«C’è stato un arroccamento della città su posizioni che però sono indifendibili. Siena ancora non ha aperto le sue porte al futuro», dice Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Mps. Adesso è ridotta a un misero 0,2% del capitale, ma un tempo controllava più della metà del capitale e, soprattutto, elargiva centinaia di milioni di euro sul territorio praticamente a pioggia: circa 2 miliardi in quindici anni fino al 2012. Coppini è l’unico tra le autorità cittadine ad aprire la porta all’offerta di Intesa Sanpaolo per prendere il controllo del Monte dei Paschi. L’assemblea di oggi, che dovrà approvare o respingere quello che di fatto è il tentativo della banca di restare autonoma e non essere smembrata, non si pronuncerà sull’offerta. Ma di fatto, la bocciatura della doppia offerta di Mps su Banca Generali e Banco Bpm spianerà la strada a Intesa Sanpaolo.
La festa è finita da un pezzo, ma in una città abituata a misurare le sue vicende come un continuo temporale di riti e usanze uguali da secoli, le parole del notaio Coppini, senesissimo e vincitore di due palii da Capitano dell’Onda, sono suonate come un tradimento. Uno dei tanti in secoli di lotte fratricide, scontri di fazioni, famiglie e corporazioni, che fecero dire cinque secoli fa a Filippo di Commynes, diplomatico al servizio di Carlo VIII, che «Siena si governa più follemente di qualunque altra città italiana». Intanto, dopo giorni di polemiche, la Deputazione della fondazione ha votato ieri sera per appoggiare in assemblea tutte le proposte del cda e sostenere così l’indipendenza della banca.
Proposte elaborate come mossa difensiva dall’ad Luigi Lovaglio, l’uomo al quale spetta il compito – per continuare con la chiave della storia cittadina – di guidare le truppe senesi nella difesa della mura dall’assedio della grande banca del Nord.
Lunedì scorso, il manager è intervenuto a sorpresa alla presentazione di un libro nella sala San Donato della banca. E ha parlato a braccio di come i senesi per strada lo fermino e lo invitino a resistere. In realtà, le speranze che Lovaglio riesca a fermare l’offerta di Intesa Sanpaolo sono letteralmente pari a zero. I soci principali della banca, Delfin e il gruppo Caltagirone, si sono espressi per bocciare le proposte di Lovaglio. Insieme pesano per poco più del 30% del capitale. I grandi fondi internazionali, a partire da Blackrock che ha poco meno del 5%, seguiranno probabilmente le indicazioni dei proxy advisor e voteranno contro anche loro. Anche chi, come Norges, aveva approvato il “ribaltone” che in aprile aveva mantenuto Lovaglio sulla poltrona di ad, si è già espressa per bocciare la doppia offerta. A questo punto, se anche si presentasse il 100% del capitale (ipotesi del tutto inverosimile) le due proposte non hanno nessuna possibilità di raggiungere il 66% dei voti espressi necessario per essere approvate.
Dal 21 aprile del 1555, quando venne ammainata definitivamente la bandiera della Repubblica di Siena, sono passati quasi cinque secoli. Anche allora, a guidare le truppe cittadine c’era un comandante straniero, Biagio di Montluc. Firmata la resa, se ne andò con i suoi armati e con gli onori degli assedianti spagnoli e fiorentini a combattere altrove.
La città, stremata da un lungo assedio, festeggiò per giorni la fine della guerra e il ritorno del cibo dopo aver contato i morti per fame. L’imperatore Carlo V (vedi a volte le bizzarrie della storia), a lungo infastidito dalla resistenza della piccola città che si era ribellata al suo dominio, non ebbe il tempo di festeggiare e poco dopo abdicò. Il Monte dei Paschi esisteva già da qualche decennio e oggi dopo cinque secoli è ancora lì. In un modo o nell’altro, lo sarà anche domani.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










