19 ottobre alle h 19 al Marriott, è previsto anche il Premio Carta dei Vini: una kermesse in cui vengono premiate le migliori liste dei vini dei locali italiani, divise per categorie di ristoranti. Arrivato alla sesta edizione, offre una fotografia delle trasformazioni in corso nella ristorazione. Le carte si ampliano e cambiano, talvolta anche in contesti inattesi: ci sono pizzerie con 600 etichette e locali informali capaci di costruire selezioni importanti. E il rapporto qualità-prezzo non coincide necessariamente con il livello di prezzo più basso: secondo Gordini, alcune carte dei ristoranti stellati offrono condizioni migliori di quelle di locali più orientati alla moda.

Accanto agli Stati Generali prosegue anche Wine List Italia, il progetto dedicato ai sommelier e alla selezione delle carte dei vini, giunto al quarto anno. La squadra dei curatori comprende Marco Reitano, della Pergola, Alberto Tasinato, dell’Alchimia di Milano, e Ciro Fontanesi, responsabile del Master Alma. Sono stati selezionati cento sommelier, con una rappresentanza internazionale che comprende cinque professionisti italiani attivi all’estero, da Hong Kong all’Azerbaigian. L’obiettivo è valorizzare competenze e talenti, anche in vista del decennale della manifestazione.

Le cantine aprono le porte: l’enoturismo vale quasi tre miliardi

La Milano Wine Week guarda anche a un comparto che continua a mostrare segnali di crescita: l’ospitalità in cantina. «Rappresenta già quasi tre miliardi di euro di fatturato», osserva Gordini, sottolineando come molte aziende si stiano strutturando per accogliere i visitatori e come gli investimenti riguardino anche territori emergenti, oltre alle aree vinicole più conosciute.

Il programma prevede un’iniziativa dedicata alle migliori cantine per l’ospitalità, con un evento di apertura al Marriott di via Washington a Milano, sede business della manifestazione, nel quale i visitatori potranno conoscere non soltanto i vini, ma anche l’offerta turistica delle aziende. Le categorie spaziano dalle strutture di lusso alle realtà che propongono esperienze alternative, unendo la degustazione all’arte, allo sport, alle passeggiate nella natura e all’architettura.

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Il vino cambia forma: etichette e packaging per parlare ai giovani

Un’altra novità si chiama «Il vino cambia forma» ed è una mostra gratuita e permanente per tutta la durata della manifestazione, allestita al Dazio. Il progetto, sviluppato con Mario di Paolo e lo studio Spazio di Paolo, specializzato nella progettazione di packaging ed etichette, presenta 35 progetti che raccontano l’evoluzione dell’immagine del vino.

L’etichetta non è più soltanto un elemento tecnico o informativo, ma uno strumento per attirare l’attenzione, raccontare una storia e rendere riconoscibile il prodotto. Per Gordini, il cambiamento è necessario soprattutto per raggiungere le nuove generazioni, abituate a scegliere anche attraverso l’estetica e la comunicazione visiva.

«Il vino deve avere questa capacità di cambiare pelle», spiega. La qualità dei vini italiani, osserva, è già molto alta sul piano tecnico; la sfida è riuscire a comunicarla in modo efficace in un mercato in cui il vino compete con birra, cocktail e altre bevande. Per un ventenne non è necessariamente la bottiglia a essere il primo elemento di scelta: contano anche il linguaggio, l’immagine e la capacità di suscitare curiosità.

Calici da cinque euro e salumeria: l’enoteca della Mww


L’enoteca della Mww

 

Il vino uscirà inoltre dagli spazi più tradizionali per incontrare il pubblico in un contesto informale. Al Dazio ((i Caselli Daziari di Piazza Sempione a Milano) sarà allestita un’enoteca temporanea, gestita da Alberto Tasinato, con una selezione ampia di vini al calice a partire da 5 euro. Saranno proposte anche bottiglie importanti, con l’obiettivo di renderle accessibili attraverso assaggi a prezzi definiti da Gordini «assolutamente onesti».

Ad accompagnare i calici ci sarà la salumeria, con la salamella milanese cotta sul posto e proposta in abbinamento ai vini. Il programma prevede anche musica ed eventi, per costruire uno spazio aperto alla città nel quale bere, mangiare, incontrarsi e scoprire nuove etichette.

L’enoteca sarà aperta nei due fine settimana della manifestazione, il 17 e 18 e il 24 e 25 ottobre, e durante la settimana dalle 18 fino a mezzanotte o all’una, in base alla permanenza del pubblico.

Verso il decennale: Roma e sei tappe in Italia

La nona edizione sarà anche l’occasione per preparare il traguardo dei dieci anni. Per il 2027 Gordini annuncia la prima Roma Wine Week, in programma dal 3 al 9 maggio, e un tour nazionale in sei tappe che toccherà Napoli, Ortigia, Torino, Venezia, Roma e Milano, quest’ultima come appuntamento conclusivo.

Il progetto mira a valorizzare talenti e professionisti, ma anche a portare la cultura del vino in contesti diversi, allargando il dialogo tra produttori, ristorazione e consumatori.

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