In Rai la chiamano «il sergente di ferro». Lei definisce la tv «il mio luna park». Il successo di Milly Carlucci sta tutto qui, in questo rigore che incontra il gioco – financo la polemica – e si fa show: un’altalena di leggerezza e serietà, voglia di sperimentare e garanzia di alti ascolti. Stasera salirà sulla sua ultima nuova giostra: Canzonissima. È il giro finale, che decreterà la «canzonissima» della stagione 2026. Poi, da maggio, sarà la volta di Ballando on the road, seguito il 5 giugno da un evento speciale all’Arena di Verona («ma non le anticipo altro») e i corteggiamenti di rito per formare il casting dei futuri concorrenti di Ballando con le stelle. «A luglio divento anche nonna, per la prima volta».
Buoni propositi verso la nipote?
«Trattenermi. Sono fatta così: accudente per natura, farei sempre la mamma a oltranza, persino adesso che i miei figli sono grandi. Invece bisogna porsi dei limiti: il ruolo del nonno è sicuramente importante ma collaterale. La famiglia centrale non è la mia ma quella di Angelica e Fabio: devo accompagnarli, non sostituirmi a loro».
Canzonissima volge al termine. Di cosa va più fiera?
«Il programma ci è stato commissionato a gennaio e, nonostante il poco tempo a disposizione, siamo riusciti a realizzare un prodotto che è tutto fuorché improvvisato: è un format autorale, curato nei minimi dettagli. Abbiamo dato fondo a tutte le nostre energie».
Su cosa invece fa autocritica?
«Le clip sulla vita personale dei concorrenti erano carine ma, per ragioni di tempo, ancora un po’ superficiali. Nelle prossime edizioni saranno più approfondite: serve dedicare più spazio e ascolto ai concorrenti, instaurare un rapporto di fiducia con loro».
Cosa replica a chi sostiene che questa Canzonissima non è Canzonissima?
«Non è così. Canzonissima era un programma che si adattava negli anni: non un format fisso. La forza dello show stava nella sua idea di grande spettacolo che noi abbiamo rispettato».
È davvero necessaria una giuria così nutrita?
«Sì, perché non si tratta di una giuria, ma di un gruppo di ascolto che rappresenta il pubblico a casa. Deve essere numerosa per poter dare voce a tutte le sensibilità».
A proposito di giurati, è vero che starebbe corteggiando Giuseppe Cruciani per Ballando con le stelle?
«Diciamo che ci sono tentativi di dialogo in corso. In realtà è da anni che ci sentiamo, ci “annusiamo” ma poi non concretizziamo. Vedremo».
Dopo il Grande Fratello, Selvaggia Lucarelli tornerà al suo ovile?
«La stimo molto e ci vogliamo un gran bene. Prima della sua avventura a Mediaset ci siamo sentite e le ho fatto il mio in bocca al lupo. Lei è una colonna fondamentale della giuria di Ballando, ma per ora sono concentrata sulla ricerca dei concorrenti: per il resto se ne riparla a settembre».
A tenere banco in questi giorni è anche la notizia della causa intentata da Barbara D’Urso a Mediaset. Commenti?
«Nessuno. È una sua questione giudiziaria su cui è bene non fare pettegolezzi».
L’INTERVISTA
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Lei però è stata la prima a tenderle una mano. Il vero leader è colui che non lascia indietro nessuno?
«Mi spiace sempre quando vedo un talento buttato via non per sua colpa ma semplicemente perché il sistema vive di meteore e corre troppo veloce. La vita di un artista può essere attraversata da coni d’ombra e se non c’è nessuno che si chiede: “Perché quella persona brava è finita lì?”, il rischio è di non uscirne mai. Non lasciare indietro nessuno è un valore per me fondamentale, soprattutto se applicato a professionisti di questo calibro».
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Dopo D’Urso, a Canzonissima ha riscattato anche i Jalisse.
«Sicuramente è stata una bella occasione per loro: il prime time di Rai 1 ti dà una visibilità sia agli occhi del pubblico che degli addetti ai lavori. Quello che è tornato prepotentemente alla ribalta è stato il loro talento: sul palco sono due grandi protagonisti, con un forte carisma e delle voci molto potenti».
Lei ha mai ricevuto una mano tesa?
«La più importante è stata quella di Renzo Arbore. Quando ancora ero solo un nome e cognome senza contenuti, mi ha notata su una tv privata e ha voluto scommettere su di me. Gli devo tutto».
C’è chi aveva fatto il suo nome per Sanremo 2027…
«E dove lo inserisco? Tra Ballando on the road, Canzonissima, l’Arena di Verona non avrei tempo. Mi spiace che da un po’ di tempo non ci sia una conduzione al femminile anche se si tratta di una fisiologica alternanza: non dimentichiamo che abbiamo avuto grandi padroni di casa, come Antonella Clerici e Simona Ventura. L’idea di Elisa come direttrice artistica sarebbe stata sicuramente una scelta interessante».
In questo momento cosa la preoccupa di più?
«L’assuefazione: mi spaventa il rischio di diventare indifferente al dolore del mondo. Penso alla guerra in Ucraina: quando è scoppiata la nostra partecipazione emotiva era altissima, ora è scemata, come se quelle notizie fossero entrate nella nostra quotidianità. Ma lì la gente muore esattamente come il primo giorno del conflitto».
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